Come superare gli shock globali? Con capacità predittive e un ‘tocco femminile’

Come attraversare gli shock globali? Dai rincari per i beni energetici alle code per l’olio di semi di girasole fino agli attacchi cyber, la pandemia, la guerra in Ucraina e le crisi globali hanno fortemente impattato sulle nostre economie e sul nostro quotidiano.

“In questo contesto una catena di fornitura e approvvigionamenti solida e a prova di interruzioni è un fattore vitale innanzitutto per la normale operatività delle imprese, prima ancora che della loro capacità di competere sul mercato – spiega Fabio Zonta, esperto del settore cpo di Engineering, la tech company italiana -. Per questo, frettolosamente, le aziende stanno modernizzando la direzione acquisti rafforzando i team, non solo in termini numerici, ma soprattutto in termini di qualità e competenze professionali, in un mix uomo/donna necessariamente equilibrato”. 

Viva le donne in azienda 

“Le donne – sostiene Fabio Zonta – hanno la grande capacità di selezionare l’oggetto o il servizio da comprare: non si fermano al primo riscontro e approfondiscono in maniera metodica sondando qualsiasi opportunità che il mercato mette a disposizione, solo dopo decidono cosa acquistare. E poi, per indole, hanno migliori abilità nella negoziazione, riescono a far valere i loro punti di vista nel rispetto delle esigenze e dei diritti altrui senza mai farsi mettere in soggezione dalla contro parte – aggiunge Zonta -. Hanno la capacità di porsi un obiettivo e raggiungerlo senza fermarsi alle prime difficoltà. Nella mia organizzazione il 75% sono donne e in azienda la percentuale è comunque al di sopra della media del settore”.

Investire nella formazione dei manager

“Per le imprese – continua Marina Verderajme, presidente nazionale di Gidp, associazione direttori risorse umane – è diventata fondamentale la valutazione dei rischi esterni per una efficace strategia di impresa, e investire nella formazione di manager con competenze specifiche consente all’azienda di prevenire e indirizzare il proprio business verso la costante crescita anche diversificando le attività. Il manager si trasforma pertanto dall’attuale responsabile acquisti, con una retribuzione tra i 50 e 60 mila euro, a un chief procurement officer (cpo), che nelle grandi imprese raggiunge fino a 500 mila euro”.

Il multi-talento è un plus

In tal senso la figura del cpo deve evolversi significativamente, diventando una figura centrale nelle scelte strategiche aziendali e sviluppando competenze che spaziano dall’AI al risk management, dalle tecniche di negoziazione internazionale alle competenze tecniche, dalla gestione delle risorse umane alla comprensione dei modelli predittivi.
E sebbene tradizionalmente questo ruolo sia stato ricoperto in prevalenza da uomini è sempre più marcata l’esigenza di una managerialità femminile, in una funzione in cui il multi-talento è un plus.

Cibo, emozione e sensazioni: non si mangia solo per appetito 

Il cibo è entrato sempre più nella sfera emozionale delle persone ed è capace di trasmettere sensazioni positive, in particolare quando c’è bisogno di ritrovare felicità e benessere attraverso le azioni quotidiane. Mangiare, quindi, non è solo soddisfare l’appetito, ma rappresenta una vera e propria esperienza multisensoriale, che non abbraccia solo il gusto, ma tutti e cinque i sensi. Insomma, il cibo è vita, conforto e speranza. Lo dimostra la ricerca su cibo, emozioni e sensazioni condotta in Italia da Uber Eats. Ma quale significato viene attribuito all’atto del ‘mangiare’? Per il 71% degli intervistati non il semplice appetito, ma il fatto di consumare cibi nutrienti e al tempo stesso gustosi.
Per il 56% degli intervistati il cibo infatti conta ‘molto’, ed è un elemento fondamentale che fa la differenza, sollecitando le sensazioni più disparate nel nostro umore e nei nostri palati.

Ricordi felici e nostalgia dell’infanzia

Mentre si assapora un cibo ‘che piace’ la sensazione dominante è la felicità (71%), seguita da piacere (64%) e serenità (61%). Quanto alla tipologia di cibo più associato alla felicità, vince la cioccolata, sul podio con pizza e tiramisù. Alla domanda ‘quali sensazioni può trasmettere l’odore di una pietanza’, la risposta che ha segnato più preferenze (61%) è ‘i ricordi felici legati al passato’, seguita da ‘la nostalgia dell’infanzia’ (56%) e ‘luoghi e persone legate a quel piatto’ (52%). Meno importanza viene attribuita al senso del tatto, che il 36% degli intervistati considera poco importante. Ovviamente la parte del corpo più coinvolta nell’esperienza tattile legata la cibo è il palato (29%), seguito da labbra (25%) e mani (24%).

Energia, tranquillità e consolazione

Il 31% degli intervistati considera il fattore estetico un elemento molto importante quando si tratta di alimenti, mentre per il 9% ‘non conta nulla’. Un piatto di colore caldo suscita energia (54%), calore (47%) e sicurezza (39%), sensazioni che evocano i primi giorni di vita.  Quanto alle pietanze di colore freddo ispirano tranquillità (54%), appagamento (47%) e contentezza (33%).
Il cibo dolce poi consente di esprimere gioia (61%), dolcezza (55%) e consolazione (51%), mentre il cibo salato è associato a felicità (62%), senso di rigenerazione (55%) e relax (49%). Una categoria a parte è il cibo croccante, che mentre viene consumato genera un senso di ricarica (59%), piacere (53%) e soddisfazione (46%).

Il gusto vince su prezzo e valori nutrizionali

In Italia è il pranzo il pasto più importante della giornata (35%), e il luogo preferito in cui consumare il cibo è ‘casa propria’ (34%), seguita da casa di amici o parenti (24%), locali o ristoranti (27%) e all’aperto (15%). Sebbene valori nutrizionali (54%) o prezzo (49%) siano elementi importanti al momento della scelta di un alimento, il fattore che più di altri spinge a prendere una decisione è il gusto (63%). Un’altra condizione che implica aspetti emotivi è la modalità con cui si preferisce consumare il cibo. Il 41% degli intervistati preferisce consumare il pasto ordinando da casa, mentre il 25% preferisce mangiare fuori e il 22% opta per mettersi ai fornelli.

Lo sport e il wellness come cura al burnout lavorativo

Wellbeing sembra essere la parola d’ordine degli ultimi anni, ovvero la volontà (se non la necessità) di coniugare al meglio vita personale e vita professionale, senza troppo stress e soprattutto senza conflitti sul posto di lavoro. Anche perché gli episodi di burnout sono purtroppo frequenti, specie dopo i lunghi mesi segnati dalla pandemia.

L’importanza della salute mentale

Le ultimissime ricerche (dati Ipsos, gennaio 2022 della ricerca Being Mind-Healthy) dicono che solo il 24% degli italiani ritiene che il sistema sanitario pubblico fornisca un supporto adeguato e solo il 31% ritiene che il proprio datore di lavoro dia sostegno ai collaboratori quando si tratta di salute mentale. La tendenza, sempre secondo la ricerca Ipsos, vede le donne e i più giovani, in particolare in Europa e specialmente in Italia, tra le categorie più colpite nel benessere psicologico a causa della pandemia (48% in Italia, contro il 33% a livello globale). Ma non è tutto. L’Italia risulta, insieme a Francia e Giappone, a quasi due anni dallo scoppio della pandemia tra i Paesi la cui popolazione è più colpita sul fronte della salute mentale. Tra l’altro, secondo un’altra indagine (BVA Doxa ottobre 2021), quasi l’85% delle persone considera il proprio benessere psicologico generale correlato al proprio benessere sul lavoro e viceversa.

Quali le conseguenze

Gli esempi di quali siano le conseguenze del malessere sul posto di lavoro sono purtroppo tanti e documentati. Casi di burnout almeno una volta nell’ultimo anno per l’80% di lavoratrici e lavoratori; difficoltà a definire i confini tra lavoro e vita privata per il 51%; casi di ansia e insonnia per motivi legati al lavoro per il 49% dei dipendenti italiani.

La salute passa per lo sport

“Secondo le ultime ricerche le aziende giocheranno un ruolo sempre più cruciale nel migliorare la prevenzione, il supporto e la cura della salute e del benessere delle persone” conferma Filippo Santoro, Managing Director di Urban Sports Club Italia, applicazione che si occupa di fornire soluzioni di sport e benessere di ogni tipo alle imprese. “Lo sport e le attività legate al benessere psicofisico costituiscono un benefit straordinario in grado di ridurre il livello di stress, favorire la coesione tra le persone e contribuire a migliorare salute e felicità. Ecco perchè parliamo di benefitness. Noi di Urban Sports Club ci poniamo come solution provider per offrire sport e benessere con una proposta completa che permette l’accesso a migliaia di strutture sportive, dalle classi online alle attività outdoor, con un’offerta che può adattarsi in modo personalizzato alle esigenze di ogni azienda”.

Nuovi attacchi spyware: come cambia la tattica dei criminali informatici

Una nuova serie di campagne spyware è in rapida evoluzione, e ha già attaccato più di 2.000 imprese nel settore industriale in tutto il mondo. Durante i primi sei mesi del 2021 gli esperti di Kaspersky ICS CERT hanno notato una strana anomalia nelle statistiche relative alle minacce spyware bloccate sui computer ICS. Anche se i malware utilizzati in questi attacchi appartengono a famiglie di spyware già note si distinguono per il numero limitato di vittime a cui puntano, da un paio a qualche decina, e per la durata breve di ogni campione dannoso.

Il loro ciclo di vita è limitato infatti a circa 25 giorni, molto meno della durata di una campagna spyware ‘tradizionale’.
Di fatto, un’analisi di 58.586 campioni di spyware bloccati sui computer ICS ha mostrato come circa il 21,2% di essi faceva parte di questa nuova serie di attacchi. E il nuovo report di Kaspersky ICS CERT ha individuato più di 25 mercati in cui i criminali rivendono i dati rubati.

Lo spyware anomalo viene diffuso attraverso la mailing list della vittima

La maggior parte di queste campagne viene diffusa da un’impresa industriale all’altra tramite email di phishing. Una volta penetrato nel sistema della vittima, l’attaccante utilizza il dispositivo come server C2 (command and control) per l’attacco successivo. Con l’accesso alla mailing list della vittima, i criminali possono sfruttare i contatti di posta elettronica aziendale e diffondere ulteriormente lo spyware.
Sebbene ognuno di questi sample di spyware ‘anomali’ abbia vita breve e non sia ampiamente diffuso, rappresenta una quota sproporzionatamente elevata di tutti gli attacchi spyware.

Più di 7.000 account aziendali compromessi o rubati

Se in Asia 1 computer su 6 attaccato da spyware è stato colpito proprio da uno di questi sample anomali (il 2,1% su 11,9%), secondo la telemetria di Kaspersky ICS CERT, più di 2.000 organizzazioni industriali in tutto il mondo sono state incorporate in questo sistema fraudolento. E sfruttate dai gruppi di criminali informatici per diffondere l’attacco verso altre aziende e partner commerciali. Si stima che il numero totale di account aziendali compromessi o rubati a seguito di questi attacchi sia superiore a 7.000.

Le credenziali di aziende Usa le più vendute sui market online

I dati sensibili ottenuti dai computer ICS spesso finiscono in vari market online. L’analisi dei mercati ha rivelato la presenza di un’elevata domanda di credenziali di account aziendali, in particolare di account RDP (Remote Desktop Protocol). Oltre il 46% di tutti gli account RDP venduti sono di proprietà di società con sede negli Stati Uniti, mentre i restanti provengono da Asia, Europa e America Latina. Quasi il 4% di tutti gli account RDP venduti (circa 2.000 account) apparteneva a imprese industriali.
Un altro mercato in crescita è lo spyware-as-a-Service. Da quando i codici sorgente di alcuni noti programmi spyware sono stati resi pubblici, è cresciuta la loro disponibilità negli store online sotto forma di servizio.
Gli sviluppatori vendono non solo il malware come prodotto, ma anche una licenza per sviluppare malware e avere accesso all’infrastruttura preconfigurata.

Importanza del benessere fisico e mentale: cosa pensano gli italiani?

Anche nel 2021, in occasione della Giornata Mondiale della salute mentale (World Mental Health Day), che si celebra il 10 ottobre di ogni anno, il sondaggio Ipsos condotto in collaborazione con il World Economic Forum, ha esplorato le opinioni dei cittadini di 30 Paesi riguardo la propria salute fisica e mentale e le percezioni in merito all’importanza attribuita. E in media, il 79% degli intervistati considera salute fisica e mentale ugualmente importanti quando si tratta della propria salute personale.
Soltanto un terzo (35%) ritiene che il sistema sanitario nel proprio Paese trattino salute mentale e fisica con uguale importanza.
Le donne e i giovani sono i più propensi a pensare alla propria salute mentale, mentre a livello internazionale, la salute mentale rappresenta il terzo problema di salute più importante che le persone devono affrontare nel proprio Paese, leggermente dietro il cancro.

Le conseguenze del Covid sulla salute mentale

La pandemia da Covid-19 ha avuto molteplici conseguenze sulla salute fisica e mentale di ognuno di noi. Già a marzo 2021, i dati del sondaggio Ipsos mostravano un peggioramento della salute mentale e stabilità emotiva per il 45% degli intervistati a livello internazionale.
E l’Italia, già un anno fa, rientrava tra i Paesi in cui i cittadini hanno subito maggiormente le conseguenze del Covid sulla salute mentale e la stabilità emotiva. Più della metà (54%) dichiarava infatti un peggioramento e soltanto l’8% un miglioramento.

Wellbeing, quanto spesso si pensa al benessere?

A livello internazionale, il nuovo sondaggio Ipsos mostra come in media il 53% degli intervistati affermi di pensare al proprio benessere mentale molto o abbastanza spesso. Al contrario, il 42% afferma di non pensarci molto spesso o mai. La percentuale più alta si registra in Brasile (75%), mentre quella più bassa si registra in Cina (26%). In Italia, poco più della metà degli intervistati (51%) afferma di pensare al proprio benessere mentale.

Bonus psicologo escluso dalla legge di bilancio 

Considerando gli effetti della pandemia sul benessere mentale, riferisce Adnkronos, si è discuso del cosiddetto bonus psicologo, ovvero un sostegno economico da destinare agli italiani che sentissero il bisogno di curare la propria salute mentale, con l’obiettivo di garantire assistenza psicologica a chi non potesse permettersela. Nonostante i buoni propositi per il nuovo anno, il bonus psicologo, al contrario del bonus rubinetti e il bonus monopattini, è stato escluso dalla legge di bilancio nella manovra 2022, provocando molteplici reazioni da parte dei singoli cittadini e degli esponenti politici. A tal proposito, è stata lanciata una petizione online che in pochi giorni ha raccolto oltre 200.000 firme, con l’obiettivo di spingere il Governo a re-inserire la proposta nei provvedimenti e a considerarla una vera priorità. 

Arriva l’assegno unico familiare figli 2022

Dal 1° gennaio 2022 è possibile fare domanda all’Inps per l’assegno unico 2022 per le famiglie con figli. Il beneficio economico mensile destinato ai nuclei familiari riguarda tutte le categorie di lavoratori dipendenti, autonomi, pensionati, disoccupati e inoccupati. È inoltre riconosciuto ai nuclei familiari per ogni figlio minorenne a carico, e decorre dal settimo mese di gravidanza, ma è anche riconosciuto a ciascun figlio maggiorenne a carico fino al compimento dei 21 anni di età, in presenza di alcune condizioni. Ovvero, che frequenti un corso di formazione scolastica o professionale, o svolga un’attività lavorativa con reddito complessivo inferiore a 8.000 euro, o sia registrato come disoccupato e in cerca di un lavoro, o svolga il servizio civile universale.

A quanto ammonta?

Per circa la metà delle famiglie italiane (fino a 15.000 euro di Isee) è pari a 175 euro mensili per il primo e secondo figlio, e 260 dal terzo in poi. Sono previste maggiorazioni per ciascun figlio minorenne con disabilità, per ciascun figlio maggiorenne con disabilità fino al ventunesimo anno di età, per le madri di età inferiore a 21 anni, per i nuclei familiari con quattro o più figli, e per i nuclei con secondo percettore di reddito. L’assegno è riconosciuto senza limiti di età per ciascun figlio con disabilità. Per i figli disabili tra 18 e 21 anni, la maggiorazione prevista è stata incrementata da 50 euro mensili a 80.

Come fare domanda

Il beneficio ha durata annuale, da marzo a febbraio dell’anno successivo, e può essere chiesto a partire dal 1° gennaio compilando online la domanda sul sito dell’Inps mediante credenziali Spid, carta di identità elettronica, carta dei servizi, o recandosi presso un istituto di patronato o contattando il contact center Inps. Per tutte le domande presentate entro il 30 giugno è previsto il riconoscimento delle mensilità arretrate spettanti a decorrere da marzo, primo mese di erogazione della prestazione.

L’importo è calcolato sulla base dell’Isee

Per le famiglie che al momento della domanda sono in possesso di Isee in corso di validità, l’assegno verrà corrisposto con importi maggiorati e calcolati in base alla fascia di Isee. Le medesime maggiorazioni saranno comunque riconosciute, con decorrenza retroattiva, anche a coloro che al momento della domanda non siano in possesso dell’indicatore, ma che lo presentino entro il 30 giugno. Si potrà accedere al beneficio, in misura minima, anche in assenza di Isee o con Isee superiore a 40.000 euro. L’Inps ricorda che si può presentare l’Isee presso gli intermediari abilitati a prestare l’assistenza fiscale (Caf), oppure online sul sito internet dell’Inps in modalità ordinaria o precompilata. In tal caso, l’Isee è reso normalmente disponibile entro poche ore dalla richiesta.

Bonus prima casa: quando si può ottenere due volte?

Il bonus prima casa è l’agevolazione fiscale sull’acquisto della prima abitazione, e spetta a chi compra un immobile nel Comune dove ha la residenza e dove non possiede altre abitazioni. Il bonus non spetta però a chi è proprietario di un altro immobile per il quale, in precedenza, ha già usufruito della medesima agevolazione fiscale. Questo induce a pensare che l’acquisto di una seconda casa non possa scontare di nuovo il bonus. Ma non è sempre così. Secondo l’interpretazione giurisprudenziale, è possibile ottenere una seconda volta il bonus prima casa quando il contribuente è costretto a cambiare abitazione perché la precedente è divenuta oggettivamente inidonea all’uso. 

Quando mutano le esigenze del nucleo familiare

Come spiega laleggepertutti.it, l’esempio tipico è quello di una casa ormai inagibile a seguito di un terremoto, o perché sottoposta a un ordine del Comune di ristrutturazione. Si pensi anche al caso di una coppia, che avendo avuto figli, non possa più a vivere nella precedente abitazione perché troppo piccola rispetto alle mutate esigenze del nucleo familiare. La Suprema corte ha ricordato che in tema di agevolazioni prima casa ‘l’idoneità’ dell’abitazione pre-posseduta va valutata sia sotto il profilo oggettivo (effettiva inabitabilità), sia sotto quello soggettivo (fabbricato inadeguato per dimensioni o caratteristiche qualitative), nel senso che il beneficio trova applicazione anche nell‘ipotesi di disponibilità di un alloggio che non sia concretamente idoneo, per dimensioni e caratteristiche complessive, a soddisfare le esigenze abitative dell’interessato.

Acquistare un appartamento adiacente al primo per poterlo allargare

Una seconda ipotesi in cui si può usufruire una seconda volta del bonus prima casa si verifica quando si acquista un appartamento adiacente al primo per poterlo allargare. Anche in questo caso, il contribuente che ha già ottenuto il bonus prima casa per l’acquisto del precedente appartamento può estendere la medesima agevolazione anche sull’acquisto del secondo, se dimostra di avere ampliato l’abitazione principale perché divenuta inidonea all’uso. Condizione per poter fruire dell’agevolazione è che l’alloggio non sia di lusso, ovvero, che non sia accatastato nelle categorie A/1, A/8 o A/9, indipendentemente dai metri quadri di ampiezza.

Due condizioni: destinazione e qualificabilità

Per come chiarito già dalla Cassazione, i benefici per l’acquisto della prima casa possono quindi essere riconosciuti anche quando siano più di una le unità immobiliari contemporaneamente acquistate. Sono però necessarie due condizioni: la destinazione di queste unità nel loro insieme a costituire un’unica unità abitativa, e la qualificabilità come alloggio non di lusso dell’immobile ‘unificato’. L’agevolazione presuppone che entro il termine di tre anni dalla registrazione deve essere dato effettivo seguito all’impegno assunto dai contribuenti, in sede di rogito, di procedere all’unificazione dei locali.
Tale principio è stato poi esteso dalla stessa Agenzia delle Entrate agli atti di acquisto tra loro successivi se caratterizzati dall’accorpamento di unità immobiliari confinanti.

Sono sempre di più gli italiani che pagano cashless: 2 su 3

Sono ormai 2 su 3 gli italiani che preferiscono pagare i loro acquisti cashless. La modalità di pagamento senza contatto ha ovviamente trovato una spinta decisiva con la pandemia, che ha di fatto incentivato ogni genere di soluzione che evitasse vicinanza e invece favorisse la sicurezza. Ma anche ora, con l’emergenza sanitaria meno stringente, il trend non sempre arrestarsi. Il dato emerge dall’ultimo Osservatorio di SumUp, la fintech del settore dei pagamenti digitali e soluzioni innovative cashless, che sottolinea come, da una media del 53% nel 2019, si sia passati a quella del 66% nel 2020 e raggiunto il 71% nel 2021. E ben il 74% dei nostri connazionali utilizza pagamenti digitali e preferisce evitare di digitare pin sulla tastiera o maneggiare Pos.

La tendenza confermata dai negozianti

Che quella di pagare senza contatto sia una tendenza in continua crescita è confermato anche dal sentiment e dall’esperienza diretta dei commercianti, che di fatto sono i principali “spettatori” del cambiamento. Secondo un sondaggio condotto da SumUp nell’ottobre 2021, nel 53% dei casi affermano di aver notato da parte dei clienti maggiore propensione a pagare cashless. Ad apprezzare il contactless sono soprattutto gli avventori di bar e club che in 8 casi su 10 preferiscono pagare senza contatto. Di fatto, questa categoria di commercianti mostra tra il 2019 e il 2020 una crescita del 15%, mentre nel 2021 l’aumento è contenuto (4%), ma permette di consolidare la posizione. Seguono i commercianti del settore Food&Grocery (77,7% di transazioni contactless), e le edicole, passate dal 57,2% del 2019 al 77,3% del 2021. Significativa la crescita tra il 2020 e il 2021 del 16% registrata dai merchant del settore musica, concerti e cinema, che scala la classifica e passa dal 14° al 4° posto. La crescita si manifesta in tutta Italia a livello regionale, anche se in misura minore rispetto a quella osservata nel 2020 e in testa è il Sud.

“La crescita continua”

“Sicuramente il 2020 è stato l’anno della svolta, ma è bene notare come nel 2021 la tendenza sia stata mantenuta e la crescita continui, seppure in modo più lento. Bisogna, infatti, considerare da una parte la sempre maggiore predisposizione dei commercianti ad accettare pagamenti tramite carta, supportati anche dal credito d’imposta del Governo; dall’altra, l’aumento della soglia per i pagamenti contactless senza pin a 50 euro, affiancata dalla diffusione di device come smartphone e smartwatch, che consentono di pagare in modalità contactless e velocizzare così le operazioni in cassa” ha dichiarato Umberto Zola, Country Growth Lead Italia di SumUp. 

Covid, i timori per la quarta ondata e le opinioni su vaccino e Green Pass

Si fa sempre più strada l‘ipotesi della quarta ondata Covid, e dai risultati dell’ultimo monitoraggio del team Public Affairs di Ipsos in merito all’emergenza coronavirus si registra un aumento della minaccia percepita e una riduzione dell’ottimismo. La previsione che nelle prossime settimane i contagi possano aumentare arriva infatti al 71%, e si allunga anche l’orizzonte temporale in cui gli italiani collocano la previsione della fine di ogni preoccupazione per il Covid-19. Pareri principalmente positivi sono rilevati sulla progressione della campagna vaccinale, e tra i vaccinati la maggioranza si dichiara sicuro e pronto a ricevere la terza dose di vaccino Covid, o la seconda dose nel caso del vaccino Johnson&Johnson. Inoltre, si registra un aumento dell’opinione favorevole al Green Pass. 

L’aumento dei contagi preoccupa gli italiani

L’aumento dei contagi e l’ipotesi della quarta ondata Covid preoccupa i cittadini italiani. Infatti, la minaccia percepita tende a risalire in tutti gli ambiti, sia a livello personale sia a livello locale, nazionale e mondiale. Si riduce ulteriormente l’ottimismo riguardo al ‘momentum’ percepito: il 45% ritiene oggi “il peggio passato” (-4), per il 19% “siamo all’apice dell’emergenza” (+3) e per il 13% ”il peggio deve arrivare” (=). La previsione che nelle prossime settimane i contagi possano aumentare arriva al 71% (era il 40% un mese fa), e torna a salire l’orizzonte temporale in cui gli italiani collocano la previsione della fine di ogni preoccupazione per il Covid-19 (18 mesi, +0,9). Tornano poi sopra al 50% quanti si reputano più preoccupati per i rischi sanitari della pandemia, piuttosto che per i rischi economici a essa connessi (53%, +4). L’opinione opposta scende di un punto (30%).

Vaccino, il 60% degli italiani pronto a ricevere la terza dose

In generale, il giudizio degli italiani sulla progressione della campagna vaccinale rimane positivo, con una lieve contrazione: 64% di valutazioni positive, -1 rispetto al mese scorso, -3 rispetto a metà settembre. L’86% dei maggiorenni italiani ha ricevuto almeno una dose di vaccino, mentre tra coloro che non hanno ricevuto ancora nessuna dose la quota di disponibili a farlo è ormai ridotta ai minimi termini (7%). Tra i vaccinati il 60% si dice sicuro e pronto a ricevere la terza dose di vaccino Covid o seconda dose nel caso del vaccino Johnson&Johnson, il cosiddetto “boost” (+6 rispetto a due settimane fa), il 28% ha qualche riserva in proposito (-4), il 7% resta contrario all’idea.

Cresce l’opinione favorevole al Green Pass

In merito, invece, al vaccino anti-influenzale circa un italiano su quattro lo ha già fatto o è pronto a farlo, una percentuale simile a quella rilevata l’anno scorso, quando la percentuale di vaccinati risultò a fine stagione pari al 23,7% della popolazione. Quanto al Green Pass e l’obbligo sui luoghi di lavoro, cresce l’opinione favorevole alla misura. A quattro settimane dall’introduzione dell’obbligo per accedere anche ai luoghi di lavoro il 61% si dichiara favorevole (+2) e il 29% (-3) contrario.

Smart working: se da casa si lavora di più non è lavoro “agile”

Uno studio di Bloomberg attesta che nei due anni di pandemia i dipendenti da casa hanno lavorato mediamente 2,5 ore in più rispetto a quanto fatto in precedenza. Ma se in Italia lo smart working è stato inteso come lavoro da casa, in realtà dovrebbe prevedere orari e giorni più flessibili rispetto a quanto fatto durante la pandemia.
“Lo spirito dello smart working è quello di lavorare con maggiore libertà a livello di orari e di luoghi, garantendo performance uguali o perfino migliori, laddove invece nel telelavoro adottato nel 2020 si è teso talvolta a lavorare di più, senza peraltro un parallelo aumento della produttività – spiega Carola Adami, co-fondatrice Adami & Associati -. Lo spettro di perdere il proprio lavoro nel bel mezzo di una crisi sanitaria, economica e sociale non piace ovviamente a nessuno, e da qui la disponibilità a lavorare qualche ora in più tutte le sere, da casa”.

Il lavoro agile non è una “scappatoia” per evitare il green pass

Insomma, il lavoro agile non è solo un modo per ridurre le possibilità di contagio, né una ‘scappatoia’ per evitare il green pass. È un metodo di lavoro che può portare vantaggi ad aziende e dipendenti, pensato non come risposta all’emergenza sanitaria, quanto a una modalità lavorativa per una quotidiana normalità
“Il fatto che il lavoro agile assicuri dei vantaggi alle aziende come ai dipendenti è dimostrato dal fatto che tantissime aziende che hanno adottato lo smart working come risposta all’emergenza Covid-19 hanno dichiarato di voler continuare a usare questo metodo anche in futuro – evidenzia Adami -. A patto però di organizzare il lavoro a distanza in modo migliore rispetto a quanto fatto a marzo 2020”.

Lo smart working “emergenziale”

II cosiddetto smart working di natura emergenziale ha avuto diversi punti deboli. Non tanti da rinnegare l’utilità del lavoro a distanza in una situazione in cui l’alternativa era la chiusura di tante aziende, ma il metodo messo in campo durante la pandemia non è stato il migliore.
“Nella maggior parte dei casi – ribadisce Adami – non si è trattato veramente di smart working, quanto invece di lavoro da casa, senza quindi l’agilità che definisce il lavoro agile. Ci sono state aziende – aggiunge Adami – che hanno mostrato un livello di fiducia molto basso nei confronti dei dipendenti che lavoravano a distanza, nonché dipendenti che a loro volta hanno avuto difficoltà a mantenere le proprie performance lavorando nei propri spazi domestici”.

Organizzare meglio l’ibrido tra lavoro in sede e lavoro a distanza

Se molte aziende continueranno ad adottare lo smart working sarà necessario organizzare alla perfezione questo ‘ibrido’ tra lavoro in sede e lavoro a distanza.
“Non ci sono dubbi – conferma Adami – le imprese devono organizzarsi per trasmettere fiducia ai dipendenti, per ridurre al minimo lo stress, e per creare momenti di condivisione. Diventa fondamentale fissare delle regole chiare, sottolineando l’importanza della disconnessione, e abbandonando una volta per tutte la cultura del cartellino: deve essere chiaro che a guidare lo smart working non è l’orario fisso, quanto invece la produttività dei lavoratori”.