Mare: sulle spiagge italiane aumentano gli stabilimenti balneari 

Come negli anni precedenti, anche all’inizio della stagione estiva 2024 gli stabilimenti balneari si sono presentati al via sempre più numerosi, mettendo a segno dal 2011 una crescita complessiva del 26,4%, pari a più del 2% l’anno.
La riviera romagnola si conferma al vertice dell’offerta per numero di realtà, segnalando ormai una saturazione delle possibilità di accoglienza. Ma a crescere sono un po’ tutte le altre coste dello Stivale, con la Calabria in testa (+358 imprese nel periodo) seguita da Campania (+188) e Sicilia (+180).

Secondo i dati dell’indagine Unioncamere-InfoCamere, basata sul Registro delle Imprese delle Camere di Commercio, al termine del 2023 sono 7.244 le imprese registrate nel settore della gestione di stabilimenti balneari, contro le 7.173 del dicembre 2021 (+1%).
Insomma, anche nel 2024 l’estate bollente non ha colto di sorpresa le imprese balneari.

Il quintetto d’oro della costa romagnola

La costa romagnola è quella che ospita il maggior numero di imprese balneari, con 1.052 realtà che insieme rappresentano il 14,5% del totale nazionale. Ravenna (186), Rimini (154) e Cervia (150) guidano la classifica per numerosità. Questi comuni, insieme a Riccione e Cesenatico, formano un quintetto d’oro che contribuisce a rendere la Romagna il cuore pulsante delle nostre coste.

La Toscana segue a ruota in termini assoluti, con Camaiore che presidia la classifica della densità di imprese per chilometro di costa: 92 lungo solo 3 km di litorale, pari a una media di 30 attività per chilometro.
Al secondo posto, Pietrasanta, un’altra perla del litorale tirrenico, con una densità di 22,3 imprese per chilometro.

Dal 2011 la Sardegna ha triplicato gli ombrelloni

A chiudere il podio delle regioni con il maggior numero di imprese balneari, la Liguria (797), meta storica del turismo estivo per i residenti del Nord, ma apprezzata anche da tanti altri visitatori.
Se dai numeri assoluti si osserva la dinamica della crescita, i dodici anni trascorsi mettono in evidenza il forte dinamismo delle regioni del Sud.

Dal 2011 a oggi la Sardegna ha triplicato le imprese balneari, e brilla con una crescita eccezionale del 190%, mentre la Calabria ha visto più che raddoppiare le attività balneari con sede legale nel suo territorio, con un aumento del 110,4%.
Anche in Sicilia (+75,4%), Puglia (+52,5%) e Campania (+36,9%) fioriscono le imprese, che contribuiscono a rendere il Sud un polo sempre più attrattivo.

L’industria balneare è rosa

Le imprese balneari italiane sono spesso a conduzione familiare. Le società di persone rappresentano il 42% delle imprese, mentre la crescita delle società di capitale (31%), indica un settore sempre più professionalizzato.

L’industria balneare si rivela una concreta opportunità di sviluppo per l’imprenditoria femminile. Oltre il 25% delle imprese balneari (contro la media del 22% degli altri settori economici) è guidato da donne, con Basilicata (33,3%) e Calabria (30,9%) al vertice dell’incidenza di imprese rosa sul totale.

Con l’Intelligenza artificiale Tinder sceglie la foto profilo “giusta” per i suoi utenti 

Si chiama Photo Selector ed è un’innovazione basata sull’Intelligenza artificiale che permetterà agli utenti di Tinder di selezionare facilmente la foto del profilo tra quelle presenti sui propri dispositivi.

In pratica, Photo Selector è un assistente digitale che seleziona una varietà di foto dal rullino fotografico degli utenti con l’obiettivo di ottimizzare la foto profilo sull’app di dating. 
La notizia arriva direttamente da Tinder, che ha annunciato il rilascio della nuova funzione per facilitare la ricerca dell’anima gemella.

Le donne preferiscono i profili maschili con almeno quattro immagini del volto

Secondo un recente sondaggio, l’85% dei single ritiene che la foto del profilo pubblicata sulle app di incontri sia essenziale per rappresentare il vero io.
Tuttavia, il 52% degli intervistati ha trovato difficile scegliere un’immagine del profilo appropriata e il 68% ha riconosciuto che una funzione di Intelligenza artificiale per la selezione della foto giusta sarebbe molto utile.

Insomma, l’autenticità è fondamentale per attrarre il giusto match su Tinder. Ma la maggior parte delle donne single preferisce i profili di uomini con almeno quattro immagini che riflettano genuinamente la loro personalità.
Infatti, gli uomini che includono più di una foto del volto nei loro profili aumentano la probabilità di ottenere un match del 71%.

Più tempo per concentrarsi sulla creazione di connessioni significative

I single di età compresa tra i 18 e i 24 anni dedicano in media 33 minuti a scegliere la foto del profilo giusta per la loro app di incontri.
Photo Selector promette di alleviare questo peso, permettendo agli utenti di concentrarsi maggiormente sulla creazione di connessioni significative piuttosto che perdere tempo nella scelta delle immagini.

“Siamo orgogliosi di essere la prima app di incontri a introdurre uno strumento di Intelligenza artificiale che semplifica notevolmente la creazione di un profilo, uno degli aspetti più complessi degli incontri online”, ha dichiarato Faye Iosotaluno, ceo di Tinder.

“Integrare l’AI per migliorare l’esperienza dei nostri utenti”

“In qualità di leader del settore, vogliamo definire i migliori casi d’uso per l’integrazione dell’Intelligenza artificiale per migliorare l’esperienza dei nostri utenti”, ha sottolineato Faye Iosotaluno.

La funzione sarà disponibile in Italia nei mesi estivi, riferisce Adnkronos, e utilizzarla sarà molto semplice. Occorrerà scattare un selfie per il riconoscimento facciale, concedere l’accesso al proprio rullino fotografico e lasciare che la tecnologia AI di Tinder selezioni le immagini. 
Alla fine, basterà scegliere quelle che si preferiscono da aggiungere al proprio profilo.

Intelligenza artificiale: la Cina è prima al mondo per numero di brevetti

È la Cina il primo paese al mondo per numero di brevetti di Intelligenza artificiale. Lo rileva l’ultimo report dell’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (Ompi). Gli inventori in Cina hanno depositato la stragrande maggioranza dei brevetti internazionali per innovazioni che utilizzano l’Intelligenza artificiale generativa.

Tra il 2014 e il 2023 oltre 38.000 brevetti di Intelligenza artificiale generativa su un totale di 54.000 provengono infatti dalla Cina. Si tratta di un numero sei volte superiore a quello degli Stati Uniti, al secondo posto, con 6.276 innovazioni.
La Corea del Sud è terza con 4.155, seguita dal Giappone con 3.409. La crescita maggiore si registra in India, dove sono stati depositati 1.350 brevetti GenAI.

Programmi alimentati e addestrati da miliardi di dati

Secondo il capo dell’agenzia Onu, Daren Tang, la GenAI “è diventata una tecnologia rivoluzionaria”. Il grande pubblico ha avuto modo di conoscerla con l’accesso gratuito a ChatGPT alla fine del 2022, anche se la rete neurale profonda, diventata sinonimo di AI, è apparsa per la prima volta nel 2017.

Da allora, questi programmi informatici, alimentati e ‘addestrati’ da miliardi di dati, sono stati in grado di creare testi, video, musica e persino codici informatici in pochi secondi, sulla base di query nel linguaggio quotidiano.
I brevetti di AI generativa rappresentano ancora solo il 6% di tutti i brevetti Intelligenza artificiale a livello mondiale, ma il numero di depositi è in rapido aumento.

Un settore in rapida crescita

L’AI generativa alimenta una serie di prodotti come chatbot, ChatGPT e Gemini di Google. Può anche aiutare a progettare nuove molecole per lo sviluppo di farmaci e consentire l’ideazione e l’ottimizzazione di nuovi prodotti.

“È un settore in rapida crescita”, ha spiegato Christopher Harrison, responsabile dell’analisi dei brevetti presso l’Ompi. Tanto che il numero totale di brevetti di AI generativa a livello mondiale è aumentato di otto volte dal 2017.
Il report sottolinea l’accelerazione eccezionale della Cina, con un quarto dei 54.000 brevetti dell’ultimo decennio per innovazioni in questa tecnologia depositati l’anno scorso.

Tencent, Ping An Insurance, Baidu le imprese sul podio 

Secondo l’Onu, il numero totale di brevetti internazionali per innovazioni che utilizzano l’Intelligenza artificiale generativa è aumentato di otto volte dal 2017 a oggi,
Nella classifica delle imprese, , riporta AGI, Tencent è in cima al podio, seguita da Ping An Insurance, Baidu e dall’Accademia cinese delle scienze.

L’americana IBM è solo al quinto posto, seguita dalla cinese Alibaba, dalla sudcoreana Samsung Electronics e dalla società madre di Google Alphabet.
ByteDance, società madre di TikTok, e Microsoft occupano gli ultimi posti della top 10.

Stress: la “colpa” non è solo del lavoro, ma anche delle faccende di casa

Non è solo il lavoro a caricarci dell’odiato stress. Anche la gestione delle faccende di casa gioca un ruolo importante sullo stato di benessere e di salute delle persone. Da una recente ricerca Spontex emerge che, in Italia, il 73% delle donne e il 62% degli uomini considera il carico mentale domestico come un peso che può generare un forte impatto nella quotidianità, e a più livelli.

“Fortunatamente possiamo identificare cinque chiavi per promuovere nuovi comportamenti più funzionali ed efficienti per la gestione della casa e della vita familiare” assicura Sandrine Raffin, esperta in nudge (strategia comportamentale che incoraggia gentilmente le persone verso scelte più in linea con i loro valori) e cambiamento comportamentale, e co-autrice del libro Nudge and Social Marketing.

Cosa causa il carico mentale domestico

Per il 55% dei partecipanti alla ricerca, il carico mentale è legato alla necessità di dover pensare a più cose contemporaneamente, un flusso di preoccupazioni costante che affolla la mente in maniera pressoché ininterrotta, sovraccaricandola. Per il 44%, invece, è connesso al fatto di non avere abbastanza tempo per sé. Il 37% lo identifica con la frustrazione di non riuscire a fare le cose abbastanza bene, unita al fatto che i familiari non riconoscono gli sforzi compiuti per loro.

Il 71% dei rispondenti soffre infatti della mancanza di gratitudine da parte dei coinquilini e il 52% da parte della società. Inoltre, il 35% dichiara di sentirsi sopraffatto dalle attività, senza riuscire a concludere ciò che ha iniziato.

Le conseguenze? Un malessere a più livelli

Il risultato? Un malessere che si esprime a più livelli. Doversi destreggiare continuamente fra vita, famiglia, figli, ufficio e gestione della casa comporta un lavoro continuo, sfiancante e invisibile che può causare conseguenze negative come ansia, tensione, oppressione, sensazione di fallimento, insonnia, stanchezza e problemi relazionali.

Cinque consigli per alleviare il carico mentale domestico

Per vivere meglio, gli esperti suggeriscono 5 strategie da adottare. La prima è identificare il carico mentale ed effettivo, creando con gli altri abitanti della casa una lista di ciò che deve essere fatto, sottolineando rispettosamente la differenza di percezione e concordando sui termini. Il secondo consiglio è quello di essere positivi e riconoscere lo sforzo degli altri: i comportamenti non esattamente corretti non dovrebbero essere stigmatizzati, è molto inefficace. Mostrare pazienza perché ciò che è facile per alcuni è difficile per altri.

Terzo, procedere per piccoli passi: incoraggiare qualcuno a prendersi la propria parte del carico potrebbe richiedere tempo. Puntare troppo in alto è inefficace; i compiti assegnati dovrebbero diventare un’attività gratificante per tutti, stimolando il rilascio di dopamina.

La penultima regola è di utilizzare promemoria senza essere ossessivi, come app, post-it e adesivi per elencare le cose da fare e da chi, mentre il quinto punto spiega che usare il giusto tono di voce è una mossa vincente. L’empatia deve essere al centro del cambiamento. Le ingiunzioni autoritarie sono inefficaci e portano a litigi, i ringraziamenti ripagano sempre.

Conclusione

Per non rischiare di essere sopraffatti dal mental load, compromettendo così la serenità personale e familiare, è importante cambiare prospettiva e fare il possibile per semplificarsi la vita. Alleggerirsi e raggiungere un buon equilibrio è possibile ed è la chiave per sentirsi più felici.

Gli italiani preferiscono la spesa green e comprano direttamente dal contadino

Fare la spesa a chilometri zero in filiere corte, con l’acquisto di prodotti locali taglia del 60% lo spreco alimentare rispetto ai sistemi alimentari tradizionali. La vendita diretta dell’agricoltore rappresenta infatti la prima garanzia sulla sostenibilità di quanto si porta in tavola.

Nel 2024 quasi due italiani su tre (64%) hanno fatto la spesa almeno una volta in un mercato contadino. È quanto emerge da una analisi di Coldiretti su dati di  Noto Sondaggi diffusa in occasione della Giornata della gastronomia sostenibile che si festeggia il 18 giugno.

I vantaggi di consumare frutta e verdura che viaggiano a km zero

Ma la vendita diretta dal contadino consente anche di abbattere le migliaia di chilometri che frutta e verdura stranieri percorrono in media prima di giungere sulle tavole degli italiani, tutelando così l’ambiente con la riduzione delle emissioni in atmosfera dovute alla combustione di benzina e gasolio.

Un’opportunità resa possibile dalla presenza in Italia della più estesa rete organizzata di mercati contadini, che conta 15 mila agricoltori coinvolti in circa 1.200 farmers market del network di Campagna Amica.

La Dieta Mediterranea minacciata dal Nutriscore 

I mercati dei contadini non sono solo un luogo di commercio, ma negli anni sono diventati dei veri e propri ‘laboratori’. Ovvero, centri di divulgazione  e conoscenza dei prodotti. Attraverso il contatto stretto con i consumatori, i mercati di Campagna Amica hanno favorito la diffusione di una corretta cultura alimentare fondata su qualità, sicurezza, legame col territorio e rispetto dei principi della Dieta Mediterranea.

Un regime alimentare che oggi è messo a rischio dalla diffusione di sistemi ingannevoli, come il Nutriscore. Il sistema francese di etichettatura dei prodotti alimentari, pensato per semplificare l’identificazione dei valori nutrizionali di un prodotto alimentare, di fatto boccia le eccellenze del Made in Italy a tavola.

La vetrina dell’agricoltura più green d’Europa

M ogni caso, i mercati contadini rappresentano la vetrina di un’agricoltura italiana che oggi risulta la più green d’Europa. Può infatti contare su 5.450 specialità ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni e censite dalle Regioni, 325 specialità Dop e Igp riconosciute a livello comunitario, e 415 vini Doc e Docg. Oltre a circa 86 mila aziende agricole biologiche e, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Efsa, una percentuale di appena lo 0,5% di prodotti agroalimentari nazionali con residui chimici irregolari. Cinque volte in meno rispetto ai prodotti di importazione, il cui tasso di non conformità è pari in media al 2,6%.

Italia, perchè il sovrappeso sta diventando un problema?

Nonostante tutte le indicazioni relative a una corretta alimentazione, e nonostante la qualità della dieta mediterranea, noi italiani non ci comportiamo così bene a tavola. Anzi. In Italia, quattro persone su dieci sono in sovrappeso e una su dieci è obesa. Questi dati preoccupanti emergono dalla sorveglianza Passi e Passi d’Argento dell’Istituto Superiore di Sanità, riferiti al biennio 2022-2023. Il campione è rappresentativo di almeno l’80% delle Asl.

Frutta e verdura? Non se ne consuma abbastanza

Nonostante le linee guida per una corretta alimentazione raccomandino il consumo di cinque porzioni giornaliere di frutta e verdura, il consumo effettivo è lontano da queste indicazioni. Solo il 7% degli italiani adulti consuma le cinque porzioni raccomandate. Il 45% delle persone consuma almeno tre porzioni al giorno, mentre il 52% si ferma a una o due porzioni.

L’abitudine al consumo delle cosiddette “five a day” è più diffusa tra le donne, le persone con meno problemi economici e cresce con l’età, ma si arresta tra gli over 65, dove la percentuale di chi consuma almeno tre porzioni al giorno è al valore più basso dal 2016.

Fattori che influenzano l’eccesso di peso

L’eccesso di peso è più frequente tra gli uomini, tra le persone con difficoltà economiche e con un basso livello di istruzione. Alcune regioni del Sud Italia, come Molise, Campania, Basilicata e Puglia, registrano le percentuali più alte di persone in sovrappeso, sfiorando la metà della popolazione residente.

Il sovrappeso e l’obesità sono più comuni nelle fasce d’età più giovani (18-34 anni), mentre tendono a diminuire tra i 50 e i 69 anni. Tra le donne, il sovrappeso è in aumento, ma non ci sono differenze di genere per quanto riguarda l’obesità.

Consigli medici e dieta

Meno della metà delle persone in sovrappeso dichiara di aver ricevuto dal proprio medico il consiglio di perdere peso. Questo consiglio viene dato principalmente alle persone obese, molto meno a quelle in sovrappeso. Tuttavia, tra coloro che ricevono il consiglio medico, la percentuale di chi segue una dieta è significativamente maggiore (46%) rispetto a chi non riceve alcun consiglio (17%).

Situazione degli over 65

Tra gli over 65, oltre la metà (56%) è in sovrappeso, con il 41% in sovrappeso e il 15% obeso. Con l’avanzare dell’età, specialmente tra gli over 75, si osserva un calo ponderale fisiologico, ma ciò non diminuisce l’importanza di monitorare il peso e mantenere un’alimentazione equilibrata per garantire una buona qualità della vita.

In sintesi, l’Italia si trova di fronte a sfide significative in termini di sovrappeso e obesità, aggravate da un consumo insufficiente di frutta e verdura. È essenziale promuovere stili di vita sani e migliorare la consapevolezza dell’importanza di una corretta alimentazione.

Spreco alimentare: come contrastare il fenomeno in Italia?  

Forse bisognerebbe tornare a seguire il consiglio della nonna: “non bisogna sprecare nulla”. Negli ultimi decenni, infatti, si è un po’ perso il senso del rispetto del cibo. Tanto che oggi lo spreco alimentare è una reale piaga economica e ambientale, anche nel nostro Paese. In Italia, ogni anno si sprecano circa 1,5 miliardi di chili di cibo, con effetti dirompenti sull’economia, sulla sostenibilità e sull’ambiente. Questo spreco non solo comporta un ingente dispendio energetico, ma crea anche gravi problemi legati allo smaltimento dei rifiuti. L’analisi della Coldiretti, basata su dati di Waste Watcher, in occasione dell’Earth Overshoot Day 2024, evidenzia come il consumo alimentare e i trasporti siano i principali responsabili di questo fenomeno.

Frutta e pane gli alimenti più buttati

Secondo Coldiretti, la frutta è l’alimento più sprecato in Italia, con una media di 1,3 chili a persona che finiscono nella pattumiera ogni anno. Seguono il pane, con oltre 1 chilo pro capite, aglio, cipolle e tuberi. Anche l’insalata e le verdure sono spesso condannate a finire nel secchio dell’umido, causando perdite economiche per le famiglie italiane pari a quasi 7,5 miliardi di euro. Questo spreco rappresenta un problema non solo economico, ma anche etico, dato che una grande quantità di cibo perfettamente consumabile viene gettata via.

Le attività di sensibilizzazione

Per contrastare questo problema, Coldiretti è impegnata in attività di sensibilizzazione attraverso il progetto dei mercati di Campagna Amica. Questa iniziativa promuove il contenimento degli sprechi alimentari, supportando le realtà locali e riducendo l’impatto ambientale dei lunghi trasporti. I mercati di Campagna Amica offrono prodotti freschi, che durano di più, contribuendo a diminuire la quantità di cibo sprecato e a garantire una maggiore sostenibilità.

Strategie per non sprecare  

Le strategie per risparmiare a tavola possono essere molteplici. Coldiretti suggerisce pratiche come la cucina degli avanzi, l’uso della doggy bag al ristorante, il ritorno del pranzo portato da casa in ufficio e la coltivazione di orti sul balcone. Anche fare la lista della spesa con attenzione alla data di scadenza può aiutare a ridurre lo spreco alimentare. Un segnale positivo è dato dall’aumento delle presenze nei mercati contadini a chilometro zero, indicativo di una crescente consapevolezza tra i cittadini.

Per concludere

Lo spreco alimentare in Italia è un problema serio che richiede interventi a diversi livelli. La sensibilizzazione e l’adozione di buone pratiche possono contribuire significativamente a ridurre gli sprechi, con benefici per l’economia, l’ambiente e la sostenibilità complessiva del sistema alimentare. Coldiretti, attraverso le sue iniziative, continua a lavorare per un futuro più sostenibile, promuovendo comportamenti responsabili e consapevoli tra i consumatori italiani.

Riforma del Catasto: cosa cambia per proprietari, IMU e ISEE nel 2024

Ora la riforma sembra essere alle porte e anche se il 2024 non sarà l’anno buono, molto probabilmente il cambiamento, annunciato, ci sarà nei prossimi anni.
I dati catastali, di fatto non solo in linea con quelli del mercato immobiliare e quanto si annuncia, ormai, da diversi anni, è un obiettivo primario di ogni governo che si è succeduto nell’ultimo periodo.
Del resto, la riforma del Catasto è un cambiamento necessario, dato che l’ultima revisione risale a circa 30 anni fa.

Con la riforma l’aumento delle rendite catastali potrebbe variare non solo da città a città, ma anche da Comune a Comune. Se si parla della media nazionale, infatti, l’aumento della rendita sarà del 128%. Appare evidente, però, che le impennate degli aumenti delle rendite catastali che si registreranno nelle città nevralgiche come Roma (+183%) e Milano (+123%) non sono assolutamente paragonabili con quelle che si verificheranno in piccoli Comuni montani.
Le differenze, quindi, si avranno in base alla Regione, ma saranno influenzate anche da dinamiche del mercato immobiliare e dalle decisioni degli enti locali, riporta Money.it.

Obiettivo: adeguare la tassazione in base agli attuali valori di mercato

In ogni caso, obiettivo principale della riforma è migliorare l’accuratezza dei dati catastali degli immobili e adeguare la tassazione in base ai valori di mercato attuali.
Insomma, la tanto attesa riforma del Catasto, annunciata per il 2024, porta con sé una serie di conseguenze significative per i proprietari di immobili. Con particolare riguardo all’IMU e all’ISEE, l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente.

Secondo le previsioni degli esperti, l’aumento medio dell’IMU potrebbe essere significativo, pari a un incremento medio di circa 1150 euro.
Questo porterebbe la media dell’IMU da 896 a 2.046 euro. Si tratta di un aumento dovuto principalmente all’incremento del valore catastale della prima casa, che si stima possa aumentare di circa 75.000 euro.

Addio a bonus e agevolazioni per tante famiglie

L’aumento del valore catastale delle proprietà avrà sicuramente delle ricadute sull’ISEE, e di conseguenza limiterà, per molte famiglie, la possibilità di accesso a bonus e agevolazioni.
È importante sottolineare che gli effetti di questa riforma dipenderanno da vari fattori, tra cui le caratteristiche specifiche dell’immobile e le dinamiche del mercato immobiliare locale.

Tuttavia, è evidente che la riforma del catasto avrà un impatto significativo sui bilanci delle famiglie, e potrebbe richiedere un adeguamento delle politiche fiscali e sociali per mitigare le conseguenze negative per i ceti più vulnerabili.

I documenti catastali si possono richiedere online

La consultazione dei documenti catastali può essere effettuata comodamente online. Grazie alle moderne tecnologie, è possibile accedere alle banche dati catastali tramite piattaforme web dedicate. Questo permette ai cittadini di ottenere informazioni aggiornate e precise sulle proprietà immobiliari senza doversi recare fisicamente presso gli uffici.

Attraverso procedure telematiche intuitive e sicure, è possibile richiedere visure catastali, mappe e altre informazioni pertinenti al Catasto in modo rapido ed efficiente, garantendo una maggiore accessibilità e comodità per tutti i cittadini.

Perché in Italia aumentano i finanziamenti per il matrimonio?

I costi per organizzare un matrimonio nel corso del tempo sono aumentati sensibilmente: se negli anni ‘80 tra abiti, partecipazioni, fiori e cerimonia bastavano poco più di 7.000 euro, negli ultimi due anni gli sposi in media hanno speso quasi il doppio. Tanto che tra chi non si è sposato il 21% ha rinunciato per ragioni di natura economica. Per lo stesso motivo, più di 7 coppie su 10 hanno dovuto chiedere un aiuto. E se i genitori restano la prima opzione, cresce il numero degli sposi che opta per un prestito personale.

Ma c’è anche chi non bada a spese, e sempre negli ultimi due anni la quota di chi ha pagato tra 20.000 e 50.000 euro è passata dal 3% al 21%.
Secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, in media per convolare a nozze gli italiani hanno speso 13.721 euro.

Importo medio richiesto: 9.000 euro da restituire in 5 anni

Negli anni ’80 e ’90 chiedere un prestito per pagare le spese legate a matrimoni o cerimonie era una pratica quasi del tutto assente, ma negli ultimi due anni la percentuale degli sposi che ha chiesto un prestito è arrivata al 10%.
Chi ha fatto domanda di finanziamento ha puntato a ottenere, in media, poco più di 9.000 euro, con piano di ammortamento di 5 anni. Da notare anche l’aumento dell’età media dei richiedenti, passata da 39 a 41 anni.
Quanto all’andamento territoriale delle domande di prestito, le regioni dove il peso percentuale di questo tipo di finanziamento è maggiore sono Campania, Puglia, Sicilia e Calabria.

Al Sud per sposarsi si spende anche il 17% in più

Il budget necessario per la cerimonia è più alto nelle regioni del Sud Italia e nelle Isole, dove, in media, si spende tra il 14% e il 17% in più rispetto al Nord, anche in funzione del numero degli invitati. Se al Nord i partecipanti al matrimonio sono in generale meno di 80, al Sud e nelle Isole arrivano a 110, e addirittura nel 10% dei casi tra 200 e 300.
Insieme al numero di invitati, rimasto sostanzialmente stabile nel corso del tempo, resiste al passare delle generazioni l’usanza di sposarsi nella regione di origine di almeno uno dei due sposi. Solo il 4% delle coppie ha scelto di celebrare il matrimonio fuori da questi confini.

Lista nozze sempre in voga, ma il viaggio è il regalo preferito

A cambiare su base territoriale e generazionale, invece, sono i regali. La busta con i ‘contanti’ è da 40 anni il regalo più comune (50%), mentre cala significativamente la percentuale di chi regala un oggetto fisico (47% anni ’80, 23% oggi).

La lista nozze, invece, continua a essere utilizzata, seppur meno rispetto al passato (48% quarant’anni fa, 36% oggi), mentre è cresciuto notevolmente l’uso del bonifico come contributo al viaggio di nozze (6% inizio 2000, oggi 26%)
Al viaggio di nozze, in effetti, non si rinuncia, tanto che 8 coppie su 10 lo fanno, anche se ormai più di una coppia su quattro sceglie di partire lontano dalla cerimonia.

Ponti di primavera, dove hanno scelto di andare gli italiani?

La primavera porta con sé l’opportunità irrinunciabile di pianificare una vacanza, senza la necessità di cercare mete esotiche, ma preferendo invece luoghi vicini che offrano relax, belle passeggiate, e la possibilità di godere del mare, della montagna e di località ricche dal punto di vista artistico. Questo spirito ha guidato 13,9 milioni di italiani a viaggiare tra il 25 aprile e il primo maggio, rispettivamente in occasione dell’Anniversario della Liberazione e della Festa dei Lavoratori.

Vacanza lunga per 4 milioni di fortunati

In particolare, 4,1 milioni di italiani hanno deciso di “allungare” la vacanza, utilizzando entrambe le festività, mentre 4,6 milioni hanno optato per il solo 25 aprile e 5,2 milioni per il primo maggio. Il calendario di quest’anno, con il 25 aprile che cade di giovedì e il primo maggio di mercoledì, ha certamente influenzato le scelte di viaggio.

Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, ha commentato i risultati dell’indagine condotta da Tecnè per la federazione degli albergatori, evidenziando che la maggioranza degli italiani ha scelto di restare in Italia per le vacanze, confermando una tendenza consolidata nel tempo che favorisce il settore turistico nazionale. Inoltre, ha sottolineato l’affetto degli italiani per le strutture ricettive italiane, con gli alberghi in prima posizione tra le preferenze dei viaggiatori.

Mare Italia per il 25 aprile

Per quanto riguarda il 25 aprile, il 90,2% degli intervistati ha scelto di restare in Italia, con le mete preferite che includono il mare (39,7%), le località d’arte (25,6%) e la montagna (13,7%). Per coloro che hanno optato per l’estero, le capitali europee sono state la scelta principale (74,5%), seguite dal mare (17,1%). L’albergo è stato l’alloggio preferito (39,9%), con una durata media della vacanza di 4,3 giorni e una spesa media pro capite di 439 euro.

L’albergo è la sistemazione preferita 

Per il primo maggio, il 95,7% degli italiani ha scelto di restare in Italia, con le preferenze di destinazione che riflettono quelle del 25 aprile. Anche in questo caso, l’albergo è stato l’alloggio preferito (49,5%), con una durata media della vacanza di 3,1 giorni e una spesa media pro capite di 379 euro.

485 euro la spesa media pro capite

Complessivamente, 4,1 milioni di italiani hanno deciso di approfittare di entrambe le festività, con una spesa media pro capite di 485 euro. La motivazione principale per le vacanze è stata il riposo e il relax (63,2%), seguito dal divertimento (30,0%).
Tra coloro che non hanno pianificato una vacanza, la maggioranza ha citato motivi economici come ragione principale per la loro scelta.