Poltrone elettriche per anziani: tecnologia, massaggi e optional a confronto

Le poltrone relax elettriche per anziani non sono più un semplice ausilio alla postura: sono diventate un concentrato di tecnologie orientate al comfort, alla sicurezza e alla terapia domiciliare. Analizzare queste sedute richiede rigore: non bastano claim pubblicitari e liste di funzioni, occorre valutare l’efficacia delle soluzioni meccaniche ed elettroniche, la qualità dei programmi di massaggio e la reale utilità degli optional offerti.

Tecnologia di base: motori, meccanismi e controllo

I componenti primari determinano la durata e le prestazioni di una poltrona elettrica. I motori lineari e a vite sono i più diffusi: i primi garantiscono movimenti più fluidi e silenziosi, i secondi offrono maggiore portata e resistenza meccanica. La scelta del motore incide direttamente su rumorosità, consumo energetico e necessità di manutenzione.

Controlli e interfacce

I controlli possono variare da semplici telecomandi cablati fino a pannelli touchscreen integrati o app per smartphone. Un’interfaccia intuitiva è cruciale per utenti anziani con limitata destrezza manuale: pulsanti grandi, contrasti elevati e feedback tattile riducono l’errore d’uso. Le implementazioni wireless aggiungono comodità, ma richiedono attenzione alla sicurezza dei protocolli e alla gestione della batteria.

Sensori di sicurezza e certificazioni

Le poltrone devono includere sensori anti-schiacciamento, blocchi in caso di ostacoli e limitatori di corsa per evitare movimenti pericolosi. Certificazioni elettriche e marcature di conformità devono essere documentate: l’assenza di questi requisiti è un segnale d’allarme che indica risparmi sulla sicurezza. Dal punto di vista critico, molti produttori enfatizzano l’estetica dimenticando la robustezza dei sistemi di interruzione di emergenza.

Funzioni di massaggio: tecnologie e efficacia terapeutica

Il massaggio rappresenta il valore aggiunto più ricercato nelle poltrone per anziani. Le tecniche disponibili vanno dai rulli meccanici agli airbag compressivi, fino a combinazioni sofisticate che mimano lo shiatsu. È necessario distinguere tra marketing e realtà: non tutti i massaggi elencati sono clinicamente efficaci quando applicati in una poltrona.

Rulli, airbag e riscaldamento

I rulli offrono azione locale sui muscoli della schiena, con possibili programmi per intensità e velocità. Gli airbag comprimono e decomprimono aree come polpacci, glutei e braccia, migliorando la circolazione periferica. Il riscaldamento integrato aumenta la vasodilatazione e può amplificare il beneficio analgesico, ma richiede controlli termici efficaci per evitare surriscaldamenti su pelli delicate.

Programmazione e personalizzazione

La qualità di un programma di massaggio si misura sulla personalizzazione: lunghezza del percorso dei rulli, punti di riferimento anatomici memorizzabili e intensità regolabile con ampia escursione. Alcuni modelli offrono mappe corporee automatiche per adattarsi a diverse altezze, ma la calibrazione automatica non sostituisce mai la verifica manuale da parte dell’utente o di un caregiver.

Optional disponibili: utile, superfluo o specchietto per le allodole?

Il mercato è pieno di optional che possono essere utili o semplicemente estetici. Tra gli accessori frequentemente proposti troviamo batteria di emergenza, ruote per spostamento, supporti per tablet, porta bicchiere, sistemi di sollevamento assistito per alzata, connettività Bluetooth e integrazione con servizi di telemedicina.

Valutazione critica degli optional

La batteria di emergenza è essenziale in zone con blackout frequenti; la ruota facilita la movimentazione domestica, a patto che il telaio sia sufficientemente robusto. La connettività deve essere valutata dal punto di vista della privacy e dell’affidabilità: integrare la poltrona nei sistemi smart può essere utile per monitoraggio remoto, ma introduce vulnerabilità digitali se i produttori non aggiornano regolarmente il firmware.

Materiali, rivestimenti e manutenzione

I rivestimenti in pelle sintetica sono facili da pulire ma meno traspiranti, mentre i tessuti tecnici offrono migliore ventilazione e comfort termico. La manutenzione preventiva dei meccanismi di scorrimento e dei motori prolunga la vita del prodotto; tuttavia le istruzioni spesso non sono sufficientemente dettagliate e il servizio post-vendita può essere il tallone d’Achille per molti marchi.

Acquistare una poltrona elettrica per anziani richiede quindi un approccio critico: valutare la qualità dei motori e dei sistemi di sicurezza, verificare l’efficacia reale dei programmi di massaggio e selezionare optional che rispondano a bisogni concreti. L’ideale è testare la poltrona in ambiente reale, consultare professionisti sanitari per indicazioni terapeutiche e privilegiare produttori che garantiscano assistenza e aggiornamenti. Solo così la poltrona potrà essere un supporto valido alla qualità della vita e non un acquisto guidato esclusivamente da promesse di marketing.

e-commerce: marketplace ed export online ridefiniscono le regole

Oggi oltre 3 acquisti di prodotto su 4 avvengono tramite piattaforme eRetailer o marketplace, che si confermano il principale motore dell’economia digitale e l’infrastruttura chiave per l’internazionalizzazione.

Nel 2024, infatti, i marketplace hanno generato il 72% dei ricavi globali dell’e-commerce, e insieme all’export online stanno ridefinendo le regole del commercio globale. Le imprese italiane oggi possono quindi sfruttare nuove opportunità di crescita e l’accesso ai mercati esteri.
Emerge dal NetRetail Focus Marketplace 2025, presentato durante l’evento Netcomm Focus Digital Export & Marketplace 2025.

L’epicentro del commercio digitale

“Nel 2025 la quota degli acquisti di prodotto su piattaforme eRetailer è quasi raddoppiata rispetto a dieci anni fa. Inoltre, in 6 casi su 10 gli acquisti presso gli eRetailer sono riacquisti e quasi il 60% degli ordini avviene da smartphone, confermando che la dimensione mobile è ormai predominante – commenta Roberto Liscia, presidente di Netcomm -. Sette dei primi 8 top merchant per numero di spedizioni in Italia sono marketplace, a dimostrazione della loro centralità nel retail nazionale. Questo scenario ci racconta di un consumatore più informato, più esigente e più connesso, che si muove senza soluzione di continuità tra canali e touchpoint. Per i brand italiani, la sfida non è più scegliere tra online e offline, ma integrare dati, esperienze e strategie in un’unica visione omnicanale capace di sostenere la competitività nel lungo periodo”.

Omnicanalità: l’ecosistema che guida le scelte dei consumatori

Oggi il 76,5% degli acquisti di prodotto e il 22,1% di servizi e beni digitali avviene tramite queste piattaforme, un dato in costante crescita. Grazie alla capacità di offrire assortimento, convenienza e un’esperienza d’acquisto integrata Marketplace ed eRetailer si confermano quindi come il principale punto di accesso per i consumatori.

In questo contesto, l’omnicanalità continua a giocare un ruolo cruciale: 4 decisioni di acquisto su 10 prese in negozio fisico sono influenzate da touchpoint digitali (motori di ricerca, sito del brand o dei marketplace, reviews).
La distanza tra online e offline si riduce progressivamente, delineando un percorso d’acquisto fluido e ibrido, dove il digitale non sostituisce il negozio ma ne amplifica le potenzialità.

Il nuovo Customer Journey

Il consumatore italiano utilizza in media 3,9 touchpoint prima di completare un acquisto su un marketplace, dando particolare rilevanza a comparatori (38,1%), consigli di AI e Chatbot (37,7%), reviews (35,9%), giudicando anche positivamente l’azione ‘push’ di comunicazioni dirette e l’efficacia del retail media online e dei social.

Il 60% degli acquisti online di prodotto avviene tramite smartphone, confermando la piena affermazione del mobile commerce e la necessità per i brand di progettare esperienze ottimizzate e coerenti su tutti i dispositivi.
Le motivazioni che guidano la scelta del canale marketplace sono sempre più legate alla qualità dell’esperienza. Assortimento ampio, spese di consegna ridotte, facilità di reso e velocità di servizio sono gli elementi più apprezzati.

Le micro e piccole imprese trainano la Green Economy italiana

Le micro e piccole imprese italiane investono di più nella Green economy rispetto alle ‘grandi’. Se le medie e grandi imprese nel corso dei quinquenni 2011-2015 e 2017-2021 hanno aumentato la quota di investimenti green complessivamente del +39,7%, le realtà ‘minori, le micro e piccole imprese, hanno aumentato la quota di investimenti green rispettivamente del 44,8% e del 36,1%.  È quanto emerge dal rapporto dal titolo ‘Artigiani del futuro 100 Storie’, presentato al Seminario di Fondazione Symbola, promosso da Fondazione Symbola, Confartigianato, Cna e Casartigiani.  Secondo la ricerca, inoltre, su un totale di oltre 530 mila aziende sono state quasi 473 mila le micro e piccole imprese che hanno effettuato eco-investimenti negli ultimi cinque anni.

Più eco-investimenti e competenze green

Sul fronte della sostenibilità, nell’ultimo quinquennio sono state 472.630 le micro e piccole imprese (rispettivamente, 377.880 e 94.750) che hanno effettuato eco-investimenti su un totale di 531mila aziende. Inoltre, il 61,9% dei nuovi contratti di lavoro in cui sono state richieste competenze green è stato stipulato nelle micro e piccole imprese, e anche ricerca e sviluppo in chiave green sono trainate da queste realtà. I brevetti italiani, relativi a energie alternative e gestione di rifiuti e inquinanti, depositati a livello europeo da micro e piccole imprese sono oltre il 55% del totale, contro il 25% delle medie imprese e il 20% delle grandi.

Hub importanti per il lavoro femminile e giovanile

Oltre il 63% del totale dei lavoratori in Italia è impiegato in imprese di piccole dimensioni, che si confermano hub importanti anche per il lavoro giovanile.
Il 68% dei giovani trova la prima occupazione in micro o piccole imprese, e sono un milione gli impiegati under 30, a fronte di circa 751mila giovani sotto i 30 anni impiegati nelle medie e grandi imprese. Inoltre, tra le micro e piccole realtà la presenza di imprese guidate da donne o a prevalenza femminile è superiore rispetto alle altre classi dimensionali. Oltre un’impresa micro su cinque è femminile, una su sei se si considerano le piccole. Sul totale delle imprese femminili del nostro Paese, il 96,7% è micro. Se si passa alle medie e grandi, solo una su sedici è guidata da donne.

In prima linea anche nell’integrazione

Micro e piccole imprese sono poi in prima linea anche nell’integrazione: l’83% dei lavoratori stranieri è occupato in una micro o piccola impresa, e oltre il 99% di quelle straniere è di piccola dimensione.
Il rapporto racconta attraverso numeri e storie il valore dell’artigianato e delle piccole imprese italiane, un sistema che alimenta la capacità di affrontare le sfide del futuro legate all’innovazione e alla sostenibilità. Guardando al territorio, le imprese artigiane rappresentano un vero e proprio presidio dell’economia nei piccoli comuni, in cui rappresentano il 99,4% delle imprese extra-agricole presenti. E nel 69,2% dei piccoli comuni italiani rappresentano anche la totalità dell’occupazione nel territorio.

Reti, cloud e sicurezza: i trend del networking per il 2023

Gli ultimi due anni e mezzo hanno portato un enorme cambiamento nel mondo. E dopo aver affrontato una pandemia globale, un conflitto geopolitico, l’incertezza economica e un mondo sempre più ibrido e multicloud, le aziende oggi si chiedono quale strada percorrere. Secondo il Global Networking Trends Report 2023 realizzato da Cisco per analizzare i trend del networking e il ruolo delle reti per una strategia cloud di successo, il 78% dei professionisti IT ha intenzione di affidare alla ‘nuvola’ più del 40% dei dati entro il 2025. Inoltre, anche dopo la pandemia il 40% dei dipendenti continua a lavorare da remoto, ma i modelli di sicurezza tradizionali sono ormai superati, e rappresentano un problema per i professionisti IT.

Le risorse aziendali sono distribuite in ambienti ibridi e multicloud

Le sfide principali per il networking riguardano quindi sia i rischi legati alla sicurezza cloud (51%) sia il numero crescente di dipendenti che lavorano a distanza (39%). 
Per continuare a prosperare, o sopravvivere, in questi ultimi anni le aziende hanno dovuto cambiare il modo di fare business, contribuendo ad accelerare l’adozione del cloud e modificando il ruolo della rete. L’affermarsi di modalità di lavoro ibride ha determinato infatti la necessità di nuovi approcci per garantire ai dipendenti da remoto connessioni sicure ai dati e alle risorse aziendali, ora distribuite in ambienti ibridi e multicloud.

Se l’agilità aziendale è un problema la risposta è nella “nuvola”

Sebbene si torni a lavorare in ufficio, oltre il 40% dei dipendenti continua a lavorare da remoto, a tempo pieno o qualche giorno alla settimana. E se l’agilità aziendale è un problema, per molti la risposta è nel cloud. Continua quindi l’adozione del cloud da parte delle aziende, con il 78% degli intervistati che dichiara l’intenzione di voler ospitare oltre il 40% dei propri dati in un sistema cloud entro il 2025, rispetto all’attuale 63%. Anche l’adozione del multicloud cresce, con il 42% degli intervistati che vede in uno sviluppo più agile e scalabile delle applicazioni la ragione principale per utilizzare diversi cloud.

Visibilità end-to-end e fornire accesso sicuro alle applicazioni

L’accesso sicuro alle applicazioni cloud è la principale sfida in ambito networking per il 2023. E al fine di garantire un’esperienza applicativa coerente, anche la visibilità end-to-end lungo la catena di distribuzione dei servizi digitali (ad esempio, tra utente e cloud), è una delle principali preoccupazioni dei professionisti IT aziendali. Fornire accesso sicuro alle applicazioni che possono risiedere on premises, e allo stesso tempo, essere distribuite in diversi cloud, è invece la principale sfida secondo il 41% degli intervistati. Inoltre, poiché il traffico di rete ha origine e termina al di fuori della rete aziendale, secondo il 37% degli intervistati è fondamentale avere visibilità end-to-end delle prestazioni di rete e della sicurezza.

Dominio .it: nel 2022 rallenta il web “italiano”

Il 2022 per il web nostrano è un anno di stasi fisiologica. Un andamento simile si era già visto negli anni della crisi del 2008, quando incertezza ed emergenza economica avevano fatto segnare tassi bassissimi di presenza .it in Rete, per poi risalire a partire dal 2010-2011. Secondo i dati rilevati dal Registro .it, l’organo tecnico dell’Istituto di Informatica e Telematica del Cnr e anagrafe dei domini a targa italiana, le nuove registrazioni sono in calo del 13% rispetto al 2021, e sono 475.768 i nuovi domini .it registrati (+0,50%), per un totale di 3.467.693 domini .it attualmente in Rete. Registro .it ipotizza quindi che i dati 2022 siano stati influenzati anche dagli ultimi avvenimenti internazionali, tra emergenza sanitaria ancora in corso, crisi geopolitiche e ricadute in tutto il mondo su consumi e imprese.

Meno persone fisiche e imprese, più liberi professionisti e “stranieri”

A conferma di un’annata di stasi è anche il calo generale nelle categorie monitorate mensilmente da Registro .it. Da gennaio a ottobre 2022 diminuiscono quasi tutti i settori: le registrazioni attribuite a persone fisiche scendono del 29% rispetto allo stesso periodo del 2021, quelle relative a imprese -14,7%, enti pubblici -13,9%, e no profit -14,5%. In positivo i liberi professionisti (+3,1%), categoria che risponde alle crisi affidandosi al digitale, come aveva fatto nel 2021 (+35%) in risposta alle chiusure del 2020. Inedite del 2022 sono le registrazioni appartenenti alla categoria ‘stranieri’, nuovi domini .it registrati da cittadini e organizzazioni di altri Paesi dell’Unione, oppure da aziende con almeno una sede nella UE. Nel periodo considerato segnano infatti +66,7%.

Meno di un quarto è donna

Sul totale degli italiani che hanno registrato un dominio .it meno di un quarto è donna: 24,8% contro il 75,1% di rappresentanza maschile, e quanto all’età, la maggior parte è compresa nella fascia dai 42 ai 49 anni per entrambi i sessi. Sempre nel periodo preso in esame dalla rilevazione, emerge poi che il Sud Italia e le Isole continuano a essere il ‘fanalino di coda’ dell’Italia digitale.

Al Nord 384,9 domini ogni 10.000 abitanti

Sono le regioni del Centro-Nord ad avere il tasso di penetrazione più alto all’interno del Paese, con in testa Trentino-Alto Adige, Lombardia e Valle d’Aosta. In coda, Basilicata, Sicilia e Calabria. Una situazione molto simile anche per le province, dove Milano ottiene il primato per tasso di penetrazione, con 559 domini ogni 10.000 abitanti, seguita da Bolzano (495), Firenze (462), Rimini (451) e Bologna (443). In coda alla rilevazione, le province del Sud e delle Isole, ben al di sotto della media nazionale (307) e che occupano tutte le ultime dieci posizioni, con Crotone (170), Caltanissetta (154) ed Enna (146) ultime in classifica. Nel complesso, è il Nord ad avere in media il tasso di penetrazione più alto del Paese, con 384,9 domini ogni 10.000 abitanti, seguito dal Centro (378,1) e dal Sud e le Isole (236,4).

Il boom italiano dell’e-grocery

Il Covid-19 ha spinto in avanti i processi comunicativi online, velocizzando dinamiche già in essere, ma mai state così veloci. E insieme all’Italia dello smart working nasce anche l’Italia dell’e-grocery. L’e-commerce si rafforza quindi in molti settori, soprattutto quello per i beni di largo consumo, come alimenti freschi o confezionati, prodotti per l’igiene della casa e della persona, il cosiddetto e-grocery appunto.

Dal Rapporto Italia 2021 dell’Eurispes emerge che mentre tutti i settori della vendita commerciale fisica (retail e servizi), nei mesi di gennaio-marzo 2020 sono calati rispetto agli anni precedenti, in alcuni casi, anche a -70%, gli unici settori a essere rimasti in attivo sono stati solo quelli dell’e-commerce e del food delivery.

Un aumento significativo delle interazioni tra gli e-tailer e gli eshopper

Una delle principali aree di sviluppo per i retailer operanti nel canale online (e-tailer) è infatti rappresentata dal grocery, sia perché si tratta di un settore merceologico in cui la penetrazione dell’e-commerce è ancora limitata (e questo garantisce prospettive di crescita del giro d’affari particolarmente interessanti), sia perché i prodotti di largo consumo si caratterizzano, rispetto a quelli di tutti gli altri beni e servizi, per una frequenza d’acquisto molto più elevata (settimanale o addirittura giornaliera, per i freschissimi). Ne consegue che la possibilità di intercettare questo tipo di acquisti favorisce un aumento molto significativo del tipo di interazioni tra gli e-tailer e i loro eshopper, con un livello sostanziale dei livelli di store loyalty (fedeltà al negozio).

Nel 2025 la quota di mercato del canale online nel settore Fmcg sarà il 10%

Si stima, infatti, che la quota di mercato del canale online rispetto alle vendite complessive del settore Fmcg (Fast moving consumer goods) potrà superare, a livello globale, il 10% nel 2025. Si tratta di stime pre-Covid, che dunque erano già positive nei confronti dell’online, senza contare l’effetto catalizzatore della pandemia. Basti pensare che nel 2015 le vendite online sono state pari al 3,7% nel settore, e nel 2018 pari al 5,1%, con tassi di crescita media annui del +15/20%.

Un incremento della spesa alimentare nella gdo

In Italia, per quanto riguarda la gdo, durante il periodo della pandemia si è verificato un incremento della spesa alimentare pari al 10%.

Quanto alle preferenze dei consumatori, riporta Adnkronos, l’aumento dei consumi alimentari tra le mura domestiche ha provocato una grande crescita delle vendite al dettaglio di prodotti agroalimentari confezionati (+18% nel periodo di lockdown rispetto allo stesso periodo del 2019), con conseguente boom del fatturato degli esercizi di prossimità e supermercati, anche se si è vista una contrazione degli ipermercati di oltre il 9%.

Nel new normal serve una cultura aziendale solida e inclusiva

Con la pandemia si sono affermate le nuove forme di lavoro a distanza, che con il ritorno alla normalità non verranno abbandonate, o almeno non del tutto. Ma per poterne mantenere l’efficacia è necessaria una solida, e inclusiva, cultura aziendale. Nel new normal le aziende stanno pensando a nuovi modi di lavorare e a un ritorno sicuro all’interno dell’ufficio. Ma per i dipendenti italiani è necessaria maggior comunicazione all’interno dell’azienda, solo così si potrà avviare con successo una modalità di lavoro ibrida tra smart working e lavoro in presenza. È quanto emerge dalla ricerca Workforce of the Future, condotta da Cisco, che evidenzia come nonostante molti lavoratori da remoto si sentano responsabilizzati, c’è ancora una minoranza preoccupata di essere abbandonata.

Metà dei dipendenti a distanza crede che i propri risultati siano trascurati

Secondo la ricerca, nel nuovo scenario lavorativo, l’83% dei dipendenti ritiene che i dirigenti debbano comunicare di più. Inoltre, un lavoratore su sei non si sente sicuro di poter svolgere il proprio lavoro da casa senza un’ampia supervisione. E mentre la metà dei dipendenti si sente apprezzata, l’altra metà crede che i propri risultati siano trascurati. Inoltre, il 45% teme che non sedere vicino al proprio manager avrà un impatto sui suoi obiettivi di carriera. Motivo per cui, “una leadership comunicativa – spiega lo studio – sarà fondamentale per superare la sfida della vicinanza, oltre a mantenere un senso di stabilità e autonomia”.

Formazione e sviluppo delle competenze restano in primo piano per i lavoratori

In questo scenario la formazione e lo sviluppo delle competenze restano in primo piano per i lavoratori italiani. L’84% chiede che i dirigenti aziendali diano priorità alla formazione su tecnologie e competenze digitali, riporta Ansa, con il 59% che si dichiara preoccupato poiché ritiene che la situazione non migliorerà nella nuova normalità.

“Nel lavorare da casa, dall’ufficio o da qualunque altro luogo, dobbiamo sempre essere inclusivi, portando tutti con noi in questo nuovo ‘workplace’ ibrido”, afferma Enrico Miolo di Cisco Italia.

La tecnologia e le piattaforme di collaborazione giocano “un ruolo fondamentale nel garantire che le persone e i team distribuiti si sentano connessi”, aggiunge Miolo.

Dotare i dipendenti di strumenti adeguati per connettersi e collaborare

La pandemia ha cambiato per sempre il modo in cui si lavora, con i dipendenti che ora vogliono una maggiore libertà e possibilità di scegliere dove e quando lavorare. Man mano che le aziende definiscono i loro modelli di lavoro ibrido, si trovano a dover implementare soluzioni su misura a lungo termine che trasformino veramente le esperienze dei dipendenti, indipendentemente dalla loro posizione, e supportino la produttività. Sebbene il 54% dei dipendenti ritenga di avere la dotazione tecnologica necessaria per lavorare da casa, c’è ancora una percentuale significativa che non lo pensa. Dotare i dipendenti degli strumenti adeguati per connettersi e collaborare, riporta Adnkronos, è una parte fondamentale di questo viaggio.

Tutte le caratteristiche dell’arredo luxury

La scelta di materiali di alta qualità, di design e lavorazioni artigianali ricche di stile ed eleganza, rappresentano la base essenziale per un arredo luxury.

Ebbene, oggi in Italia tante aziende di interior design sono specializzate negli arredi di lusso. Tale tipologia di arredo può essere inserita sia nei contesti moderni, che classici.

Non vi è bisogno di uno spazio molto grande: questi arredi possono adattarsi per abitazioni di ogni metratura. L’arredamento di tipo luxury, comprende complementi ed accessori di prestigio, talvolta lavorati a mano da esperti del settore. La cosa importante è che siano realizzati con materiali di altissima qualità.

Gli elementi chiave dell’arredo luxury

Gli arredi luxury richiedono una realizzazione ed una progettazione molto attenta. In genere, si utilizzano materie prime di grande pregio come pietre naturali oppure il legno, soprattutto quello massello.

Per arredare un’abitazione in  stile luxury, la soluzione perfetta è quella di dare un tocco originale ed eccentrico a tutto l’ambiente.

Nello specifico, bisogna saper scegliere in maniera attenta ogni accessorio ed ogni mobile, così da rendere gli spazi equilibrati. Talvolta, tra le scelte migliori vi è quella di realizzare elementi e contorni in argento oppure in oro, con stoffe e pavimentazioni a vista, magari realizzate in pietra o in legno.

Le differenti stanze di un arredo luxury

L’arredamento di lusso non riguarda solo una singola stanza, ma l’intero ambiente di una casa. Per riuscire nell’obiettivo di avere uno spazio di gran classe bisogna fare in modo che gli elementi di qualità siano anche all’interno dei bagni o delle camere, con lampadari in stile moderno o classico purché siano eccentrici e unici nel loro genere.

La cosa importante per riuscire nell’obiettivo di creare il proprio arredo di lusso è di rivolgersi ad un interior design che sappia gestire ogni angolo nel modo giusto per raggiungere tale obiettivo.

Da cosa dipendono i consumi di un condizionatore d’aria?

Una domanda che in molti si pongono è quali siano i consumi di un condizionatore elettrico. Si tratta di una domanda normalissima soprattutto in tempi come quelli che viviamo al momento, in cui costi in bolletta vanno assolutamente contenuti con un occhio sempre al rispetto dell’ambiente e la necessità di produrre la minor quantità possibile di inquinamento.

Ad incidere su quelli che sono i consumi di un climatizzatore dipende chiaramente l’utilizzo che facciamo dell’apparecchio, e dunque il quantitativo di ore per le quali lo lasciamo acceso ogni giorno, ma anche dalla sua capacità di assorbire energia elettrica.

La classe energetica

Infatti,la classe energetica del nostro dispositivo incide in maniera diretta su quelli che sono i consumi: i modelli più moderni consumano chiaramente molto meno, fino alla metà dei modelli di condizionatori più vecchi.

Inoltre non bisogna pensare che la quantità di energia impiegata sia la stessa per tutto il tempo di utilizzo, in quanto i condizionatori moderni si attivano anche solo un paio di minuti ogni ora per mantenere una determinata temperatura non appena raggiunta quella desiderata.

Dunque il momento in cui il condizionatore consuma di più è quello in cui viene acceso e gradualmente abbassa la temperatura presente nell’ambiente. Raggiunta la temperatura di esercizio, il dispositivo si occupa semplicemente di mantenerla attivandosi anche solo un paio di minuti ogni ora.

L’efficienza energetica dell’appartamento

Molto dipende anche dalla capacità di isolamento del nostro appartamento: se questo infatti è ben isolato, avrà l’ottima capacità di mantenere più a lungo l’aria fresca prodotta dal condizionatore. Migliore è l’isolamento termico di casa dunque, più bassi saranno i consumi.

Per quel che riguarda i modelli in grado di assicurare le prestazioni migliori, bisogna sottolineare la presenza di parecchi condizionatori Daikin con classe energetica A+++ con controllo intelligente della diffusione dell’aria e purificazione della stessa grazie alla tecnologia Flash Streamer.

Dispositivi di nuova generazione dunque, che consentono di risparmiare notevolmente e al tempo stesso rispettare l’ambiente.

Come potare correttamente un albero

Tutti conoscono lo splendore che gli alberi regalano, soprattutto quando ricevono le cure necessarie. Ci proteggono dal calore grazie all’ombra che producono, aggiungono umidità all’aria riducendo la calura.

Gli alberi inoltre assorbono grandi quantità di CO² e producono ossigeno . Fungono da casa per molti animali e riducono la presenza di particelle di polvere sospese nell’aria. Vediamo allora come possiamo prenderci cura dei nostri alberi potandoli al meglio.

La potatura può sembrare semplice, ma non lo è. Per questo, è necessario sapere qual è la tecnica più appropriata. È molto importante ricordare che, se fatta nel modo sbagliato, la potatura può rendere l’albero debole, marcio e persino farlo morire. 

Suggerimenti prima di potare un albero

Inizia verificando di avere tutti i materiali specifici di cui hai bisogno: una forbice da potatura, una motosega, guanti, occhiali, protezioni per le orecchie, etc. In base agli strumenti di cui disponi, otterrai un risultato migliore o peggiore.

Tieni presente che ogni taglio che fai può modificare sia la struttura che la crescita dell’albero, e che i tagli devono essere eseguiti correttamente L’uso della pasta curativa per coprire le ferite non è raccomandato, perché potrebbe fare più male che bene. L’importante è fare un taglio corretto.

Suggerimenti durante  la potatura dell’albero

La potatura è legata all’eliminazione totale o parziale di rami secchi, poco orientati o già morti. Potare bene un albero migliora notevolmente la salute della pianta, prevenendo malattie che possono influire negativamente. 

Nella potatura di riduzione della struttura dell’albero bisogna evitare di tagliare rami che superano i 10 centimetri di diametro. Inoltre, se la potatura viene eseguita solo su un lato dell’albero, si creerà un disequilibrio. È importante per questo potare un albero attorno al suo intero contorno per evitare il pericolo di caduta durante le giornate ventose o tempestose.

Nel caso di alberi più giovani, dovrebbe essere eseguita una forma di potatura chiamata diradamento. Con questa potatura vengono rimossi i rami secondari di un ramo principale. Questo aiuta a ridurre il numero di nuovi germogli e guiderà meglio la crescita dell’albero.

Se questa operazione è troppo complessa per te e non vuoi rischiare di sbagliare, o se non disponi dell’attrezzatura adeguata e preferisci affidare ad altri un compito così delicato, tieni in considerazione il servizio di manutenzione giardini di vivaicolleoni.com per usufruire delle prestazioni di personale qualificato ed esperto in materia.