Bollette: in arrivo ulteriori rincari del 14%

Nel 2025 l’aumento che le famiglie dovranno affrontare sulle bollette di energia elettrica e gas sarà di 350 euro. La stima arriva da Facile.it. Il comparatore ha analizzato le previsioni sull’andamento del prezzo delle materie prime considerando i consumi di una famiglia tipo e ha scoperto che la bolletta 2025 potrebbe arrivare a superare 2.930 euro. Quasi il 14% in più (13,6%) rispetto a quella, già salata, del 2024 (2.583 euro).

L’analisi è stata realizzata prendendo in considerazione l’andamento degli indici PSV e PUN da gennaio a dicembre 2024 e le previsioni elaborate dall’European Energy Exchange (EEX) da gennaio a dicembre 2025, a parità di consumi e altre condizioni economiche che gravano in bolletta.

I rincari in dettaglio

Secondo le previsioni di Facile.it, il PUN, l’indicatore del prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica, aumenterà del 30%, passando dal valore medio di 0,11 euro/kWh del 2024 a 0,14 euro/kWh del 2025, mentre il PSV, il punto di riferimento per determinare il prezzo del gas naturale all’ingrosso in Italia, salirà del 37%, passando da una media di 0,39 euro/smc del 2024 a 0,53 euro/smc del 2025.

Sulla base di questi dati, il rincaro più corposo si avrà sulla bolletta del gas. Per una famiglia tipo la spesa annuale nel 2025 passerà da 1.793 a 2.044 euro, con un aumento di 251 euro. Per quanto riguarda la bolletta dell’energia elettrica, l’incremento sarà di 99 euro, con una spesa annuale che passerà da 790 euro a 889 euro.

Il prezzo delle materie continua a crescere

“L’aumento del costo delle materie prime è una brutta notizia per le famiglie che hanno una tariffa a prezzo indicizzato, che vedranno crescere gli importi delle bollette. Soprattutto perché le previsioni dicono che per i prossimi 12 mesi il prezzo delle materie prime rimarrà su livelli nettamente più alti rispetto al 2024 – spiegano gli esperti di Facile.it. -. Per verificare se l’offerta sottoscritta è conveniente, o se sul mercato ce ne siano di migliori, è necessario capire quanto si sta pagando l’attuale fornitura. Questa informazione è contenuta nella ‘bolletta di dettaglio’, il documento che raccoglie tutte le caratteristiche dell’offerta e che si ha diritto di ricevere dal proprio fornitore”.

Imparare a confrontare le diverse forniture


La voce ‘spesa per la materia energia’ è composta da due elementi: una quota fissa (l’importo che si pagherà ogni mese indipendentemente dai consumi), e una quota legata ai consumi, il cui peso dipenderà dalla quantità di energia elettrica o gas utilizzati.

Questi sono i principali valori da considerare per confrontare la fornitura con altre proposte, ricordandosi di chiedere, in fase di offerta, il costo della quota fissa e quello legato ai consumi.
Per l’energia elettrica è anche importante valutare le fasce di consumo: se preferire una tariffa monoraria o bioraria.

Con l’Intelligenza artificiale Tinder sceglie la foto profilo “giusta” per i suoi utenti 

Si chiama Photo Selector ed è un’innovazione basata sull’Intelligenza artificiale che permetterà agli utenti di Tinder di selezionare facilmente la foto del profilo tra quelle presenti sui propri dispositivi.

In pratica, Photo Selector è un assistente digitale che seleziona una varietà di foto dal rullino fotografico degli utenti con l’obiettivo di ottimizzare la foto profilo sull’app di dating. 
La notizia arriva direttamente da Tinder, che ha annunciato il rilascio della nuova funzione per facilitare la ricerca dell’anima gemella.

Le donne preferiscono i profili maschili con almeno quattro immagini del volto

Secondo un recente sondaggio, l’85% dei single ritiene che la foto del profilo pubblicata sulle app di incontri sia essenziale per rappresentare il vero io.
Tuttavia, il 52% degli intervistati ha trovato difficile scegliere un’immagine del profilo appropriata e il 68% ha riconosciuto che una funzione di Intelligenza artificiale per la selezione della foto giusta sarebbe molto utile.

Insomma, l’autenticità è fondamentale per attrarre il giusto match su Tinder. Ma la maggior parte delle donne single preferisce i profili di uomini con almeno quattro immagini che riflettano genuinamente la loro personalità.
Infatti, gli uomini che includono più di una foto del volto nei loro profili aumentano la probabilità di ottenere un match del 71%.

Più tempo per concentrarsi sulla creazione di connessioni significative

I single di età compresa tra i 18 e i 24 anni dedicano in media 33 minuti a scegliere la foto del profilo giusta per la loro app di incontri.
Photo Selector promette di alleviare questo peso, permettendo agli utenti di concentrarsi maggiormente sulla creazione di connessioni significative piuttosto che perdere tempo nella scelta delle immagini.

“Siamo orgogliosi di essere la prima app di incontri a introdurre uno strumento di Intelligenza artificiale che semplifica notevolmente la creazione di un profilo, uno degli aspetti più complessi degli incontri online”, ha dichiarato Faye Iosotaluno, ceo di Tinder.

“Integrare l’AI per migliorare l’esperienza dei nostri utenti”

“In qualità di leader del settore, vogliamo definire i migliori casi d’uso per l’integrazione dell’Intelligenza artificiale per migliorare l’esperienza dei nostri utenti”, ha sottolineato Faye Iosotaluno.

La funzione sarà disponibile in Italia nei mesi estivi, riferisce Adnkronos, e utilizzarla sarà molto semplice. Occorrerà scattare un selfie per il riconoscimento facciale, concedere l’accesso al proprio rullino fotografico e lasciare che la tecnologia AI di Tinder selezioni le immagini. 
Alla fine, basterà scegliere quelle che si preferiscono da aggiungere al proprio profilo.

Spreco alimentare: come contrastare il fenomeno in Italia?  

Forse bisognerebbe tornare a seguire il consiglio della nonna: “non bisogna sprecare nulla”. Negli ultimi decenni, infatti, si è un po’ perso il senso del rispetto del cibo. Tanto che oggi lo spreco alimentare è una reale piaga economica e ambientale, anche nel nostro Paese. In Italia, ogni anno si sprecano circa 1,5 miliardi di chili di cibo, con effetti dirompenti sull’economia, sulla sostenibilità e sull’ambiente. Questo spreco non solo comporta un ingente dispendio energetico, ma crea anche gravi problemi legati allo smaltimento dei rifiuti. L’analisi della Coldiretti, basata su dati di Waste Watcher, in occasione dell’Earth Overshoot Day 2024, evidenzia come il consumo alimentare e i trasporti siano i principali responsabili di questo fenomeno.

Frutta e pane gli alimenti più buttati

Secondo Coldiretti, la frutta è l’alimento più sprecato in Italia, con una media di 1,3 chili a persona che finiscono nella pattumiera ogni anno. Seguono il pane, con oltre 1 chilo pro capite, aglio, cipolle e tuberi. Anche l’insalata e le verdure sono spesso condannate a finire nel secchio dell’umido, causando perdite economiche per le famiglie italiane pari a quasi 7,5 miliardi di euro. Questo spreco rappresenta un problema non solo economico, ma anche etico, dato che una grande quantità di cibo perfettamente consumabile viene gettata via.

Le attività di sensibilizzazione

Per contrastare questo problema, Coldiretti è impegnata in attività di sensibilizzazione attraverso il progetto dei mercati di Campagna Amica. Questa iniziativa promuove il contenimento degli sprechi alimentari, supportando le realtà locali e riducendo l’impatto ambientale dei lunghi trasporti. I mercati di Campagna Amica offrono prodotti freschi, che durano di più, contribuendo a diminuire la quantità di cibo sprecato e a garantire una maggiore sostenibilità.

Strategie per non sprecare  

Le strategie per risparmiare a tavola possono essere molteplici. Coldiretti suggerisce pratiche come la cucina degli avanzi, l’uso della doggy bag al ristorante, il ritorno del pranzo portato da casa in ufficio e la coltivazione di orti sul balcone. Anche fare la lista della spesa con attenzione alla data di scadenza può aiutare a ridurre lo spreco alimentare. Un segnale positivo è dato dall’aumento delle presenze nei mercati contadini a chilometro zero, indicativo di una crescente consapevolezza tra i cittadini.

Per concludere

Lo spreco alimentare in Italia è un problema serio che richiede interventi a diversi livelli. La sensibilizzazione e l’adozione di buone pratiche possono contribuire significativamente a ridurre gli sprechi, con benefici per l’economia, l’ambiente e la sostenibilità complessiva del sistema alimentare. Coldiretti, attraverso le sue iniziative, continua a lavorare per un futuro più sostenibile, promuovendo comportamenti responsabili e consapevoli tra i consumatori italiani.

Entrepreneurial Economy, come mettersi in proprio grazie all’e-commerce

In Italia quello che serve è un cambio di mentalità, la figura dell’imprenditore è ancora molto stereotipata, e anche se gli italiani concordano sul fatto che mettersi in proprio sia appagante, e permetta di guadagnare maggiore libertà in pochi sono davvero intenzionati a diventare imprenditori. Dopo oltre un anno in stand-by a causa della pandemia da Covid-19, emergono però le opportunità per le imprese e i professionisti che hanno il coraggio di mettersi in proprio. Insomma, è l’ora dell’Entrepreneurial Economy, ovvero, è il momento giusto per reinventarsi o innovare il proprio business sfruttando le opportunità dell’e-commerce. Sono alcuni dei risultati dell’indagine condotta da BVA Doxa per Shopify, la piattaforma di e-commerce all in one a livello globale.

La figura dell’imprenditore

Secondo la ricerca in Italia la figura dell’imprenditore è ancora molto stereotipata: per il 94% degli intervistati si tratta di un uomo tra i 40 e i 60 anni (77%) che vive in una grande città (73%) del Nord Italia (92%). Nei confronti degli imprenditori, però, l’opinione degli italiani è positiva (65%), e considerano gli imprenditori professionisti coraggiosi e creativi che hanno saputo dar vita ai propri sogni. Tanto che il primo driver che guida ogni scelta degli imprenditori è la passione (61%), seguita dalla volontà di acquisire un certo status (55%) e di guadagnarsi più libertà (50%). E sono tre le caratteristiche must-have di un imprenditore di successo, lungimiranza (71%), audacia (65%) e forti capacità sociali (39%).

Stereotipi e difficoltà, una strada in salita

La corsa all’imprenditorialità nella maggior parte dei casi però viene percepita come una strada in salita. Le più alte barriere all’imprenditorialità sono la burocrazia (73%), costi e spese (66%). e i possibili rischi (54%). Risultato, solo il 2% degli italiani afferma di essere certamente intenzionato a diventare imprenditore, sebbene la percentuale salga al 37% se si considera anche chi è semplicemente aperto a tale possibilità. Di questi, 7 italiani su 10 punterebbero sull’e-commerce, il vero alleato delle imprese nella lotta all’emergenza Covid-19, ma anche l’asset su cui puntare in uno scenario di next normal.

La soluzione per abbattere le barriere di un’attività offline

Tra chi si dice aperto alla possibilità di diventare imprenditore prevale il desiderio di scommettere sul segmento servizi (31%), seguito dal food&beverage (30%), il wellness (24%) e l’home&garden, che comprende anche servizi e prodotti per gli amici a quattro zampe (19%). Un fil rouge però accomuna le scelte di tutti: il 77% punterebbe sull’e-commerce quale unico canale di vendita (30%) o integrato a quello offline (47%). Per 3 italiani su 4, infatti, poter vendere online è diventato fondamentale (80%) e lo sarà sempre più anche in futuro (85%). Tra i vantaggi, la possibilità di convertire la propria passione in un vero lavoro, l’opportunità di trasformare un’idea in un progetto concreto e le prospettive di guadagno. Senza contare che l’e-commerce abbatte molte barriere tipiche di un’attività da avviare offline, ovvero, meno adempimenti burocratici, costi e spese, rischi e incertezze.

Su Facebook sono 22,1 milioni i contenuti di odio

I social sono sempre più usati per utilizzare false informazioni e veicolare contenuti di odio e intolleranza. Solo su Facebook, ad esempio, sono stati rimossi 12 milioni di post per false informazioni sul Covid-19, e 265mila per interferenze sulle elezioni presidenziali americane. Inoltre, la diffusione di contenuti che incitano all’odio sulla piattaforma è pari allo 0,10% circa: in pratica, 10 visualizzazioni ogni 10.000. Lo rileva Facebook nel suo rapporto trimestrale sull’applicazione degli standard della comunità relativo al periodo luglio-settembre 2020. Più in particolare, nel terzo trimestre 2020 Facebook ha preso provvedimenti su 22,1 milioni di contenuti di incitamento all’odio, di cui circa il 95% identificati in modo proattivo, 19,2 milioni di contenuti relativi a immagini violente, 12,4 milioni relativi a nudità infantile e sfruttamento sessuale e 3,5 milioni a bullismo e molestie.

Il “male” cresce su Instagram

Su Instagram, invece, la piattaforma ha preso provvedimenti su 6,5 milioni di contenuti di incitamento all’odio (erano 3,2 milioni del secondo trimestre), di cui circa il 95% identificato in modo proattivo (85% del secondo trimestre), 4,1 milioni di contenuti relativi a immagini forti (3,1 milioni del secondo trimestre), 1 milione di contenuti relativi a nudità infantile e sfruttamento sessuale (481.000 nel secondo trimestre), 2,6 milioni di contenuti di bullismo (2,3 milioni del secondo trimestre), 1,3 milioni di contenuti relativi a suicidio e autolesionismo (rispetto ai 277.400 del secondo trimestre), riporta Ansa.

“Con il Covid in aumento le informazioni accurate sono più importanti che mai”

“Tra marzo e ottobre 2020, abbiamo rimosso più di 12 milioni di contenuti su Facebook e Instagram per informazioni errate che potevano portare a danni fisici, come cure false o esagerate – spiega Guy Rosen vice Presidente di Facebook – . Durante questo periodo abbiamo anche messo un alert su circa 167 milioni di contenuti su Facebook basati su articoli di verifica relativi al coronavirus, scritti dai nostri partner di fact-checking. Con il Covid in aumento – aggiunge Rosen – le informazioni accurate sono più importanti che mai”.

Rimosse dalla piattaforme oltre 100 reti di comportamenti non autentici coordinati

Dal primo marzo al giorno delle elezioni Usa su Facebook “abbiamo reso visibili avvisi su oltre 180 milioni di contenuti che sono stati sottoposti al fact checking di terze parti – continua Rosen – e rifiutato annunci prima che potessero essere pubblicati circa 3,3 milioni di volte” su temi sociali, elezioni e politica. Negli ultimi anni Facebook ha creato sistemi e team per affrontare le interferenze straniere e le influenze interne, “e sono state rimosse dalla piattaforme oltre 100 reti di comportamenti non autentici coordinati”, sottolinea il vice presidente del social. Prima dell’estate la piattaforma ha inoltre lanciato un Centro informazioni sul voto, visitata da 140 milioni di persone. Con questo, Rosen stima di “aver aiutato 4,5 milioni di persone a registrarsi per votare quest’anno su Facebook, Instagram e Messenger”.

Condizionatori e Covid-19, le regole da seguire per non correre rischi

Con la Fase 2 dell’emergenza sanitaria, e in vista del caldo estivo, oltre a tamponi e mascherine si discute anche dell’opportunità o meno di usare impianti di raffrescamento e climatizzazione dell’aria, dal momento che questi potrebbero essere veicolo di diffusione del virus in ambienti indoor.

“Negli ambienti confinati aperti al pubblico seguire le norme di distanziamento e usare tutti la mascherina è doveroso – spiega Alessandro Miani, presidente di Sima (Società italiana di medicina ambientale) – ma al contempo non possiamo trascorrere i prossimi mesi estivi soffrendo il caldo nelle nostre case o sul posto di lavoro. È quindi necessario seguire poche semplici regole che ci consentano di usare i nostri impianti in sicurezza”.

I consigli da seguire per rimanere al fresco in sicurezza

Per assicurare un uso più sicuro dei sistemi di raffrescamento, condizionamento e climatizzazione in ambienti chiusi di piccole o medie dimensioni, prima dell’accensione dell’impianto si consiglia di lavare con acqua e sapone liquido i filtri degli split e pulire le parti esposte degli stessi con un prodotto igienizzante. Dopo aver lasciato asciugare le superfici e i filtri riporli nei loro alloggiamenti.

I motori esterni, solitamente posizionati su balconi, terrazzi, tetti o a terra, dovrebbero essere sanificati periodicamente, meglio se da tecnici specializzati, che usano un sistema di sanificazione a shock termico per iniezione, e contemporanea aspirazione di vapore ad alta temperatura e pressione.

Stesso intervento è consigliabile per split o radiatori che presentano evidenti segni di degrado, sporcizia, presenza di polveri, muffe e incrostazioni.

Per gli impianti multizona occorrono maggiori attenzioni

Gli impianti canalizzati devono essere sanificati da personale esperto prima di rendere operativo il sistema. Per gli impianti di condizionamento multizona, destinati al controllo ambientale di umidità e temperatura dei locali serviti (grandi ambienti, pubblici e privati come uffici aperti al pubblico, cinema, teatri, palestre, poliambulatori, fabbricati industriali), maggiori attenzioni devono essere dedicate al corretto mantenimento/pulizia e sanificazione/disinfezione/bonifica delle sezioni principali di scambio, quali batterie calde e fredde, umidificazione ad acqua e batterie di post-riscaldamento, canalizzazioni di distribuzione aria e dello stato dei filtri ai vari livelli.

Periodici ricambi d’aria e sistemi di purificazione o monitoraggio

È poi consigliabile aprire le finestre per alcuni minuti più volte al giorno o dotarsi di sistemi di Ventilazione Meccanica Controllata (VMC), in grado anche di filtrare l’aria esterna in entrata.

Sono consigliati anche sistemi di purificazione o monitoraggio dell’aria indoor, purché validati da Enti terzi pubblici e dotati di certificazioni che ne attestino il reale potenziale di mitigazione dei contaminanti aero-dispersi (compresi virus e batteri).

Evitare poi il flusso dell’aria dagli split dall’alto verso il basso o direttamente rivolti verso le persone presenti nell’ambiente: meglio direzionare le griglie esterne verso l’alto. In estate mantenere tassi di umidità relativa tra il 50% e il 70%, e in inverno tra il 40% e il 60%. Un semplice igrometro è sufficiente per il controllo dell’umidità indoor.

Violazioni dei dati, come gestire le informazioni personali dei clienti

Le informazioni personali dei clienti sono oggetto di violazione dei dati più spesso di qualsiasi altro tipo di informazione aziendale. L’indagine IT Security Risks di Kaspersky dimostra che questo avviene nel 40% dei casi. Di conseguenza, il 29% delle aziende riscontra problemi nel trovare nuovi clienti dopo una violazione dei dati. Questo tipo di violazione può danneggiare la reputazione, comportare enormi perdite finanziarie, e può tradursi in sanzioni normative. Per consentire alle aziende di migliorare l’elaborazione dei dati Kaspersky ha aggiunto alla propria piattaforma alcuni corsi sul GDPR e la gestione dei dati sensibili. E per supportarle nell’assicurare che il lavoro da remoto non rappresenti un pericolo per la sicurezza delle operazioni, ha istituito un modulo gratuito sui principi base della sicurezza per il lavoro da casa.

Mantenere riservate le informazioni

Per aiutare le aziende a migliorare le competenze dei propri dipendenti, il gruppo specializzato nella sicurezza ha aggiunto alle attività di formazione proposte all’interno della soluzione Automated Security Awareness Platform alcuni corsi sul GDPR e sulla gestione dei dati sensibili, riporta Adnkronos. Il corso include le regole generali sul trattamento delle informazioni sensibili, compresi i dati personali, i segreti aziendali o i documenti interni che non possono essere divulgati al di fuori dell’organizzazione. Questo approfondimento fornisce ai dipendenti le competenze necessarie per lavorare con questo tipo di informazioni, e mostra come ridurre al minimo i danni in caso di fuga di dati.

Crittografare i dati utilizzando token e altri dispositivi di sicurezza

Ciascuna azienda può affrontare un programma di apprendimento su misura per ogni profilo, assegnato in base al livello di rischio. Grazie a questa differenziazione, il personale riceve solamente le informazioni rilevanti per la propria mansione. Tutti i dipendenti devono sapere come identificare i dati ad accesso limitato, memorizzarli in modo sicuro, utilizzare i servizi informatici o il cloud. E riconoscere il gruppo di persone con cui sono autorizzati a condividerli, sia all’interno sia all’esterno dell’azienda. Coloro che utilizzano risorse interne ad accesso altamente riservato devono essere in grado di crittografare i dati utilizzando token e altri dispositivi di sicurezza.

Il GDPR a portata di tutti, e un modulo per lo smart working

L’approfondimento sul GDPR definisce i requisiti e le responsabilità previste dal regolamento, e si rivolge a tutte le aziende che raccolgono ed elaborano i dati personali dei cittadini dell’UE anche se non si trovano all’interno dell’UE.

Poiché un numero crescente di aziende è stato costretto dalla pandemia a ricorrere al lavoro da remoto, Kaspersky, in collaborazione con Area9 Lyceum, ha rilasciato un nuovo modulo gratuito che migliora le competenze nelle aree più critiche. Come la creazione di password forti, l’aggiornamento del software e la protezione di una rete Wi-Fi domestica.

Internet non piace più al suo inventore

Internet non è più quello di una volta, e non piace più al suo inventore. Leonard Kleinrock, cinquant’anni dopo aver lanciato la Rete si interroga su pregi ed errori della sua grande visione di allora. “Il nostro Internet era etico, di fiducia, gratis e condiviso – dichiara a la Repubblica Leonard Kleinrock -. Oggi è passato da risorsa digitale affidabile a moltiplicatore di dubbi, da mezzo di condivisione a strumento con un lato oscuro. Internet consente di arrivare a milioni di utenti a costo zero in maniera anonima e per questo è perfetto per fare pure cose malvagie”.

“Si è trasformato un bene pubblico in qualcosa con scopi privati”

Lo scienziato e pioniere della Rete, afferma anche che all’epoca del lancio di Internet non aveva “assolutamente pensato ai social network”, non immaginando nemmeno la possibilità della loro esistenza: “Allora si pensava a computer che parlavano, ma non alle persone. L’importanza delle persone l’ho capita dopo, con l’arrivo della mail – continua Kleinrock -. Poi con l’inizio dello spam nel ’94 cambiarono in male molte cose”.

Addio alla privacy, virus, furto di identità, pornografia e pedofilia, fake news. Il problema secondo lo scienziato si è posto, ed “è nato quando si è voluto monetizzarlo”. Ovvero, “si è trasformato un bene pubblico in qualcosa con scopi privati che non ha la stessa identità del passato”.

“Non abbiamo messo dei paletti e ora è difficilissimo riassestare la rotta della Rete”

All’epoca dell’esordio della Rete, ovvero della prima forma di connessione, il punto era che “dovevamo fornire una forte autenticazione di file – sostiene Kleinrock – ciò che mando dev’essere garantito e mai alterato”, quindi, “ci voleva una chiara identificazione degli utenti: dimostrare chi comunica”, sottolinea lo scienziato. Ma il punto, aggiunge Kleinrock, è che “non lo abbiamo fatto, non abbiamo messo dei paletti”. E ora è difficilissimo riuscire a farlo, a riassestare la rotta della Rete.

“Vedo un futuro in cui sarà protagonista l’invisibilità delle macchine”

Ma cosa sarà Internet tra cinquant’anni? La risposta di Kleinrock è: “vedo un futuro in cui sarà protagonista l’invisibilità delle macchine. Useremo interfacce cerebrali. Avremo un sistema nervoso pervasivo globale per interagire. Ma per farlo dobbiamo trovare un equilibrio etico e tecnologico”.

La scommessa è tutta qua, riporta Agi. Per ora Kleinrock nel suo laboratorio di Los Angeles sta cercando di plasmare il futuro della Rete, e con l’Uncla Connection sta cercando di “replicare l’ambiente che ha portato alla scoperta della rete, fatto di connettività e cervelli, senza la monetizzazione – aggiunge -. Lo faremo con menti giovani, con gli studenti. A loro dico che va bene sbagliare, basta continuare a cercare”.

Posizioni difficili da selezionare, in Lombardia sono il 28%

In Lombardia, è difficile trovare i candidati giusti nel 28% dei casi. Una percentuale pari a 166 mila ingressi su 666 mila ingressi, un dato in linea con quello italiano. In particolare, difficili da reperire sono i meccanici di precisione a Milano, i matematici a Brescia, Monza Brianza, Bergamo, e Lecco, i conduttori di impianti industriali a Sondrio, gli artigiani metalmeccanici a Cremona, gli ingegneri a Mantova, gli amministratori di grandi aziende a Lodi e i responsabili di piccole imprese a Pavia, Varese e Como. Questo, secondo le previsioni delle imprese per l’anno 2018, in una elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi Lodi su dati del Sistema Informativo Excelsior realizzato da Unioncamere in collaborazione con ANPAL.

I meno reperibili, specialistici in scienze matematiche, informatiche, fisiche e naturali

“Il numero crescente di giovani che vanno all’estero, per restarci, penalizza il nostro Paese – commenta Carlo Sangalli, presidente Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi -. Dobbiamo invece attrarre e valorizzare capitale umano a livello internazionale sia italiano sia straniero”. Di fatto, in Lombardia i più difficili da trovare sono gli specialistici in scienze matematiche, informatiche, fisiche e naturali (57% e 8.240 ingressi), gli artigiani e operai specializzati in metalmeccanica ed elettronica (51,5% e 54.630 ingressi) e gli operai specializzati in meccanica di precisione, stampa e gli artigiani artistici con una difficoltà di reperimento del 49,1% su un totale di 3.260 ingressi.

Le professioni vacanti a Milano e nelle province

Gli operai specializzati nella meccanica di precisione, stampa e artigiani artistici sono i più difficili da trovare a Milano (1.220 ingressi, il 69,7%), mentre le professioni difficili da trovare nelle province lombarde sono gli specialisti in scienze matematiche, informatiche, fisiche e naturali a Brescia (62,5%, 320), Monza Brianza (68,2%, 660), Bergamo (65,5%, 580) e Lecco (66,7%, 60), i conduttori di impianti industriali a Sondrio (63,6%, 110), gli artigiani e operai specializzati in metalmeccanica ed elettronica a Cremona (55,6%, 1.620), e gli ingegneri a Mantova (33%), pari a 8 mila ingegneri non reperibili.

Non si trovano ingegneri

Per quanto riguarda gli ingegneri, se in generale le difficoltà maggiori si riscontrano a Mantova, di poco inferiore la percentuale riguarda Monza e Brianza, Brescia, Pavia, Varese e Lecco, col 31% (pari, rispettivamente, a 13 mila, 26 mila, 7 mila, 14 mila, 5 mila addetti). Più facilità di selezione invece a Milano, col 25% degli ingressi. A Lodi non si trovano invece gli amministratori o direttori di grandi aziende (100%, 10), e i responsabili di piccole imprese a Pavia (100%, 20), Varese e Como (100%, 10).

Facebook contro il revenge porn. Nuova tecnologia e sostegno alle vittime

Condividere su Facebook immagini intime di una persona senza il suo permesso può essere devastante. Facebook interviene nuovamente per contrastare il revenge porn, ovvero la diffusione sui social di immagini intime che vengono condivise senza autorizzazione. Finora, per proteggere le vittime di questo fenomeno, la politica di Facebook è stata quella di rimuovere le immagini segnalate, utilizzando anche la tecnologia del photo-matching per evitare che vengano condivise nuovamente. Ma per trovare questi contenuti più rapidamente, e supportare al meglio le vittime, Facebook annuncia una nuova tecnologia di rilevamento, e un centro di risorse online per aiutare e supportare chi ha subito questo tipo di abusi.

Apprendimento automatico e AI rilevano le immagini

“Trovare queste immagini va oltre il rilevamento della nudità sulle nostre piattaforme – afferma Antigone Davis, responsabile globale della sicurezza -. Grazie all’apprendimento automatico e all’intelligenza artificiale, ora siamo in grado di rilevare in modo proattivo immagini o video che vengono condivisi senza autorizzazione su Facebook e Instagram”. Questo significa che ora è possibile trovare questi contenuti prima che qualcuno li segnali, riporta Askanews. “Il che è importante per due motivi: spesso le vittime hanno paura di ritorsioni, per cui sono restie a segnalare il contenuto stesso, o non sono consapevoli che il contenuto è stato condiviso”, aggiunge Davis.

Se un contenuto viola gli della Comunità verrà rimossa e l’account responsabile disabilitato

Un team composto da persone appositamente formate del centro di Community Operations esaminerà i contenuti individuati dalla nuova tecnologia. “Se un immagine o un video viola i nostri standard della Comunità, lo rimuoveremo e nella maggior parte dei casi disabiliteremo anche gli account che condivideranno contenuti intimi senza autorizzazione – sottolinea Davis -. Offriamo la possibilità di fare appello se qualcuno ritiene che abbiamo commesso un errore”.

Un programma in collaborazione con le organizzazioni a sostegno delle vittime

Questa nuova tecnologia di rilevamento si aggiunge al programma pilota gestito in collaborazione con le organizzazioni a sostegno delle vittime. Questo programma offre alle persone un’opzione di emergenza per inviare a Facebook proattivamente, e in modo sicuro, una foto che temono possa essere diffusa. Inoltre, “per impedire che la foto venga condivisa sulla nostra piattaforma, creiamo un’impronta digitale di quell’immagine – spiega ancora la manager -. Avendo ricevuto un riscontro positivo dalle vittime e dalle organizzazioni di supporto, nei prossimi mesi amplieremo questo progetto pilota in modo che un maggior numero di persone possa beneficiare di questa opzione in caso di emergenza”.