Cauto ottimismo per le sfide globali: come sarà il 2025?

Nonostante le sfide che hanno caratterizzato il 2024, dopo tre anni l’economia globale mostra i primi segni di stabilizzazione, con una crescita particolarmente robusta in Asia meridionale, e gli sviluppi tecnologici offrono spiragli di speranza. Allo stesso tempo, disastri naturali, inondazioni e incendi sono severi promemoria della crisi climatica in corso.

Secondo l’annuale Ipsos Predictions Survey 2025, condotto in 33 Paesi la maggior parte degli intervistati (71%) ritiene che il 2025 sarà migliore del 2024, percentuale in leggero aumento (+1%) rispetto all’anno precedente, ma inferiore ai dati registrati prima della pandemia.
In Italia, al contrario, la percentuale di ottimisti è più contenuta e in diminuzione di un punto rispetto al 2023. 

Economia e tecnologia

Le preoccupazioni economiche a livello globale rimangono elevate: la maggioranza delle persone prevede un aumento di inflazione (70%), tasse (74%), disoccupazione, prezzi. In particolare, il 79% ritiene che i prezzi cresceranno più rapidamente dei redditi.
Anche in Italia il 79% degli intervistati ritiene che i prezzi aumenteranno più rapidamente dei redditi e il 64% prevede un’inflazione più alta nel 2025.

Quanto alla tecnologia, l’opinione pubblica mondiale ne ha una visione complessa e spesso contraddittoria. Globalmente, la paura delle perdite di posti di lavoro causate dall’AI (65% Italia) continua a superare le aspettative di creazione di posti di lavoro (30% Italia). Inoltre, diminuisce leggermente l’intenzione di ridurre l’uso dei social media (41% Italia), ma cresce la preoccupazione per la privacy e la perdita di dati personali (53% Italia).  

Sicurezza e società

Un senso prevalente di disagio avvolge le persone di fronte a un futuro complesso e incerto. La minaccia di un conflitto nucleare rimane significativa, con il 49% che ne valuta la probabilità (40% Italia), così come l’ansia per un’AI fuori controllo (35% globale e Italia), e il pessimismo riguardo la risoluzione dei conflitti in corso. In Italia, soltanto il 23% crede che il conflitto in Ucraina possa concludersi nel 2025 e solo il 19% è fiducioso in una risoluzione del conflitto in Medio Oriente.  

Nel complesso, questa prospettiva rivela un mondo alle prese con minacce tecnologiche in continua evoluzione e conflitti geopolitici persistenti, che delineano un futuro complesso e incerto. 

Ambiente

Le previsioni per il 2025 rivelano un mondo sempre più ansioso per il cambiamento climatico, ma meno fiducioso nelle soluzioni governative e tecnologiche. Un crescente disagio che sottolinea l’urgente necessità di cooperazione globale e approcci innovativi.

L’80% a livello globale e il 78% in Italia prevede un aumento delle temperature, il 72% a livello globale e il 77% in Italia prevede anche eventi meteorologici più estremi. Il 42% degli intervistati (49% Italia) ritiene che zone del proprio Paese diventeranno inabitabili. Ma se il 52% crede che i propri governi introdurranno obiettivi di emissione più severi (Italia 37%) solo il 32% crede che verrà sviluppata una tecnologia rivoluzionaria in grado di arrestare il cambiamento climatico (Italia 20%).  

Democrazia: nel 2024 è sinonimo di insoddisfazione

La seconda edizione dell’indagine globale Ipsos sullo stato della democrazia evidenzia un sentimento di insoddisfazione. In particolare, in Stati Uniti, Francia, Spagna e Italia, dove il 51% dei cittadini si dichiara insoddisfatto.
Al contrario, il bilancio è positivo in Svezia, Paesi Bassi e Polonia. La Svezia è l’unica con la maggioranza (68%) soddisfatta del funzionamento democratico. 

In generale, però, negli ultimi cinque anni prevale l’idea di una graduale erosione della qualità democratica in tutti i Paesi, a eccezione della Polonia.
Il caso più eclatante è la Francia, dove il 74% percepisce un peggioramento, mentre in Italia è il 45% a riportare un’opinione negativa.

Maggior soddisfazione a livello locale

È il governo locale quello in cui i cittadini si sentono meglio rappresentati. In Italia, il 44% si sente rappresentato dalle istituzioni comunali, il 37% da quelle regionali e solo il 31% dal governo nazionale. 

Parallelamente, migliora la percezione delle istituzioni sovranazionali, soprattutto in funzione di difesa della democrazia dalle minacce esterne. Ad esempio, il 50% di francesi, olandesi e polacchi si sente rappresentato dalla UE. In Italia, il 39%. 
Nonostante persista lo scetticismo sulla capacità di produrre risultati concreti per i cittadini, UE e NATO emergono come i principali difensori della democrazia.

Distanza tra il popolo e i leader politici

La convinzione diffusa però è che il sistema democratico favorisca principalmente le élite economiche e politiche a discapito dei singoli. Un sentimento particolarmente evidente in Italia (60%), Francia (57%) e Croazia (77%).

Prevale poi l’idea che il sistema economico sia sbilanciato a favore di ricchi e potenti (Italia 77%), con la fiducia nei leader politici ai minimi livelli. Solo il 2% di italiani e croati crede che i politici mantengano le promesse.
Tutto ciò si traduce in un desiderio di cambiamento radicale (Italia 56%), ma l’idea di attribuire maggiori poteri a presidenti o primi ministri è considerata ‘troppo rischiosa’ (Italia ancora 56%).

Partecipazione politica tra scetticismo e sacralità del voto

Una percentuale non trascurabile della popolazione si impegna in attività diverse dal voto, come firma di petizioni (31,6% in media), boicottaggio di prodotti (27,9%), espressione di opinioni politiche sui social media (16,5%), partecipazione a manifestazioni (10,3%).
L’idea di una partecipazione attiva in politica non convince del tutto ma non è considerata del tutto inutile. In Italia il 32% ritiene che partecipando in prima persona si possano cambiare le cose, mentre il 35% lo ritiene inutile.

Il voto rimane comunque il fulcro della partecipazione democratica. In tutti i Paesi, una netta maggioranza ne riconosce l’utilità.
Solo una minoranza considera inutile anche questa forma di partecipazione, con percentuali che variano dal 9% in Svezia al 39% in Croazia. In Italia, il 20%.

Quattro regioni del Sud al top per crescita di valore aggiunto. Ma il Nord-Ovest corre di più

Tra il 2022 e il 2023 il valore aggiunto cresce in tutta Italia, ma sul podio della classifica provinciale per tassi di incremento salgono quattro realtà del Sud. Non accadeva da oltre vent’anni.
Chieti e Agrigento sono infatti le ‘gazzelle’ d’Italia, con una crescita pari merito del valore aggiunto del +7,85% rispetto al 2022, staccando di pochissimo Caltanissetta e Catania (entrambe +7,83%). 

Tuttavia, a fronte di una media nazionale del +6,55% è ancora il Nord-Ovest a correre più veloce (+6,73%) rispetto al Mezzogiorno (+6,59%). 
È quanto risulta dall’analisi realizzata dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere sul valore aggiunto provinciale nel 2023. 

Milano ancora prima per ricchezza prodotta pro-capite

Nel 2023, in valori assoluti, con 62.863 euro a testa Milano si conferma per il 22° anno consecutivo la prima provincia italiana per ricchezza prodotta pro-capite, rincorsa da Bolzano (52.811) e Bologna (43.510).
Sul lato opposto, nonostante il balzo, Agrigento (17.345), relegata all’ultimo posto della graduatoria.

A premiare lo sprint del Sud è soprattutto l’andamento del valore aggiunto prodotto dall’industria e dalla PA. Nell’industria nel 2023 la crescita è del 5,46%, meglio di Nord-Est (+4,66%), Nord-Ovest (+4,13%) e Centro (+3,85%).
Non a caso, 8 province delle prime 10 che mettono a segno le performance migliori sono del Sud, di cui 5 siciliane. 
Salgono poi a 9 le province meridionali che svettano nella top ten del valore aggiunto registrato dal comparto PA e altri servizi. Il Sud complessivamente segna +3,24%, seguito da Nord-Ovest (+2,59%), Centro (2,29%), Nord-Est (+2,20%)

Pavia indietreggia, Trieste rimonta

Se Milano, Bolzano e Bologna si mantengono salde nelle prime tre posizioni Sondrio (31.636 euro a testa nel 2023) e Benevento (20.067) registrano il balzo più consistente, con un recupero di tre posizioni ciascuna.

Sul fronte opposto, ad arretrare maggiormente sono Pordenone, Rimini, Grosseto, Taranto, Crotone, Nuoro.
In vent’anni, però, è Trieste a scalare maggiormente i gradini della classifica, passando dal 39° al 10° posto.
E se Pavia tra il 2003 e il 2023 è la provincia che indietreggia di più (-24 posizioni) colpisce la perdita di ‘smalto’ di Fermo e Prato, prima e seconda provincia italiana per incidenza di addetti nel settore tessile/abbigliamento/cuoio/calzature, che arretrano rispettivamente di 21 e 20 posizioni. 

In Piemonte in vent’anni peggiorano tutte le province

Negli ultimi vent’anni sono aumentate le differenze tra le diverse economie locali, mettendo in luce uno sviluppo diseguale anche all’interno delle stesse macroaree e regioni italiane.
Tra il 2003 e il 2023, 65 province su 107 hanno peggiorato il loro valore aggiunto pro-capite rispetto alla media nazionale.

Questo fenomeno paradossalmente colpisce di più il Nord-Ovest, che in vent’anni segna un peggioramento della ricchezza prodotta pro-capite nell’84 % delle province. In pratica, 21 province su 25, tutte quelle piemontesi e 10 lombarde.
Anche al Centro il tema è presente, e riguarda il 68% delle province (15 su 22). Meno complesso appare al Sud, con ‘solo’ la metà delle province in sofferenza (19 su 38), e al Nord-Est, con il 45% delle province, 10 su 22. 

Carovita: ai single vivere costa quasi il doppio

Il Single’s Day è la giornata internazionale dedicata ai single, che si celebra ogni anno l’11 novembre. La ricorrenza, nata in Cina, è ormai diffusa in tutto il mondo, ed è simbolicamente fissata proprio l’11/11, dove l’1 rappresenta il ‘cuore solitario’.

In Italia, si contano 8,8 milioni di ‘cuori solitari, persone che vivono sole e si trovano ad affrontare un costo della vita quasi doppio (+80%) rispetto a quello sostenuto da una famiglia media, composta da tre persone, per ogni singolo membro.
Il dato emerge da un’analisi Coldiretti su dati Istat, diffusa proprio alla vigilia del Single’s Day 2024.

Il gap economico è in tutti i settori, e i motivi sono gli stessi

“Il gap economico si riscontra praticamente in tutti i settori – commenta Coldiretti -. La spesa media per alimentari e bevande di un single è di 337 euro al mese, il 53% superiore alla spesa media di ogni componente di una famiglia tipo di 3 persone, che è pari a 220 euro.

I motivi della maggiore incidenza della spesa a tavola – continua la Coldiretti – sono certamente da ricercare nella necessità di acquistare spesso maggiori quantità di cibo per la mancanza di formati adeguati, che comunque anche quando sono disponibili risultano molto più cari di quelli tradizionali”.

Cibo: un conto salato anche a causa degli sprechi

“Collegato a questo aspetto è anche l’elevata presenza di sprechi – aggiunge l’associazione -, ma a rendere più salato il conto è pure la tendenza, specie delle fasce più giovani e con meno tempo a disposizione a causa del lavoro, ad acquistare piatti pronti e ultra-trasformati, che costano di più. Ciò causa un duplice danno, al portafoglio e alla salute, considerato che si tratta spesso di pietanze con l’aggiunta di aromi, esaltatori, di sapidità, emulsionanti, edulcoranti, addensanti, agenti anti-schiuma, glassanti e molto altro, in varie fasi della produzione”.

Dall’affitto alle bollette: abitare da soli costa il 156% in più 

“Se si guarda all’abitazione e alle bollette per le persone sole, poi, l’aumento di costi è più del doppio, il 156%, rispetto alla media pro capite di una famiglia tipo di tre persone – sottolinea ancora l’associazione – . D’altra parte gli appartamenti e le case più piccole hanno prezzi più elevati al metro quadro sia in caso di acquisto sia di affitto, e usare l’automobile da soli costa di più come pure riscaldare un appartamento”.

Per gli anziani vivere da soli non è una scelta volontaria

“Tuttavia, questo divario si riflette anche su altri aspetti della vita quotidiana, con rincari significativi nella salute (+87%) e nei trasporti (+16%). Ma la scelta di vivere da soli – conclude la Coldiretti – non è sempre volontaria. Spesso è una conseguenza dell’invecchiamento della popolazione, con un numero crescente di anziani che si ritrovano soli in casa, e fanno fatica a far fronte alle spese di ogni mese”.

I numeri delle piattaforme online nei primi sei mesi del 2024

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha rilasciato i dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni relativo al primo semestre 2024.
A giugno 2024, in Italia hanno navigato in rete 44 milioni e 316mila utenti unici. In media, oltre 72 ore ciascuno.

Ai primi posti della graduatoria si confermano siti web e applicazioni dei big player internazionali (Google, META, Amazon, Microsoft), seguiti dalle piattaforme di alcuni gruppi editoriali e operatori nazionali (GEDI Gruppo editoriale, Cairo Communication/Rcs Mediagroup, Poste Italiane).
Sui siti/applicazioni di informazione generalista a giugno si sono registrati 38 milioni e 788mila utenti unici, +2,1% (+784mila visitatori) rispetto a giugno 2023.

L’analisi delle ore complessivamente trascorse sulle diverse piattaforme nel primo semestre 2024 evidenzia andamenti disomogenei. Ad esempio, Netflix da circa 185 milioni di ore complessive realizzate nel primo semestre 2023 passa a 173 milioni di ore, all’opposto, Amazon Prime Video, da 26 milioni di ore passa a quasi 34 milioni.

Amazon conquista oltre 35.755.000 utenti

A giugno 2024, gli utenti unici delle piattaforme online di e-commerce sono stati oltre 39 milioni (+1.336mila).
Ai primi posti, i siti e le applicazioni di e-commerce di proprietà di Amazon, con oltre 35 milioni e 755mila utenti unici (+1,8% rispetto a giugno 2023), seguite da eBay, con 15 milioni e 929mila visitatori (-2,5%) e AliExpress (Alibaba Group), oltre 13 milioni e 772mila (+23,1%).

Passando a portali e community che offrono in maniera prevalente contenuti generati dai propri utenti, fra cui siti e applicazioni di social network, con oltre 39 milioni e 496mila utenti unici raggiunti a giugno 2024, evidenziano una crescita annua di visitatori (+1.295mila) e tempo dedicato alla navigazione (24 ore/53 minuti, +3 ore).

META cresce, segno meno per X e Linkedin

Quanto ai servizi di social networking, ai primi posti le piattaforme riconducibili al gruppo META. Facebook, con 37,2 milioni di utenti e Instagram, con 33,8 milioni di visitatori, ottengono una crescita rispettivamente dell’2,8% e del 6,4%.

Altrettanto significativa l’evoluzione di Tik Tok (Gruppo Bytedance) che ha registrato un incremento dei propri visitatori del 7,1%.
Tendenza contraria si osserva sia per X sia per LinkedIn, rispettivamente, -6,9% e -9,7%, nel confronto degli utenti unici raggiunti rispetto a giugno 2023.

Now +24,9%, Netflix -8,7%

Quanto alle piattaforme che offrono servizi di video-on-demand (VOD) a pagamento, a giugno 2024 raggiungono14 milioni e 355mila navigatori unici (+218mila) e circa 40 milioni di ore (+1,6%). 
Nei primi tre mesi 2024 Netflix perde l’8,7% di utenti unici, Amazon Prime Video ne guadagna il 5%, Disney+, il 6,2%, Now (Sky) il 24,9%.

Le piattaforme VOD che offrono servizi gratuiti (oltre 34 milioni di navigatori unici) risultano invece in contrazione. Tra queste, le più visitate in termini di utenti unici medi mensili sono News Mediaset Sites (21,2 milioni), Sky TG24 (9,1 milioni) e RaiPlay (7,9 milioni).
In crescita, però, sia tempo di navigazione (24 milioni e 840mila ore, +2,7%) sia ore trascorse da ciascun navigatore (43 minuti, oltre 3 ore rispetto a giugno 2023).

Mutui immobiliari: nei primi 9 mesi 2024 in risalita del +7,2% 

Secondo i dati del Sistema di Informazioni Creditizie EURISC nei primi 9 mesi del 2024 in Italia continua la risalita per la domanda di mutui, che spinge il numero delle interrogazioni a un incremento del +7,2%.
Nel solo mese di settembre, la domanda è arrivata a sfiorare addirittura il +19%.
Sale leggermente anche l’importo medio richiesto, che raggiunge un valore complessivo di 146.469 euro.

Dalla metà del 2023 le richieste di mutui immobiliari da parte delle famiglie italiane hanno infatti intrapreso una lenta crescita, spingendo la domanda verso livelli pre-pandemia.
Ma analizzando i dati nella loro interezza, si osserva che nel primo semestre dell’anno il fenomeno delle surroghe ha segnato un +17,6%, mentre i nuovi mutui erogati si sono contratti del -10,5%.

Il 30,5% delle richieste è per importi tra 100.000 e 150.000 euro

Per quanto riguarda la distribuzione per fascia di importo, nei primi nove mesi del 2024 le richieste di mutuo per importi compresi tra 100.000 euro e 150.000 euro restano ancora la soluzione preferita dalle famiglie italiane, rappresentando il 30,5% del totale delle interrogazioni.

Nel III trimestre dell’anno, l’importo medio richiesto subisce inoltre un leggero aumento, pari al +1,6%, raggiungendo un valore medio complessivo pari a 146.469 euro.
Lo stesso trend si registra nel singolo mese di settembre, dove l’aumento dell’importo medio sale del +1,8%.

Il 61,3% dei richiedenti ha tra 25 e 44 anni

Per quanto riguarda la fascia di età dei richiedenti, emerge che coloro che hanno un’età tra i 25 e i 44 anni rappresentano il 61,3% del totale, mentre il 32,8% è composto da chi ha tra i 45 e i 64 anni.
Inoltre, quasi 9 richieste su 10 prevedono piani di rimborso dai 10 anni in su.

Ne consegue, che la scelta preferita dalle famiglie rimane quella dei finanziamenti dilazionati nel tempo per non appesantire il bilancio familiare. A maggior ragione. in tempi dove l’inflazione spinge verso l’alto il costo della vita.

Nel 2050 più di un finanziamento su due sarà “green”

“Una politica monetaria che torna a essere espansiva, e con possibili ulteriori tagli dei tassi per fine anno, infonde maggiore fiducia nelle famiglie italiane che ritornano a programmare spese di lungo periodo – ha spiegato Simone Capecchi, Executive Director di CRIF -. Un altro volano per il comparto dei mutui immobiliari sarà quello dell’effetto della Direttiva Case Green (EPBD). Dal nostro osservatorio prevediamo infatti che i finanziamenti green raggiungeranno nel 2030 percentuali che oscillano tra il 24% e il 30%, e nel 2050 più di un mutuo su due sarà verde”,.

Google, a cosa serve la spunta blu apparsa accanto ad alcuni link?

Google sta sperimentando un nuovo sistema di verifica per migliorare l’affidabilità dei risultati di ricerca, aggiungendo un segno di spunta blu accanto ai link di alcuni siti aziendali.

Questo segno di autenticità, simile a quello già visto in Gmail con il sistema BIMI (Brand Indicators for Message Identification), indica che il sito web è legittimo e non una replica creata per frodi o phishing. Aziende come Meta, Apple, Microsoft e Amazon sono tra quelle che hanno già ricevuto questo segno distintivo nei risultati di ricerca.

Un segnale che indica affidabilità  

Alcuni utenti hanno notato la comparsa di questi segni di spunta blu, che appaiono accanto ai link di aziende verificate. Passando il mouse sul segno, viene visualizzato un messaggio che spiega: “I segnali di Google suggeriscono che questa azienda è ciò che dichiara di essere”.

Secondo Molly Shaheen, portavoce di Google, l’esperimento mira a semplificare il processo di identificazione dei siti affidabili, riducendo il rischio per gli utenti di imbattersi in truffe o phishing. La verifica si basa su diversi fattori, tra cui il controllo del sito web, i dati forniti attraverso il Merchant Center di Google e verifiche manuali aggiuntive.

Il ruolo del sistema BIMI

Questo nuovo sistema sembra essere un’estensione di BIMI, già utilizzato da Google per visualizzare segni di spunta accanto ai mittenti di email verificati in Gmail.

Grazie a BIMI, i loghi aziendali appaiono accanto ai messaggi provenienti da mittenti sicuri, contribuendo a creare fiducia e sicurezza per gli utenti. L’introduzione di un sistema simile nei risultati di ricerca rappresenta un passo ulteriore verso la protezione degli utenti online.

Un test ancora in fase iniziale

Per ora, la nuova funzionalità è in fase di test limitato, e Google non ha ancora reso pubbliche le tempistiche per un eventuale lancio globale. Non è chiaro se e quando il sistema sarà disponibile su larga scala, ma se i test si concluderanno positivamente, potrebbe diventare uno strumento fondamentale per contrastare le frodi online.

Il segno di spunta potrebbe anche spingere le aziende a migliorare la propria presenza online, incentivandole a garantire maggiore trasparenza e sicurezza per i loro utenti.

I possibili vantaggi  

Se l’esperimento avrà successo, questo sistema di verifica potrebbe offrire un’importante difesa contro le minacce digitali, consentendo agli utenti di distinguere rapidamente i siti web legittimi da quelli creati per ingannare. In un mondo sempre più digitale, strumenti di verifica come questo potrebbero fare la differenza nella lotta contro le truffe online.

Luce e gas: quali sono i miti da sfatare sulle bollette?

Sono circa 6 milioni gli italiani che temono di cambiare fornitura di luce o gas. E spesso, dietro questa ‘non’ scelta, si nascondono una o più paure infondate.
Secondo l’indagine commissionata da Facile.it il timore più comune (14%) è quello di dover pagare per passare al nuovo fornitore. Ma si tratta di un timore infondato, poiché, nella stragrande maggioranza dei casi, il passaggio è gratuito e non comporta spese aggiuntive.

Sebbene la legge consenta alle società energetiche, solo ed esclusivamente in caso di contratto con prezzo bloccato e durata determinata, di inserire una clausola di recesso, nella realtà questa pratica è quasi del tutto assente.

Quanto tempo ci vuole per il nuovo contratto?

Il 13% ritiene invece che il cambio sia “un’operazione troppo lunga e complicata”.
Anche in questo caso, si tratta di una paura infondata: per fare il passaggio è sufficiente scegliere la nuova società energetica e inviare a essa (online, o se presente sul territorio, in negozio) i dati relativi alla propria fornitura, come, ad esempio, i codici POD e PDR recuperabili direttamente in bolletta, e dell’intestatario, operazione che nella maggior parte dei casi si risolve nel giro di pochi minuti.

Anche la firma del contratto, che può essere fatta a distanza tramite strumenti digitali, richiede davvero pochi secondi.
A quel punto, il cliente dovrà solo aspettare che parta la nuova fornitura. Sarà la società stessa ad avvisare il vecchio fornitore del cambio.

Bisogna sostituire il contatore?


Il 10% di chi non vuole cercare un nuovo fornitore teme invece di “dover cambiare il contatore.
In realtà, il passaggio da un fornitore all’altro non implica la sostituzione del contatore: si tratta solo di un cambio contrattuale e non è necessario alcun tipo di intervento fisico sull’impianto elettrico o gas.

Il 9% degli intervistati, poi, sostiene di non voler cambiare fornitore per paura di restare senza elettricità o gas. Si tratta, ancora una volta, di un falso mito, in quanto il passaggio da un fornitore all’altro non implica mai, in alcun caso, l’interruzione della fornitura.
Insomma, non si corre il rischio di restare al buio o, peggio, al freddo.

Servono tempi lunghissimi

“Il passaggio a un nuovo fornitore richiede tempistiche lunghe”: è questa la ragione per cui il 6% degli intervistati dichiara di aver rinunciato a cercare un nuovo contratto.
Normalmente occorrono da 30 a 60 giorni per vedere attiva la nuova fornitura, ma per velocizzare il passaggio si può rinunciare al periodo di ripensamento (14 giorni dalla firma) accorciando ulteriormente le tempistiche.

Tra le motivazioni più curiose, c’è quella di “aver raggiunto il numero massimo di cambi effettuabili” (2%).
Anche qui, il timore è infondato: non esiste un numero massimo di cambi.
Va detto, però, che alcune società energetiche tendono a scoraggiare pratiche come quella del cosiddetto ‘turismo energetico’, ma si tratta davvero di casi limite.

Share mobility: il carpooling aziendale toglie le auto dalle strade

Grazie alla condivisione dell’auto tra dipendenti della stessa azienda nel primo semestre 2024 sono stati effettuati 290.256 viaggi in carpooling certificati, l’equivalente di oltre 166mila auto tolte dalle strade, Inoltre, non sono stati emessi  nell’atmosfera 553.516 kg di CO2 e i dipendenti hanno risparmiato 845.660 euro. 

Lo ha scoperto l’Osservatorio Aziende In Movimento, realizzato da Jojob Real Time Carpooling, che ha analizzato i dati delle 2.926 sedi aziendali e le abitudini di 177.637 dipendenti che dispongono del servizio di carpooling aziendale per la tratta casa-lavoro. 

Lombardia in testa per numero di viaggi condivisi

In Italia sono già numerose le aziende che insieme al loro mobility manager hanno scelto di promuovere il carpooling aziendale tra i dipendenti.
L’Osservatorio ha individuato le diverse abitudini dei carpooler, e le regioni e province in cui si registrano più viaggi condivisi. 

Considerato il numero di sedi attive nelle singole regioni, sul primo gradino del podio si posiziona la Lombardia, con il 18,3% delle aziende che hanno adottato il carpooling. A seguire, l’Emilia-Romagna, che registra il 16,7% delle sedi sul totale nazionale, e al terzo posto il Lazio, con l’8,7% delle sedi.
A livello provinciale, al primo posto Roma, con il 7,6% di sedi attive sul totale nazionale, al secondo la provincia di Brescia, con il 4,3%, mentre al terzo gradino Trento, con il 4,1% delle sedi.

Il settore metalmeccanico coinvolge più dipendenti

Tra i settori in cui operano le aziende che promuovono il carpooling si distingue il metalmeccanico, che pur rappresentando solo il 6,1% delle sedi, registra il maggior coinvolgimento dei dipendenti, ovvero il 24,06% del totale.
Le aziende metalmeccaniche ad aver adottato il carpooling aziendale sono realtà di grandi dimensioni situate in contesti suburbani, pertanto ideali per il carpooling perché spesso raggiungibili soltanto con l’ausilio di mezzi privati.

A scegliere la mobilità condivisa insieme a Jojob sono anche le aziende del settore bancario, con il 16,9% dei dipendenti sul totale, seguito da quello alimentare (11,3%), Un dipendente su 10 che fa carpooling proviene invece dal settore della logistica (10%).

Le abitudini dei carpooler italiani

Il carpooler ‘medio’ è un dipendente attento al risparmio economico (61,4%), ma anche a compartecipare alla riduzione dell’impatto ambientale (15,4%) e alla socializzazione offerta dalla condivisione del viaggio (6,5%). Ma c’è chi adotta questa soluzione perché non ha alternative di trasporto pubblico o privato (5,6%).

La maggior parte dei carpooler divide le spese organizzando l’utilizzo delle auto private a turno (64%), mentre il 13,5% approfitta della transazione gestita dall’app di Jojob per restituire al guidatore le spese sostenute.
Il 14% afferma che l’autista non richiede alcun contributo, mentre nell’8,5% dei casi i carpooler si accordano per un compenso quotidiano o periodico da riconoscere all’autista. Il 53%, poi, afferma di condividere l’auto per una media di 5 giorni a settimana, mentre il 18,2% per una media di 4 giorni a settimana e il 15,9% per 3 giorni.

Mercato del lavoro: in Italia è vitale, dinamico e innovativo

A giugno 2024 il numero di occupati su base annua è salito a 23 milioni 949mila (+337mila rispetto a giugno 2023), con un tasso di occupazione in crescita che ha raggiunto il 62,2%. Insomma, il mercato del lavoro in Italia è decisamente vitale e dinamico.

Oggi, poi, si assiste alla diffusione di realtà che permettono alle imprese di trovare più agevolmente il personale di cui necessitano, e a chi cerca un impiego di individuare le imprese più idonee per le proprie competenze.
Oltretutto, chi cerca lavoro può usufruire di strumenti innovativi per la selezione dei candidati, come il colloquio in differita, una moderna alternativa al CV che permette di registrare una video-intervista che i recruiter possono valutare e condividere sulla piattaforma. 

Il colloquio in differita

Il colloquio in differita rappresenta infatti l’ultima frontiera del recruitment, una soluzione on demand che riduce i costi per le aziende ed evita che i candidati vengano sottoposti a una selezione approssimativa.

Il colloquio in formato video, infatti, consente ai recruiter di ottenere informazioni di qualità sui candidati, eliminando le barriere visive di un CV e di una lettera di presentazione tradizionali.
In questo modo, le aziende possono visionare i video colloqui in qualsiasi momento tramite una desktop app dedicata, con la possibilità di allegare note, assegnare una valutazione o condividere internamente le informazioni sui candidati.

L’AI entra nel processo di recruitment

Tra i nuovi percorsi di selezione del personale che si stanno affiancando all’analisi del curriculum, sta emergendo anche il recruiting supportato dall’AI-
L’AI sta affiancando i recruiter in una serie di attività, come il primo screening delle candidature, la gestione delle email e la pubblicazione degli annunci. E non viene utilizzata solo per automatizzare e velocizzare i processi di recruitment, ma anche per renderli più inclusivi ed eliminare le iniquità e i pregiudizi inconsci.

Oggi, poi, è essenziale allineare le competenze alle esigenze delle imprese, scegliendo con attenzione i percorsi di istruzione e formazione, e verificando che permettano di acquisire conoscenze richieste dal mercato.

Dalle carriere non-lineari all’uso professionale dei social

È anche possibile approfittare di programmi di re-skilling, che consentono di aggiornare le proprie competenze e acquisirne di nuove.
Non a caso le carriere non-lineari rappresentano un aspetto emergente nell’attuale mondo del lavoro, dovuto soprattutto a una concezione del lavoro diversa rispetto al passato, e a un allungamento della vita lavorativa.

Oggi, è diventato normale alternare periodi di lavoro a momenti di formazione, con la possibilità di prendersi una pausa, rimettersi in gioco per cambiare lavoro e riqualificarsi quando necessario.
Bisogna anche curare in modo professionale i profili social, prestando attenzione ai contenuti pubblicati e alle modalità di interazione online, e usando questi strumenti per fare personal branding e influenzare positivamente le decisioni di reclutamento.