Negli ultimi anni, l’economia circolare sta acquisendo sempre più centralità nel dibattito economico italiano ed europeo, rappresentando una possibile soluzione per conciliare crescita economica, tutela ambientale e sostenibilità sociale. Non si tratta più solo di un trend, ma di un modello di sviluppo che promette di trasformare radicalmente il sistema produttivo, con ripercussioni positive sull’occupazione e sulla competitività del Paese. In questo articolo analizzeremo i dati più recenti sull’economia circolare in Italia, le sue implicazioni attuali e le potenzialità future in un quadro globale che richiede innovazione e resilienza.
Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), il riciclo in Italia ha raggiunto nel 2023 un tasso del 75% sui rifiuti non pericolosi, un aumento significativo rispetto a cinque anni fa. In particolare, settori come la gestione dei rifiuti urbani, il recupero di materie prime secondarie e la produzione di bioplastiche stanno guidando questa trasformazione. Il contributo diretto dell’economia circolare al PIL italiano viene stimato attorno al 3% e coinvolge circa 700.000 addetti, numeri destinati a crescere con il rafforzamento delle politiche europee e nazionali.
Un esempio emblematico è la crescita delle imprese che adottano principi circolari: dalle start-up innovative che sviluppano tecnologie per il riciclo avanzato, agli operatori del settore tessile che puntano al riuso e alla rigenerazione dei capi, fino alle aziende di packaging che si orientano verso soluzioni completamente compostabili o riutilizzabili. La strategia europea
