Le nuove abitudini digitali healty per il 2023

Sono cinque le abitudini digitali più sane, ovvero, gli accorgimenti che oltre a rafforzare la sicurezza dei dati personali aiutano a ‘semplificare la vita’. Secondo gli esperti di Kaspersky tra i buoni propositi da pianificare con l’inizio dell’anno c’è anche quello di rivedere le password. È il momento giusto per controllarle e cambiarle, ricordando sempre la regola principale: non utilizzare la stessa password per più account. Un password manager, o un generatore automatico di password, aiutano a generare password uniche e complesse per ogni account, sebbene l’utente dovrà ricordare solo una master password. Inoltre, per proteggere i dati personali o aziendali, è possibile prevenire i furti degli stessi utilizzando servizi che analizzano le ultime fughe, e verificano se contengono i propri dati.
Anche in questo caso, i password manager avanzati includono questa funzione, e notificano gli utenti se vengono trovati un login o una password salvata.

Usare una VPN garantisce una privacy maggiore 

Un tempo destinate a utenti esperti e aziende, oggi le VPN sono un must per garantire la sicurezza e la privacy dei dati personali online. Le moderne soluzioni VPN soddisfano tutte le esigenze degli utenti, sono facili da usare e forniscono un’elevata velocità di traffico, fino a 4K. La gamma di scenari possibili per l’utilizzo di una VPN si è notevolmente ampliata. Permette infatti di fare acquisti online in tutta sicurezza, utilizzare servizi di streaming ovunque, o accedere a contenuti locali. Inoltre, permettono di nascondere il proprio indirizzo IP a siti web e inserzionisti, garantendo maggiore privacy.

Archiviare i documenti in un’applicazione di password manager

Grazie alla digitalizzazione dei servizi, scansioni e versioni elettroniche dei documenti sono ormai utilizzate con la stessa frequenza degli originali cartacei. Ma come archiviare le versioni elettroniche in modo che rimangano al sicuro e non cadano in mani indesiderate? Creare una cartella sul proprio computer o caricarla su un cloud protetto da password sono opzioni poco sicure. Un’alternativa molto più sicura è archiviare i documenti in un’applicazione di password manager. Si tratta di veri e propri archivi elettronici crittografati, molto più sicuri rispetto alle modalità di archiviazione più tradizionali, perché possono essere decifrati solo con l’aiuto di una password principale conosciuta solo dall’utente.

Internet più sicuro per i bambini

Oggi i bambini dispongono di dispositivi digitali fin dalla più tenera età, intorno ai cinque anni. Affinché il percorso dei bambini nel mondo digitale sia sicuro è importante insegnare e condividere con loro le regole della sicurezza online fin dall’inizio. Per rendere questi argomenti più piacevoli e interessanti i genitori possono utilizzare giochi e altre forme di intrattenimento. Inoltre, conviene approfondire gli interessi online dei propri figli chiedendo informazioni, ad esempio, sulla loro serie preferita, o ascoltando insieme brani musicali. I software per la protezione dei bambini online possono poi aiutare i genitori a conoscere meglio le attività dei figli, e sviluppare sane abitudini digitali fin da piccoli.

Le previsioni per il 2023 nel mondo del lavoro

Pandemia, necessità di organizzarsi diversamente, e innovazioni tecnologiche hanno accelerato tendenze che se in alcuni paesi erano già consolidate in Italia stentavano a decollare. Ma secondo Jabra nel 2023 l’ambiente professionale sarà ancora molto simile a quello del 2022, con le aziende che perfezioneranno ulteriormente l’approccio al lavoro ibrido. Nonostante il clamore sul metaverso, e i cambiamenti nel modo di lavorare, la tecnologia per spostare il posto di lavoro in un ambiente virtuale immersivo è ancora lontana.  E se il periodo delle grandi dimissioni è stato superato, la tendenza ad abbandonare il posto di lavoro è destinata a stabilizzarsi, ma non a scomparire.

Benefit digitali: corsi online e abbonamenti ad app per la salute mentale

Per invertire questa tendenza i leader devono mostrare maggiore riconoscimento per le sfide finanziarie che stanno affrontando i dipendenti e il ruolo mutevole che sta assumendo il lavoro nella vita delle persone. Nel 2023, quindi, i lavoratori assisteranno all’aumento dei benefici digitali per la loro attività. Uno studio di Microsoft rileva che il 76% dei dipendenti resterebbe più a lungo in un’azienda se potesse beneficiare di un maggiore supporto all’apprendimento e lo sviluppo. Nel 2023 le aziende integreranno quindi più diffusamente benefici digitali quali corsi online, abbonamenti ad app per la salute mentale e tecnologie di collaborazione professionale. Inoltre, secondo il Jabra Hybrid Ways of Working 2022 Global Report, dall’inizio della pandemia circa la metà delle imprese a livello globale ha riconfigurato i propri uffici.

Da spazi di lavoro basati sui compiti a spazi basati sull’interazione

Nel 2023 si assisterà al passaggio da spazi di lavoro ‘basati sui compiti’ a quelli ‘basati sull’interazione’. Ciò significa ridurre l’ingombro degli immobili a favore di uffici più concentrati e costruiti ad hoc, con una tecnologia che consenta alle persone di sperimentare interazioni autentiche con i colleghi, anche quelli che non sono presenti in ufficio. I leader però dovranno affrontare l’impatto sui dipendenti dell’incertezza macroeconomica. L’incombere della recessione e il rallentamento della domanda preoccupa le aziende, ma queste devono anche considerare il peso dell’incertezza macroeconomica sulla salute mentale dei dipendenti.
Se le aziende vogliono superare la tempesta, devono adottare misure proattive per sostenere i dipendenti in questo periodo incerto.

Fidelizzazione, formazione, benessere, e nuove tecnologie per l’ambiente ibrido

La pandemia ha portato a rapidi cambiamenti nelle modalità di lavoro, ma per molte imprese la presenza di call center ibridi o flessibili sta diventando una caratteristica permanente. Amazon, ad esempio, sta riconfigurando i suoi call center da remoto al 100%. Allo stesso tempo, i call center non sono stati immuni dall’impatto delle grandi dimissioni, che combinato a una potenziale recessione hanno creato una tempesta perfetta per i leader. Nel 2023, riferisce Askanews, si si può quindi aspettare che le aziende si concentrino maggiormente sulla fidelizzazione, la formazione e il benessere, e che implementino nuove tecnologie per reinventare il ruolo del supervisore in un ambiente remoto o ibrido.

Gli italiani e i regali di Natale: il cibo è sempre il più gradito

Quali sono le abitudini e le preferenze degli italiani alle prese con i regali di Natale? Secondo i risultati di una ricerca condotta da SWG per Deliveroo quasi un italiano su tre è insoddisfatto dei doni ricevuti per Natale, soprattutto i 35-44enni, oltre il 40% di chi solitamente non li gradisce.
Ma se il regalo non soddisfa, come fare? In questo caso, via libera al ‘riciclo’. Una consuetudine a cui gli italiani fanno spesso ricorso, e che dilaga anche tra i giovani della GenZ. Il 41% di loro infatti ricicla il dono non gradito. Tra i regali più a ‘rischio’, profumi, guanti, sciarpe, bigiotteria e il tipico maglione di Natale, mentre il buon cibo mette tutti d’accordo, in modo trasversale, dai più giovani agli over 65. Insomma, il regalo perfetto per andare sul sicuro, e non sbagliare, è proprio il cibo.

Dai profumi ai portafogli: i doni più a “rischio riciclo”

Secondo quanto emerge dalla ricerca, circa un italiano su tre (30%) si dice insoddisfatto di quanto solitamente riceve in dono. Una percentuale che sale al 43% tra i Millennials, la fascia d’età tra i 35 e i 44 anni. Quando il regalo non piace, la soluzione è riciclarlo. Secondo la ricerca ricicla i doni il 24% degli italiani, con punte del 41% tra i più giovani della Generazione Z, la fascia d’età compresa tra i 18 e i 24 anni.
Tra i regali a maggior ‘rischio riciclo’, i profumi (15%), gli accessori invernali, come sciarpe e guanti (13%), le candele e i profumatori per l’ambiente (11%), gli accessori femminili, come foulard o bigiotteria (9%), e ancora, cravatte e portafogli da uomo (8%), e in fondo alla classifica il classico maglione di Natale (4%).

Per non sbagliare meglio puntare sulla gastronomia

Per non sbagliare, ed evitare così il rischio di vedere bollato il proprio pensiero come perfetto da riciclare, gli italiani hanno una soluzione: il buon cibo. Più di nove su dieci (91%) concordano nell’affermare che ricevere “qualcosa di buono da mangiare o fare un’esperienza gastronomica” sia il regalo giusto per andare sul sicuro. Una scelta, quindi, che mette d’accordo tutti e unisce intere generazioni. Si orientano verso il buon cibo l’85% dei giovanissimi, tra i 18 e i 24 anni, fino agli over 65, dove la percentuale arriva fino al 94%.

Un cesto di prodotti gourmet o una bottiglia di vino? 

Le opzioni preferite? Il cesto di prodotti gastronomici guida la classifica con il 44% delle preferenze, seguito da una bottiglia di buon vino (33%), e sul terzo gradino del podio, i tradizionali panettoni, pandori e altri dolci tipici natalizi (28%). Seguono una gift card esperienziale (23%), e una selezione di alimenti gourmet (21%). In ogni caso, per il 93% degli intervistati il regalo perfetto deve essere innanzitutto fatto con il cuore. Meglio ancora, se condivisibile (71%) e divertente (70%).

Come governare la crisi? Servono riforme e investimenti esteri

Dopo un 2021 che aveva in parte fugato le paure della pandemia, la guerra russo-ucraina scatenatasi all’inizio di quest’anno, e i dati relativi all’andamento dell’inflazione, hanno congelato le aspettative positive maturate un anno fa. Oggi, i giudizi della comunità internazionale convergono sulla prospettiva di un rafforzamento del ruolo che l’Italia può svolgere nella cornice dell’Unione europea, privilegiando iniziative concertate con gli altri Paesi Ue. Secondo il rapporto Aibe-Censis 2022, realizzato per cogliere le opinioni degli investitori esteri sull’Italia a seguito dell’instabilità economica e l’incertezza geopolitica, il 71,2% di un panel qualificato si dichiara molto d’accordo con la visione della comunità internazionale, e il 18,6% è abbastanza d’accordo.

Maggiore integrazione con i Paesi del Mediterraneo

Il giudizio sulla prospettiva di agire liberamente nel contesto internazionale risulta più sfumato: il 49,2% dei rispondenti si dichiara molto d’accordo, e il 37,2% è abbastanza d’accordo con la possibilità di sviluppare iniziative italiane a favore di una più ampia partecipazione agli scambi mondiali, soprattutto nell’ambito dei prodotti manifatturieri. L’ipotesi di una maggiore integrazione dell’Italia con i Paesi del Mediterraneo trova invece molto d’accordo il 30,5% degli intervistati, ai quali si aggiunge il 37,3% che si dichiara abbastanza d’accordo

Riforme: PA, giustizia, fisco e concorrenza

Ai rappresentanti della comunità internazionale è stato chiesto di individuare quale sarebbe la strategia più urgente e appropriata per governare la fase di crisi. Per il 71,2% degli intervistati la priorità numero uno consiste nelle iniziative volte alla riforma della Pubblica Amministrazione, della giustizia, del fisco e della concorrenza. A seguire (64,4%), la necessità di ridurre i procedimenti amministrativi e i vincoli burocratici per la realizzazione di investimenti, compresi quelli indirizzati alla transizione energetica. L’impegno nell’attuazione del Next Generation Eu, anche coinvolgendo risorse private in progetti di sviluppo, è sottolineato dal 50,8%. Il panel si mostra più tiepido sulla utilità di trasferimenti di risorse pubbliche a imprese e famiglie (42,0%), e sull’ipotesi di contenimento del debito pubblico attraverso il controllo del costo delle pensioni e la razionalizzazione delle spese (40,7%).

Facilitare l’ingresso di capitali stranieri nelle Pmi

La maggioranza degli intervistati (66,1%) si dichiara molto d’accordo su iniziative finalizzate all’incremento dei flussi degli investimenti esteri che contemplino la semplificazione normativa e il riordino degli strumenti di incentivazione degli insediamenti produttivi. Questo, per facilitare l’ingresso di capitali stranieri nelle Pmi che competono sui mercati internazionali e sono orientate all’innovazione tecnologica. Viene giudicato rilevante anche un possibile intervento che promuova sul piano internazionale la piazza finanziaria di Milano (52,5%), mentre si registra una minore convinzione per quanto riguarda la liberalizzazione di alcuni settori, come il gas, il trasporto pubblico, le ferrovie, i pubblici esercizi e le professioni (25,4%). Tra le diverse priorità, la privatizzazione delle imprese che negli ultimi anni sono cadute sotto il controllo diretto o indiretto dello Stato è quella che ottiene il consenso più basso (15,3%).

Black Friday e Cyber Monday, quanti italiani comprano e cosa?

Più o meno l’84% dei nostri connazionali, vale a dire più di 4 persone su 5, fa acquisti durante il Black Friday e il Cyber Monday. Una conferma del successo di queste operazioni, che di anno in anno conquistano una fetta sempre maggiore di fan. I numeri sopra espressi sono l’evidenza emersa dallo studio PwC Black Friday/Cyber Monday Italy 2022 condotto fra il 26 ottobre e 1° novembre 2022 su un campione di 2.025 adulti italiani di età superiore ai 18 anni rappresentativi a livello nazionale. 

Perchè si compra e quali sono i prodotti preferiti?

Il 47% farà acquisti se ritiene che ci sia un’offerta sufficientemente conveniente, mentre solo il 7% dichiara di non essere interessato ad acquistare. Tra gli italiani interessati a fare shopping, quattro su cinque (82%) compreranno oggetti per sé stessi, mentre il 65% acquisterà prodotti per la propria famiglia. Il 41% di italiani acquisterà prodotti tecnologici, capi d’abbigliamento e accessori. Seguono articoli per la casa (21%), prodotti di salute e bellezza (20%) e libri (19%).

Prezzi più alti che in passato?

Nel 2022, gli italiani hanno riscontrato un aumento dei prezzi in tutte le categorie di spesa rispetto all’anno precedente. Il segmento con l’aumento più marcato sono i prodotti alimentari e le bevande (96%), seguito da viaggi e tempo libero (83%), salute e bellezza (83%) e abbigliamento, scarpe e accessori (83%). Per otto italiani su dieci, l’inflazione e l’aumento dei prezzi di energia e alimentari modificheranno i comportamenti d’acquisto. Più di un terzo del campione intervistato dichiara che comprerà solo ciò di cui ha realmente bisogno (35%), il 18% acquisterà prodotti più economici (18%), mentre il 13% farà shopping in negozi con prezzi più convenienti e competitivi (13%). Solo un consumatore su cinque dichiara che acquisterà meno di quanto avrebbe fatto negli anni passati (17%). Il 35% degli italiani è consapevole che le offerte del Black Friday e Cyber Monday saranno meno convenienti a causa dell’aumento dei costi per le aziende. Un italiano su quattro prevede inoltre che alcuni prodotti non saranno disponibili a causa dell’aumento dei costi di approvvigionamento e di possibili interruzioni e ritardi lungo la supply chain.

A quanto ammonta lo scontrino medio?

La ricerca PwC evidenzia che lo scontrino medio degli italiani per gli acquisti durante Black Friday e Cyber Monday ammonterà a 222 euro, in flessione rispetto all’importo medio speso per persona nel 2021, pari a 241 euro. Gli uomini prevedono di spendere più delle donne, con uno scontrino medio pari a 253 euro contro quello femminile pari a 191 euro. Gli italiani pagano preferibilmente con carta di credito (47%), e poi con PayPal (34%) e in contanti (10%).

Competenze e benessere organizzativo nelle aziende

Il contesto congiunturale è complesso, e le ricadute sulla società hanno modificato l’approccio delle aziende italiane verso la definizione di nuovi modelli organizzativi e di lavoro. Tanto che il 61% delle aziende ha introdotto attività di cambiamento, sviluppo o revisione sull’organigramma e i ruoli organizzativi, il 44% è intervenuto sui sistemi informativi, e più di un terzo ha modificato processi, procedure e competenze. Inoltre, un’azienda su due ha concesso lo smart working per migliorare il benessere dei propri dipendenti. 
Sono le evidenze principali emerse durante l’evento Competenze e benessere organizzativo nella pubblica amministrazione e nelle aziende, organizzato da PIESSEPI e Nomisma, in collaborazione con G.I.D.P./H.R.D.A. Gruppo Intersettoriale Direttori del Personale.

Lo scenario evolutivo e l’impatto sulle imprese

“L’attuale andamento congiunturale è connotato da un clima gravato dalle tensioni generate dal conflitto russo-ucraino, con crescenti difficoltà di approvvigionamento di molte materie prime con implicazioni sulle catene di fornitura globali e con una pressione inflazionistica che non si registrava da decenni – commenta Silvia Zucconi, Responsabile Market Intelligence di Nomisma -. In questo scenario deteriorato, le aziende stanno subendo trasversalmente in tutti i settori l’impatto dell’inflazione, trainata soprattutto dal caro-energia, con un aumento della bolletta energetica per le imprese che si attesta a 110 miliardi di euro in più rispetto allo scorso anno”.

Mappatura delle competenze

Tra gli elementi che hanno limitato il raggiungimento degli obiettivi legati al cambiamento, un terzo degli HR indica la scarsa quantità di risorse umane dedicate allo sviluppo delle attività, il 26% ha riscontrato problemi nella comunicazione, e 1 HR su 4 ha percepito difficoltà nello sviluppo dell’organizzazione e nella gestione delle persone. Inoltre, lo scenario che si prospetta ha rimesso al centro l’importanza delle soft skill e della formazione. Quasi la metà delle aziende ha effettuato attività di formazione tecnica negli ultimi 24 mesi, il 42% ha svolto attività di formazione delle soft skill e il 23% ha intrapreso percorsi di coaching individuali. Gli aspetti che hanno limitato lo sviluppo di tali attività sono stati la scarsa quantità di risorse umane dedicate (32%), il budget economico (22%) e lo sviluppo dell’organizzazione e gestione delle persone (20%).

Benessere organizzativo e smart working

Più della metà delle aziende (54%) dichiara di aver concesso lo smart working ai propri dipendenti, il 41% di aver intrapreso iniziative volte alla sicurezza e salute dei dipendenti sul luogo di lavoro, e più di un terzo ha fornito servizi di welfare aziendale ai lavoratori (35%). I principali ostacoli allo smart working per circa un terzo dei responsabili HR sono stati legati alla tipologia di ruolo o mansione (32%), per il 29% alla scarsa capacità del management di gestire i collaboratori, e per il 24% a limitate competenze personali in materia di organizzazione del lavoro. Tuttavia, nel complesso 8 HR manager su 10 sono oggi soddisfatti delle attività avviate negli ultimi 24 mesi per il miglioramento del benessere organizzativo dei dipendenti.

Enoturismo in Lombardia: è boom in vista delle Olimpiadi

Secondo una ricerca di Giulio De Rita, ricercatore del Censis, svolta in collaborazione con Klaus Davi, la Lombardia occupa attualmente la quinta posizione fra le regioni che esportano vino. Il fenomeno dell’enoturismo, che già in Lombardia attraversa un momento positivo al netto del rallentamento avvenuto durante gli anni della pandemia, potrebbe beneficiare enormemente dell’evento delle Olimpiadi. Sempre secondo De Rita, la forza attrattiva dell’enoturismo in Lombardia può presentare enormi potenzialità, poiché occupa solo la 7° posizione in Italia (3%). Al primo posto si colloca infatti la Toscana (28%), seguita da Piemonte (23%), Veneto (15%), Trentino (8%), Friuli Venezia Giulia (6%), Sicilia e Puglia (5%).

Il sentiment dei turisti è positivo

La ricerca è stata presentata nella sede della Regione Lombardia in presenza dell‘Assessore all’agricoltura Fabio Rolfi e di numerosi produttori tra cui: Conte Vistarino, Edoardo Freddi, Travaglino, Triacca, Uberti.
 “Il Censis non fa previsioni ma registra il presente – commenta De Rita -. Ma salta agli occhi di tutti che il dato dell’attrattività dell’enoturismo in Lombardia è nettamente sottostimato rispetto alle potenzialità che può presentare”.
Chi ha esplorato la Lombardia però ne è rimasto affascinato e coinvolto. L’agenzia di comunicazione d’impresa di Klaus Davi ha analizzato il ‘sentiment’ online di mille turisti, che hanno dimostrato di apprezzare tutto il territorio della Regione, e non solo il capoluogo Milano.

Una Regione ancora un po’ Milano-centrica

La Regione si conferma nel percepito internazionale ancora come un po’ Milano-centrica, complice le numerose fiere e manifestazioni dedicate a settori nevralgici come la Moda e l’Arredo-Design, ma tutte le province lombarde hanno fatto grossi passi avanti nel percepito e nello storytelling internazionale. Ad esempio, Brescia viene identificata per le sue storie industriali, Bergamo per la sua Città Alta, Como per i paesaggi e il lago frequentato dai Vip, Mantova per gli affreschi di Andrea Mantegna, Varese per il Sacro Monte, Cremona per le liuterie e i violini, e Pavia per la Certosa.

I vini e i territori

Quanto più propriamente ai vini, la ricerca ha mappato i territori che vengono associati alle varie tipologie di vino. Per le bollicine spiccano Franciacorta e Oltrepò e per i vini bianchi il Lugana. Per i rossi e bianchi fermi invece, primeggiano l’Oltrepò Pavese, soprattutto il Pinot Nero, mentre per i vini eroici le bottiglie della Valtellina. Promossi poi anche i ristoranti Lombardi, con valutazioni lusinghiere. E non è un caso che gli chef che operano in Lombardia emergano anche all’estero, come ad esempio, Enrico Bartolini, l’unico con 3 stelle Michelin a Milano, oppure Carlo Cracco.

Acquisti online: nel 2022 in Italia valgono 48,1 miliardi di euro

Nel 2022 gli acquisti online in Italia valgono 48,1 miliardi di euro (+20% rispetto al 2021), e l’e-commerce di prodotto continua la sua corsa, pur con un ritmo più contenuto (+8%) rispetto al 2021 (+18% sul 2020), toccando 33,2 miliardi di euro. Gli acquisti online di servizi, invece, portano a termine il proprio percorso di ripresa (+59%) e raggiungono quota 14,9 miliardi di euro. Dopo due anni di crescita l’e-commerce di prodotto è in una fase di evoluzione più strutturata e controllata. Nel 2022 rimane stabile (11%) la penetrazione dell’e-commerce sul totale Retail nei prodotti, mentre aumenta dal 12% al 14% quella nei servizi. Sono alcune evidenze dell’Osservatorio eCommerce B2c della School of Management del Politecnico di Milano e Netcomm, dal titolo eCommerce B2c: verso una crescita sostenibile.

Si riduce lo spazio tra Retail ‘solo fisico’ e ‘solo online’

Si continua inoltre a ridurre progressivamente lo spazio del Retail ‘solo fisico’ e di quello ‘solo online’ a vantaggio di modelli che sappiano coniugare i punti di forza delle diverse alternative. Da una parte, i retailer ripensano il negozio in ottica omnicanale (chioschi digitali in store, punti vendita che svolgono la funzione di magazzino e formule di click&collect), dall’altra le dot com si avvicinano sempre più al mondo offline, sia tramite progetti sperimentali, come pop-up store presenti all’interno di negozi o in nodi strategici delle città, sia attraverso investimenti più strutturati nella rete fisica, come ad esempio, i flagship store.

La revisione dei processi

In un contesto altamente volubile e sfidante come quello attuale, tutti i principali merchant sono al lavoro sull’intera catena del valore (marketing, customer care, pagamenti, logistica, tecnologia) per migliorare i ricavi, ma soprattutto per contenere i costi con obiettivi di breve, medio e lungo termine. Il ripensamento dei processi si traduce nell’implementazione di soluzioni tecnologiche in grado di abilitare un modello di commercio omnicanale. È in atto un processo di trasformazione e integrazione dell’infrastruttura di back-end che coinvolge a 360° le attività di gestione di un’iniziativa e-commerce: dalla raccolta e utilizzo del dato (CDP), fino alla gestione delle informazioni (PIM, DAM) e degli ordini (OMS).

Le aspettative dei merchant non sono rosee

“L’instabilità geopolitica, la crisi della supply chain, così come il ritorno alla piena attività dei negozi fisici, stanno influenzando la dinamica dei consumi in Italia”, commenta Valentina Pontiggia, Direttrice dell’Osservatorio. Non sono infatti rosee le aspettative dei merchant del nostro Paese: circa uno su due ha rivisto le stime a chiusura del conto economico per accogliere modifiche, al ribasso, del proprio fatturato, e al rialzo, delle spese. Già ad aprile 2022, l’88% del campione dichiarava l’incremento dei costi di energia e trasporto, il 65% l’aumento dei costi delle materie prime e l’11% una diminuzione dell’export, soprattutto verso i paesi più coinvolti nelle tensioni socio-politiche.

IT verde: una rivoluzione per combattere il cambiamento climatico

Con aziende e governi sottoposti a crescenti pressioni per ridurre le emissioni di carbonio, e con la tecnologia che gioca un ruolo chiave nel raggiungimento di tali obiettivi, i CIO delle aziende si troveranno in prima linea. Sebbene gli obiettivi climatici di molte organizzazioni siano elevati, i responsabili della tecnologia aziendale (CIO, CDIO e CTO), non sono sempre riusciti a trasformare le ambizioni climatiche in realtà. La sfida consisterà nel ridurre l’impronta di carbonio dell’IT fornendo al contempo servizi tecnologici di alta qualità e a basso costo a clienti e dipendenti. I CIO possono scegliere tra un’ampia gamma di risposte: si tratta di misure che implicano strategie di approvvigionamento, metriche chiave e un sistema di gestione delle prestazioni. Ma un’analisi di McKinsey mostra che l’impatto maggiore delle emissioni generate dall’IT si trova in luoghi inaspettati.

La tecnologia aziendale genera emissioni significative

La tecnologia aziendale è responsabile dell’emissione di circa 350-400 megatoni di gas equivalenti di CO2, circa l’1% delle emissioni globali di gas serra (GHG). Il settore industriale che contribuisce con la quota maggiore delle emissioni di gas serra è quello delle comunicazioni, dei media e dei servizi, ma i veri ‘colpevoli’ sono i dispositivi degli utenti finali (laptop, tablet, smartphone e stampanti), che generano da 1,5 a 2,0 volte più carbonio a livello globale rispetto ai data center. Una fonte significativa di queste emissioni sono i semiconduttori che alimentano i dispositivi. Inoltre, i dispositivi vengono sostituiti molto più spesso: gli smartphone, ad esempio, hanno un ciclo di aggiornamento medio di due anni, i laptop quattro e le stampanti cinque. Circa tre quarti delle emissioni, poi, provengono da produzione, trasporto e smaltimento.

Migliorare l’approvvigionamento e usare il cloud

Esistono numerose opzioni a basso costo e ad alto impatto, che non richiederanno alcun investimento e ridurranno i costi. A cominciare da un migliore approvvigionamento, principalmente acquistando meno dispositivi per persona ed estendendo il ciclo di vita di ciascun dispositivo attraverso il riciclaggio. Ulteriori azioni includono l’ottimizzazione dei viaggi di lavoro e delle esigenze di elaborazione dei data center, nonché l’aumento dell’uso del cloud per gestire i carichi di lavoro. Con una migrazione ponderata e un utilizzo ottimizzato del cloud, le aziende potrebbero ridurre le emissioni dai loro data center di oltre il 55%, circa 40 megatoni di CO2 in tutto il mondo.

I CIO devono agire in modo rapido e deciso

Combattere efficacemente il cambiamento climatico non avverrà attraverso una o due grandi vittorie, e per avere un impatto reale le aziende e i governi dovranno agire in molti settori. La tecnologia ha un ruolo enorme da svolgere in molte di queste aree, ma i CIO e i leader tecnologici devono agire in modo rapido e deciso. In media, il completamento delle misure difensive potrebbe richiedere dai tre ai quattro anni. Tuttavia, i CIO che agiscono in modo deciso e preciso possono raggiungere dal 15 al 20% del potenziale di riduzione delle emissioni di carbonio nel primo anno con un investimento minimo.

Aziende: cresce il fabbisogno di competenze green e sostenibili

Lo ha dichiarato Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager e 4Manager: “Per affrontare uno scenario geopolitico e geoeconomico in tumultuoso cambiamento assistiamo a una crescita annuale pari al 5% della domanda di competenze manageriali con green skill sempre più precise”.
Le figure più richieste dalle aziende nell’ultimo anno sono Sustainability Manager, Environmental Manager, Governance Manager, Social Manager ed Energy Manager. Secondo l’Osservatorio 4.Manager, nel quadro degli obiettivi dell’Agenda 2030 più della metà delle grandi e medie imprese cerca infatti professionisti in grado di comprendere i processi aziendali, individuarne i punti deboli, riorganizzare la gestione interna e pianificare la migliore strategia in un’ottica di efficientamento e sostenibilità. 

La strategia di trasformazione di Gmi e Pmi

Il 58% delle grandi e medie imprese (Gmi) e il 40% delle piccole hanno elaborato una strategia di trasformazione di lungo periodo per diventare sostenibili. Le medie e grandi imprese più orientate all’innovazione e alla trasformazione sostenibile sono quelle che negli ultimi tre anni hanno assunto manager (83%), lavoratori con elevate competenze tecniche (87%) e scientifiche (77%), e che hanno incrementato le risorse per la formazione di manager (73%), lavoratori con elevate competenze scientifiche (75%) e tecniche (78%). I principali fattori di attrito alla crescita e allo sviluppo delle imprese sono la difficoltà di reperimento delle competenze sul mercato del lavoro (35%), gli ostacoli di natura normativa o burocratica (31%), e la carenza di competenze manageriali interne (23%).

La transizione ecologica e il PNRR

“L’Italia deve strutturare un piano che analizzi oggettivamente come rispondere alla crescente domanda di approvvigionamento energetico – continua Cuzzilla – contemperando le esigenze di produzione del sistema industriale, e quindi di crescita del Paese, con quelle di sostenibilità ambientale. È questa la transizione ecologica che auspichiamo nel solco del percorso intrapreso dal PNRR e che necessita di precise competenze tecniche, scientifiche e manageriali”.
Negli ultimi dodici mesi, riferisce Adnkronos, sono quindi in forte crescita le qualifiche professionali del Sustainability Manager (il Coordinatore sostenibilità, +46%), e altre figure manageriali della sostenibilità più specialistiche (+38%) o di carattere consulenziale (+25%).

Cercasi professionalità preparate sui temi Esg

Le competenze più richieste riguardano ambiti quali Bilanci (+207%), Responsabilità sociale (+69%), Ambiente, salute, sicurezza (+59%), e Finanza (+42%).  Lo studio rivela poi un’evoluzione del tradizionale paradigma competitivo verso professionalità preparate sui temi Esg (Environmental-Social-Governance), continuamente formate e capaci di rispondere ai fabbisogni delle imprese.
In particolare, aumento del volume di affari e della profittabilità attraverso lo sviluppo di business e sistema reputazionale, aumento delle opportunità finanziarie, quindi di accesso al credito, investimento, fiscalità, e potenziamento strutturale della competitività aziendale e delle relazioni con gli stakeholder.