La Design Week 2023 mette al centro sostenibilità e qualità

La 61esima edizione della Milano Design Week 2023 si è presentata con una veste completamente rinnovata, con l’obiettivo di rispondere alle sfide con cui oggi deve misurarsi anche il comparto del design, dall’arredo al progetto: sostenibilità ed economia circolare. Dal 17 al 23 aprile 2023 la settimana milanese dedicata interamente al settore del design ha visto l’evento fieristico del Salone del Mobile, ospitato negli spazi di Rho Fiera Milano, accompagnarsi ai consueti eventi del Fuorisalone, che hanno animato i diversi design district della città. Il tutto all’insegna della sostenibilità ambientale e della responsabilità sociale ed economica, che quest’anno sono stati protagonisti in tutte le fasi di questa edizione 2023.

La qualità è il driver principale della sostenibilità

Dall’indagine svolta da Ipsos e Symbola emerge come per il 56,5% degli intervistati la qualità rappresenti il driver principale della sostenibilità. La qualità è legata infatti alla convinzione che un prodotto sostenibile sia significativamente migliore rispetto agli altri, e che l’azienda sostenibile sia più affidabile, degna di fiducia, e ‘prenda le cose’ più seriamente. La maggiore enfasi posta al concetto di qualità rappresenta una vera e propria svolta culturale, e porta con sé molte implicazioni di grande interesse, poiché sempre più spesso la sostenibilità è associata al benessere individuale, economico e sociale, e non solo a quello ambientale.

Arredamento: funzionalità, innovazione, principi etici guidano la scelta di un prodotto

L’indagine Ipsos-Symbola spiega come la sostenibilità sia sinonimo di qualità quando coniuga la funzionalità del prodotto, la presenza di certificazioni ambientali, l’innovazione e i principi etici dell’impresa. Per quanto riguarda il settore dell’arredamento, la qualità rappresenta un aspetto decisamente importante nella scelta di un prodotto: oltre il 70% degli intervistati è disposto a pagare di più per un mobile di qualità superiore. E in tutto ciò la sostenibilità ha un peso rilevante, in quanto incide su questa scelta per il 42% del campione.

L’economia circolare nella filiera del mobile

Ma come si declina il concetto di qualità nel settore del design? Un mobile di qualità deve soprattutto durare nel tempo, essere prodotto in Italia, ma anche dimostrare l’impegno per l’ambiente, quindi, riducendo le emissioni di CO2, l’uso di sostanze chimiche, e al contempo, evitando lo spreco di risorse. Per risultare davvero sostenibile il settore dell’arredamento deve anche prestare attenzione a determinati aspetti della filiera, in particolare, quelli legati all’economia circolare. Ovvero, la produzione e la lavorazione delle materie prime e lo smaltimento del prodotto a fine utilizzo e dei prodotti complementari/usurabili. Altri aspetti legati al trasporto, alla produzione e al confezionamento, dagli intervistati risultano meno considerati.

Boom del noleggio auto nel primo trimestre 2023 

Secondo l’analisi di Dataforce, il noleggio si conferma il canale di distribuzione che traina il mercato italiano dell’auto. Nel primo trimestre di quest’anno il noleggio a lungo e a breve termine insieme hanno immatricolato 148.827 Passenger Cars e Light Commercial Vehicles, il 31,5% dell’intero mercato. Una percentuale dunque molto vicina a una quota di un veicolo su 3. In particolare, i primi tre mesi del 2023 registrano un record per il noleggio auto a lungo termine, che con 108.392 immatricolazioni segna +72,18% rispetto al 2022 e supera il record storico di 94.741 immatricolazioni del 2018. Il noleggio a breve termine, invece, seppur in forte ripresa con il suo +138% di immatricolazioni, è ancora lontano dai numeri degli anni pre-Covid.

Salgono tutti i segmenti ma soprattutto il Captive

Se l’anno scorso si parlava di crisi dell’auto oggi si può dire che per il noleggio auto a lungo termine il primo trimestre 2023 mostri segnali fortemente incoraggianti. Il trend delle immatricolazioni segna +65% a gennaio, +58% a febbraio e +89,70% a marzo. Salgono tutti i segmenti ma soprattutto il Captive, quello delle case produttrici, che si avvicina sempre più al segmento Top. A segnare le performance più interessanti sono due compagnie del segmento Captive della galassia FCA-Stellantis: Leasys e Drivalia.
Leasys ha segnato un +128,78% diventando il player numero 1 in Italia davanti a Arval e Drivalia. Anche la giapponese KINTO del gruppo Toyota raddoppia la flotta, confermando l’interesse verso lo Stivale.

Noleggio a breve termine: è davvero fuori dal tunnel?

A un primo sguardo si direbbe che il primo trimestre 2023 del noleggio auto a breve termine sia andato molto bene, segnando +138,13% immatricolazioni. Ma il settore è davvero ‘fuori dal tunnel’? Nei primi tre mesi del 2017 il noleggio a breve termine immatricolava 69.874 veicoli, 78.109 nel 2018 e 84.075 nel 2019. Oggi, nel 2023, raggiunge la quota di 21.344 veicoli, appena un quarto di quanto faceva prima del Covid.

Sarà comunque un 2023 positivo

Se il trend sarà confermato vedremo un 2023 positivo per il noleggio a breve termine, anche se lontano dagli standard a cui ci aveva abituato. In ogni caso, crescono bene tutti i segmenti, e in particolare il Medium, rappresentato da noleggiatori di medie dimensioni, che cresce di 6 volte.
I due top player, Avis e Hertz, triplicano le immatricolazioni, e Europcar sorprende tutti decuplicando le immatricolazioni, da 206 a 2278. Ma come detto in precedenza, i dati del 2022 erano incredibilmente bassi.

Italia, inflazione: per il 60% dei cittadini l’e-commerce aiuta a contenerla

Il principale problema dell’Italia, secondo il 70% degli intervistati della survey realizzata da The European House – Ambrosetti in collaborazione con Amazon, è l’inflazione. Dalla ricerca, titolata “Inflazione e e-commerce: abitudini e percezioni degli italiani” e presentata presso la Sala Zuccari del Senato a Palazzo Giustiniani a Roma, emerge che nove italiani su dieci ritengono che il potere d’acquisto si sia ridotto nell’ultimo anno. Questo è il principale motivo per cui molte persone hanno intenzione di prestare maggiore attenzione ai prezzi. Nel contesto attuale, il 60% dei rispondenti ritiene che l’e-commerce abbia contribuito al contenimento dell’inflazione, permettendo di aumentare o mantenere invariato il proprio potere d’acquisto.

La corsa dell’inflazione dopo lo scoppio della guerra

L’inflazione in Italia è stata fortemente accelerata nel 2022 dalla guerra tra Russia e Ucraina. Percentuali alla mano, si è passati da un tasso di inflazione negativo (o comunque prossimo allo 0%) nel 2020 ad uno medio dell’8,9% nell’ultimo anno. Non a caso, 7 italiani su 10 ritengono che l’incremento dei prezzi e del costo della vita sia oggi il principale problema del paese, quasi 30 punti percentuali in più rispetto al secondo problema maggiormente sentito, la disoccupazione. Si tratta di una percezione trasversale a tutte le fasce d’età e presente uniformemente in tutte le aree geografiche.

Come gli aumenti impattano sui consumi degli italiani?

Lo studio di The European House – Ambrosetti in collaborazione con Amazon ha analizzato l’impatto dell’inflazione sulle abitudini di consumo degli italiani e il ruolo del commercio elettronico. L’e-commerce, secondo la ricerca, sta giocando un ruolo strategico nell’attuale contesto socio-economico, con il 60% degli italiani che sostiene che abbia contribuito al contenimento dell’inflazione, permettendo di aumentare o mantenere invariato il proprio potere d’acquisto. Emerge poi una maggiore percezione dell’economicità del canale online tra i più giovani e i cittadini con livelli di istruzione più alti. Mentre i benefici in termini di maggiore accessibilità e ampiezza dell’offerta sono percepiti soprattutto dalle fasce d’età più anziane.

L’e-commerce come volano del Made in Italy

Secondo la survey, l’e-commerce può diventare anche uno strumento di promozione del Made in Italy. Non a caso, tre italiani su quattro acquistano prodotti Made in Italy via e-commerce. Tra le categorie merceologiche più apprezzate online figurano Fashion (43,7%), Food&Beverage (32,5%) e Furniture (23,4%), ovvero le “3F” del Made in Italy in cui è riconosciuta all’Italia una leadership a livello internazionale. In questo contesto, Amazon si posiziona come uno dei principali canali di vendita online dei prodotti Made in Italy.

Bambini europei troppo fiduciosi sulle loro competenze in cybersecurity 

La fiducia eccessiva nelle proprie competenze informatiche rende i bambini vulnerabili agli attacchi online. Quasi tre quarti dei bambini europei tra 11 e 15 anni è infatti incapace di riconoscere uno o più tentativi di phishing, e non sa distinguere un’email fasulla da una legittima. È quanto emerge da una ricerca di Kaspersky, dal titolo Troppo sicuri e troppo esposti: i bambini sono sicuri online? condotta da Censuswide su 6.382 bambini, di cui 1.013 in Italia, e 6.665 adulti (1.000 in Italia) in 8 Paesi europei. La ricerca ha chiesto agli intervistati quali fossero le loro conoscenze in materia di sicurezza online, se sapessero cosa fosse un tentativo di phishing, quante informazioni condividessero online e a chi si affidassero per identificare potenziali minacce. E dai risultati emerge che il 72% dei giovani intervistati non è in grado di identificare i tentativi di phishing, esponendosi agli attacchi dei cybercriminali. 

Condividere informazioni personali online

Inoltre, il 39% dei bambini di 11-15 anni che dichiarano di essere informati sulla sicurezza online sono stati loro stessi vittime di phishing, evidenziando come i più piccoli sopravvalutino le proprie conoscenze in tema di sicurezza online esponendosi a rischi e pericoli. Nonostante molti giovani under 18 si ritengano ‘cyber aware’, la ricerca rivela poi che oltre la metà (55%) ammette ancora di inserire informazioni personali come il proprio nome e la data di nascita sui social media. E il 54% dichiara che sarebbe anche disposto a rivelare il nome del proprio animale domestico (spesso usato come password) e del programma televisivo preferito.

Più informazione anche per gli adulti

Questa ingenuità si scontra con il presunto livello di conoscenza informatica da parte dei più giovani: giochi e quiz online sono spesso utilizzati dai criminali informatici come strumenti per raccogliere quante più informazioni possibili sugli utenti. Ma meno della metà (42%) degli adulti intervistati sta aiutando i propri figli o i più giovani a identificare le truffe di phishing. Infatti, il 40% degli adulti coinvolti nella ricerca, per loro stessa ammissione, non è affatto informato quando si tratta di sicurezza online, e quasi un quinto (19%) ammette di essere stato vittima di truffe di phishing, percentuale che aumenta in Italia, raggiungendo il 32%. Questo suggerisce la necessità di una maggiore formazione e informazione online per tutte le età, per aiutare ogni generazione a sentirsi al sicuro in rete.

“L’eccesso di sicurezza espone a forti rischi di minacce”

“La conoscenza è potere, ma da sola non è sufficiente quando si tratta di sicurezza online – dichiara David Emm, Principal Security Researcher Global Research and Analysis Team di Kaspersky -. I nostri risultati dimostrano che una preparazione parziale può essere molto pericolosa per i bambini. L’eccesso di sicurezza che abbiamo evidenziato nel report li espone a forti rischi di minacce online. Per questo motivo, la formazione sulla sicurezza online deve essere ampliata per comprendere anche i pericoli legati ai contenuti e al tipo di attacchi a cui siamo esposti ogni giorno online. L’educazione alla sicurezza informatica non può essere rivolta solo ai bambini, ma deve essere estesa anche alle generazioni più adulte”.

Lavoro: entro aprile 2023 sono 150mila le opportunità tramite agenzia 

Entro il mese di aprile 2023 le Agenzie di lavoro italiane offriranno ai potenziali canditati complessivamente 150 mila contratti per diverse qualifiche professionali, da sviluppatori java a esperti in Comunicazione digitale e ingegneri meccanici, ma anche cuochi, autisti, operai specializzati, termoidraulici e camerieri. Si tratta per lo più di contratti di lavoro in somministrazione, ovvero contratti che prevedono le medesime tutele e la retribuzione tipica del lavoro dipendente, mentre per i contratti offerti a tempo determinato sono previste occasioni doppie di reimpiego allo scadere del rapporto di lavoro. A livello geografico, il 30,2% delle assunzioni è previsto nell’area del Nord-Ovest, il 24,4% al Nord-Est, il 20,2% al Centro e il 25,2% al Sud e nelle Isole.

Da sviluppatori java a receptionist e cuochi

Sviluppatori java e sistemisti, architetti informatici, esperti in controllo di gestione e ingegneri meccanici, elettrici e dell’automazione, project manager, communication e digital communication specialist, sono tra le figure più ricercate tra le professioni ad alta qualifica. E poi ancora, elettricisti, specialisti della qualità, sales account, contabili e addetti alla tesoreria, esperti in recruiting e training, receptionist e cuochi. Nel settore manifatturiero si evidenzia in particolare la richiesta di termoidraulici, operatori di macchine, addetti al banco di assemblaggio, autisti, camerieri, magazzinieri e specialisti delle spedizioni.

Professioni a elevata qualifica, a media qualifica e figure di natura operativa

Sono queste infatti alcune tra le 30 figure professionali più ricercate nel mondo del lavoro per i mesi di marzo e aprile 2023. I profili sono distinte in tre diverse categorie, ovvero le dieci professioni più ricercate a elevata qualifica, le dieci a media qualifica e le dieci figure di natura più operativa. Nel bimestre marzo-aprile 2023 i gruppi professionali ai quali appartengono i 30 profili più ricercati dalle imprese creeranno circa 692 mila offerte di lavoro, su un totale di oltre 810 mila opportunità lavorative totali rilevate dal rapporto Excelsior di Unioncamere.

Oltre 2.500 filiali in tutta Italia per chi è alla ricerca di un impiego

È quanto emerge da una rilevazione effettuata da Assolavoro Datalab, l’Osservatorio dell’Associazione Nazionale delle Agenzie per il Lavoro, su dati interni al settore e su fonti terze qualificate, come appunto Excelsior, Linkedin, Trovit, e Indeed. Assolavoro è l’Associazione Nazionale di Categoria delle Agenzie per il Lavoro (ApL). Riunisce le Agenzie per il Lavoro che producono l’85% del fatturato complessivo legato alla somministrazione di lavoro, e contano su tutto il territorio nazionale oltre 2.500 filiali.

I 10 consigli per guidare più “green”

Guidare più “green”, e inquinare meno, si può. Anche se si possiede un’auto a motore termico. Nel 2035 le auto con alimentazione a benzina o diesel non verranno più immatricolate, ma per chi ancora non ha cambiato la propria vettura con una meno inquinante seguire i 10 consigli di Midas consente di ridurre l’inquinamento. Anzitutto, la rete internazionale di officine meccaniche invita a prestare attenzione al proprio stile di guida. Guidare bene non è solo importante per la sicurezza di autista e passeggeri, ma permette anche di risparmiare fino al 30% di carburante. Una guida senza frenate improvvise o brusche accelerazioni, mantenendo una velocità di crociera moderata e costante, abbassa i consumi. E ridurre la velocità di 10 km/h sulle autostrade consente un risparmio fino a cinque litri di benzina su una distanza di 500 km.

Limitare l’utilizzo del condizionatore

Se si viaggia in città, o a una velocità al di sotto dei 50 km/h, abbassare i finestrini è da prediligere rispetto al condizionatore, ma in autostrada o su strade extraurbane i finestrini aperti possono causare un maggior attrito e aumentare anche il consumo di carburante. In ogni caso, l’utilizzo del condizionatore è da limitare, poiché ha un’azione molto impattante sui consumi, che in autostrada aumentano fino al 10%, per passare addirittura al 25% in città. Altro consiglio: no alle discese in folle. Spesso si pensa che percorrere una discesa in folle possa aiutare a contenere i consumi, ma non è così. Il motore continua infatti a essere acceso, comportando un continuo afflusso di carburante, oltre a consumare eccessivamente i freni.

Una vettura sana ed efficiente riduce il consumo di carburante

Qualora la vettura non disponesse del sistema Start&Stop, che spegne e riaccende in automatico il motore, Midas consiglia di spegnere manualmente il motore durante le soste prolungate. Inoltre, ricorda di fare attenzione alla pressione degli pneumatici. Avere pneumatici sgonfi aumenta l’attrito con il suolo e la resistenza al rotolamento, causando, oltre a rischi per la sicurezza, un’usura più rapida e un maggior aumento dei consumi. In ogni caso, una vettura sana ed efficiente riduce il consumo di benzina: ecco perché è fondamentale effettuare controlli periodici sul proprio veicolo (livello dell’olio motore, pulizia dei filtri dell’aria e dell’olio) con una manutenzione accurata e costante.

Evitare le code pianificando percorsi alternativi

Occhio al bagagliaio poi e ai carichi inutili: un peso extra grava sui consumi, in quanto il motore avrà bisogno di un’iniezione aggiuntiva di energia per tenere in movimento la vettura. Ma uno dei momenti in cui l’automobile utilizza più energia è durante i momenti di coda o di sosta. Ecco perché è utile evitare più possibile il traffico, pianificando percorsi alternativi o cambiando i propri orari usuali.
Talvolta modificare anche di poco le proprie attività e abitudini quotidiane può aiutare a spendere meno, e diminuire le emissioni di CO2 dell’auto.

Salario Minimo: cosa cambia nel 2023?

Cosa cambia nel 2023 per il salario minimo? E le novità come potrebbero influire sul mondo del lavoro in Italia e in Europa? In Italia il salario minimo è stato fissato a 9 euro l’ora per i lavoratori del settore privato: secondo le linee guida della UE deve infatti garantire uno stile di vita equo e dignitoso. La soglia minima è stata quindi fissata per garantire che i lavoratori abbiano una retribuzione dignitosa e adeguata al loro impegno e al loro lavoro, soprattutto badanti e colf.  Tuttavia, non tutti i lavoratori hanno diritto al salario minimo, poiché alcune categorie di lavoratori, come i giovani in età di apprendistato, sono escluse da questa protezione.

Salario minimo in Europa

In ogni caso, nel nostro Paese, attraverso i Contratti Collettivi Nazionali, già da tempo si è nel pieno rispetto di queste normative. Ad esempio, per i lavoratori del settore edile il salario minimo contrattuale è di 14 euro l’ora. Questo significa che un lavoratore del settore edile che lavora 40 ore a settimana riceve un salario minimo netto di 1.680 euro al mese per 13 mensilità. Anche a livello europeo il salario minimo è stato recentemente regolamentato. La nuova normativa prevede che tutti i lavoratori della UE abbiano diritto a un salario minimo adeguato, e che le aziende siano obbligate a rispettare queste norme. Questa nuova regolamentazione ha l’obiettivo di garantire che i lavoratori europei abbiano una retribuzione equa e dignitosa, indipendentemente dal paese in cui lavorano.

La soglia minima aumenta?

Nel 2023 alcune novità riguardanti il salario minimo potrebbero avere un impatto significativo sul mondo del lavoro. In primo luogo, la soglia minima in Italia potrebbe essere aumentata per garantire che i lavoratori abbiano una retribuzione ancora più adeguata al loro impegno e al loro lavoro. Inoltre, potrebbero essere introdotte nuove regolamentazioni per garantire che tutti i lavoratori, compresi quelli delle categorie protette, abbiano diritto al salario minimo. Novità che avrebbero un impatto significativo sulle aziende, soprattutto sulle piccole e medie imprese, che potrebbero trovarsi in difficoltà nel sostenere questi aumenti.

I pro e i contro del possibile aumento

Il nuovo salario minimo europeo ha l’obiettivo di ridurre la povertà tra i lavoratori e migliorare la qualità della vita. Tuttavia, alcuni esperti temono che l’aumento del salario minimo possa causare un aumento dei prezzi, poiché le aziende potrebbero dover aumentare i listini per coprire i costi del salario minimo. Inoltre, c’è il rischio che alcune aziende decidano di ridurre il numero di dipendenti, o di delocalizzare la produzione in paesi con salari più bassi. Per questo motivo, le autorità tendono a intavolare trattative con sindacati e rappresentanti delle aziende, proprio per cercare di arrivare a un accordo che sia favorevole per aziende e lavoratori.

Dominio .it: nel 2022 rallenta il web “italiano”

Il 2022 per il web nostrano è un anno di stasi fisiologica. Un andamento simile si era già visto negli anni della crisi del 2008, quando incertezza ed emergenza economica avevano fatto segnare tassi bassissimi di presenza .it in Rete, per poi risalire a partire dal 2010-2011. Secondo i dati rilevati dal Registro .it, l’organo tecnico dell’Istituto di Informatica e Telematica del Cnr e anagrafe dei domini a targa italiana, le nuove registrazioni sono in calo del 13% rispetto al 2021, e sono 475.768 i nuovi domini .it registrati (+0,50%), per un totale di 3.467.693 domini .it attualmente in Rete. Registro .it ipotizza quindi che i dati 2022 siano stati influenzati anche dagli ultimi avvenimenti internazionali, tra emergenza sanitaria ancora in corso, crisi geopolitiche e ricadute in tutto il mondo su consumi e imprese.

Meno persone fisiche e imprese, più liberi professionisti e “stranieri”

A conferma di un’annata di stasi è anche il calo generale nelle categorie monitorate mensilmente da Registro .it. Da gennaio a ottobre 2022 diminuiscono quasi tutti i settori: le registrazioni attribuite a persone fisiche scendono del 29% rispetto allo stesso periodo del 2021, quelle relative a imprese -14,7%, enti pubblici -13,9%, e no profit -14,5%. In positivo i liberi professionisti (+3,1%), categoria che risponde alle crisi affidandosi al digitale, come aveva fatto nel 2021 (+35%) in risposta alle chiusure del 2020. Inedite del 2022 sono le registrazioni appartenenti alla categoria ‘stranieri’, nuovi domini .it registrati da cittadini e organizzazioni di altri Paesi dell’Unione, oppure da aziende con almeno una sede nella UE. Nel periodo considerato segnano infatti +66,7%.

Meno di un quarto è donna

Sul totale degli italiani che hanno registrato un dominio .it meno di un quarto è donna: 24,8% contro il 75,1% di rappresentanza maschile, e quanto all’età, la maggior parte è compresa nella fascia dai 42 ai 49 anni per entrambi i sessi. Sempre nel periodo preso in esame dalla rilevazione, emerge poi che il Sud Italia e le Isole continuano a essere il ‘fanalino di coda’ dell’Italia digitale.

Al Nord 384,9 domini ogni 10.000 abitanti

Sono le regioni del Centro-Nord ad avere il tasso di penetrazione più alto all’interno del Paese, con in testa Trentino-Alto Adige, Lombardia e Valle d’Aosta. In coda, Basilicata, Sicilia e Calabria. Una situazione molto simile anche per le province, dove Milano ottiene il primato per tasso di penetrazione, con 559 domini ogni 10.000 abitanti, seguita da Bolzano (495), Firenze (462), Rimini (451) e Bologna (443). In coda alla rilevazione, le province del Sud e delle Isole, ben al di sotto della media nazionale (307) e che occupano tutte le ultime dieci posizioni, con Crotone (170), Caltanissetta (154) ed Enna (146) ultime in classifica. Nel complesso, è il Nord ad avere in media il tasso di penetrazione più alto del Paese, con 384,9 domini ogni 10.000 abitanti, seguito dal Centro (378,1) e dal Sud e le Isole (236,4).

Come cambiano i luoghi di lavoro?

Come sarà l’ufficio del prossimo futuro? Sarà biofilico, ovvero capace di di favorire l’integrazione dell’uomo con la natura, il benessere fisico e mentale dei lavoratori, ma anche in grado di ispirare e ospitare momenti di condivisione. Lo rivela l’indagine condotta da Nomisma per conto di Europa Risorse Sgr sui nuovi luoghi di lavoro, presentata presso la sede di Assolombarda di Milano, insieme al progetto di riqualificazione urbana realizzato da Welcome Milano per sostenere la qualità della vita dei lavoratori grazie ad elementi come la sostenibilità ambientale e la connessione tra persone e natura.

Dopo la pandemia è l’ora di tornare in un ufficio inclusivo, sostenibile e collaborativo

“Ci interessava capire come nel post Covid la diffusione di un lavoro ibrido, in parte da casa e in parte in ufficio, in generale smart, impattasse sui luoghi fisici, in particolare sugli uffici” ha spiegato Marco Leone, senior advisor Nomisma. “Abbiamo riscontrato da parte dei lavoratori una certa ritrosia a rientrare tutti i giorni in ufficio: un po’ perchè si è scoperta la comodità di lavorare da casa, un po’ per le difficoltà nei movimenti; le aziende, dall’altro lato, preferirebbero avere il lavoratore in ufficio perché questo garantisce una maggiore produttività e per una maggiore possibilità di interazione. Come unire queste due esigenze? Le aziende cercano di andare incontro al lavoratore, in particolare i giovani e i nuovi talenti hanno bisogno di essere convinti ad arrivare in azienda. Pertanto, quasi tutte le società o almeno le più grandi hanno definito una modalità di lavoro ibrido, 50% da remoto e 50% in ufficio. Ma quel 50% di tempo che si spende in ufficio non deve essere più dedicato esclusivamente al lavoro nella propria scrivania, ma deve essere rivolto all’interazione, alla collaborazione. Quindi tutti gli uffici dovrebbero in futuro avere una serie di accorgimenti in termini di spazi, layout e attrezzature che agevolino la collaborazione e l’interazione fra le persone. Un esempio su tutti: una volta esisteva la sala riunioni standard, in futuro ci saranno diverse tipologie di sale riunioni, da 2, da 4, da 6, da 8 da più persone, ci saranno luoghi dedicati alla collaborazione informale, per bersi un caffè, pranzare o fare yoga insieme, per interagire e collaborare, invogliando le persone a tornare in ufficio” ha chiarito il rappresentante di Nomisma. 

La ricetta della perfezione

La ricerca ha analizzato la relazione che le persone hanno con il proprio luogo di lavoro e quanto questo sia orientato al futuro, con ripercussioni sulle emozioni percepite entrando in ufficio. Soltanto il 37% dei lavoratori si sente ispirato e solo il 17% prova felicità, mentre il 30% dei rispondenti ha dichiarato di provare ansia e il 38% noia. 
“Negli ultimi 12 mesi, i fattori che hanno determinato uno stato d’animo negativo al lavoro sono dipesi dalla ricerca di maggiori soddisfazioni economiche (45%), da una diminuzione della concentrazione dovuta ad ambienti poco favorevoli per lavorare (24% che sale al 41% per coloro che si recano in ufficio con uno stato di ansia), dalla ricerca di incarichi più mirati e soddisfacenti (26%) e di nuove opportunità di carriera (24%)” osserva Roberta Gabrielli, Senior Project Manager Nomisma.. Di contro, gli elementi in grado di determinare un approccio positivo al lavoro sono stati la flessibilità lavorativa (25%, che sale al 32% per coloro che si recano in ufficio provando sensazioni di felicità), il work-life balance (24%), la coerenza nell’etica e nei valori aziendali (12%) e una completa attenzione al benessere della persona (8%).

Favorire la contaminazione

Per i lavoratori, pertanto, l’ufficio ideale del futuro dovrebbe permettere di organizzare il lavoro anche in funzione delle esigenze personali per l’88%, favorire la “contaminazione” positiva (81%) e la condivisione con i cittadini di spazi comuni per attività di wellness e welfare (70%). In conclusione, a guidare la scelta della sede aziendale ideale per i lavoratori sono sia elementi hard – come la vicinanza alla metropolitana, la struttura dell’edificio, l’organizzazione della luce, del verde e degli spazi, e la sua collocazione all’interno della città – che aspetti soft, che impattano sulla crescita professionale della persona e sull’organizzazione del suo lavoro in azienda.

Passaggio generazionale in azienda, cosa non funziona in Italia?

Nei prossimi decenni, in un futuro ormai molto vicino, in Italia il numero dei pensionati supererà quello dei lavoratori. A scattare la fotografia dell’evoluzione del nostro Paese sono Unioncamere con Infocamere, che hanno esaminato i dati attuali e previsto la loro evoluzione.

Le imprese invecchiano

Di pari passo con l’andamento demografico del nostro Paese, con l’età media che si alza di anno in anno, anche le aziende invecchiano. In dieci anni, dal 2012 al 2022, i giovani under 30 con cariche di governance nelle aziende si sono ridotti di 130 mila unità mentre gli over 70 sono cresciuti di 280 mila.Nell’ultimo decennio, i titolari di impresa tra i 18-29 anni sono calati del 22,9% e come fa notare lo studio, questi numeri si spiegano con “l’effetto statistico della demografia negativa in una misura che può essere stimata al 20%, le coorti si riducono, le persone passano nelle classi di età superiori e non vengono rimpiazzate da nuovi ingressi”.

Pericolo di estinzione?

Di questo passo, è evidente che il sistema imprenditoriale italiano, da sempre la spina dorsale dell’economia del Paese, è destinato ad estinguersi. Ed è altrettanto chiaro che, per la sopravvivenza dell’imprenditorialità tricolore, serva l’immissione di nuove risorse umane a oggi assenti. A livello geografico, la situazione – l’invecchiamento delle imprese – non è proprio omogenea. Alcune regioni italiani sembrano soffrire maggiormente la penuria di nuovi giovani imprenditori: negli ultimi dieci anni, lo stock di imprese giovanili nelle Marche fa segnare -31,7%, -29,8% in Abruzzo, -29% in Toscana e -26,7% in Molise.

Aziende troppo senior e senza re-skilling

Se ci si sposta sulla fascia over 50, c’è stato invece un vero e proprio boom: dal 2012 al 2022, quasi tutte le cariche (titolare, amministratore, dirigente tecnico) crescono tra il 15 e il 25%. In termini assoluti ci sono in più 188 mila titolari di impresa, 365 mila amministratori e 65 mila dirigenti tecnici, guidati da over 50. Alla luce di questi numeri, riferisce Adnkronos, è evidente come l’effetto demografico sta portando le imprese italiane verso un’obsolescenza umana ma anche e soprattutto di competenze. Il re-skilling e l’age management in azienda non viene affrontato seriamente pur in presenza di organici non più giovani. Come rilevato da una ricerca condotta da Fondazione Sodalitas, AIDP (Associazione Italiana per la Direzione del Personale) e Università Cattolica del Sacro Cuore, 1 azienda su 4 si occupa di age management in modo sistematico. Solo il 14% delle imprese implementa percorsi di mobilità interna o di sviluppo di carriera per i propri dipendenti senior.