Cibo, emozione e sensazioni: non si mangia solo per appetito 

Il cibo è entrato sempre più nella sfera emozionale delle persone ed è capace di trasmettere sensazioni positive, in particolare quando c’è bisogno di ritrovare felicità e benessere attraverso le azioni quotidiane. Mangiare, quindi, non è solo soddisfare l’appetito, ma rappresenta una vera e propria esperienza multisensoriale, che non abbraccia solo il gusto, ma tutti e cinque i sensi. Insomma, il cibo è vita, conforto e speranza. Lo dimostra la ricerca su cibo, emozioni e sensazioni condotta in Italia da Uber Eats. Ma quale significato viene attribuito all’atto del ‘mangiare’? Per il 71% degli intervistati non il semplice appetito, ma il fatto di consumare cibi nutrienti e al tempo stesso gustosi.
Per il 56% degli intervistati il cibo infatti conta ‘molto’, ed è un elemento fondamentale che fa la differenza, sollecitando le sensazioni più disparate nel nostro umore e nei nostri palati.

Ricordi felici e nostalgia dell’infanzia

Mentre si assapora un cibo ‘che piace’ la sensazione dominante è la felicità (71%), seguita da piacere (64%) e serenità (61%). Quanto alla tipologia di cibo più associato alla felicità, vince la cioccolata, sul podio con pizza e tiramisù. Alla domanda ‘quali sensazioni può trasmettere l’odore di una pietanza’, la risposta che ha segnato più preferenze (61%) è ‘i ricordi felici legati al passato’, seguita da ‘la nostalgia dell’infanzia’ (56%) e ‘luoghi e persone legate a quel piatto’ (52%). Meno importanza viene attribuita al senso del tatto, che il 36% degli intervistati considera poco importante. Ovviamente la parte del corpo più coinvolta nell’esperienza tattile legata la cibo è il palato (29%), seguito da labbra (25%) e mani (24%).

Energia, tranquillità e consolazione

Il 31% degli intervistati considera il fattore estetico un elemento molto importante quando si tratta di alimenti, mentre per il 9% ‘non conta nulla’. Un piatto di colore caldo suscita energia (54%), calore (47%) e sicurezza (39%), sensazioni che evocano i primi giorni di vita.  Quanto alle pietanze di colore freddo ispirano tranquillità (54%), appagamento (47%) e contentezza (33%).
Il cibo dolce poi consente di esprimere gioia (61%), dolcezza (55%) e consolazione (51%), mentre il cibo salato è associato a felicità (62%), senso di rigenerazione (55%) e relax (49%). Una categoria a parte è il cibo croccante, che mentre viene consumato genera un senso di ricarica (59%), piacere (53%) e soddisfazione (46%).

Il gusto vince su prezzo e valori nutrizionali

In Italia è il pranzo il pasto più importante della giornata (35%), e il luogo preferito in cui consumare il cibo è ‘casa propria’ (34%), seguita da casa di amici o parenti (24%), locali o ristoranti (27%) e all’aperto (15%). Sebbene valori nutrizionali (54%) o prezzo (49%) siano elementi importanti al momento della scelta di un alimento, il fattore che più di altri spinge a prendere una decisione è il gusto (63%). Un’altra condizione che implica aspetti emotivi è la modalità con cui si preferisce consumare il cibo. Il 41% degli intervistati preferisce consumare il pasto ordinando da casa, mentre il 25% preferisce mangiare fuori e il 22% opta per mettersi ai fornelli.

Ogni quanto va fatta manutenzione alla caldaia?

Effettuare la manutenzione periodica della caldaia è una buona abitudine per più di un motivo. Da un lato infatti, grazie alla pulizia approfondita che il tecnico andrà ad effettuare, è possibile migliorare le prestazioni della caldaia e l’efficienza dell’intero impianto.

In questo caso il guadagno è tutto relativo ai consumi, che saranno minori, e dunque al risparmio in bolletta. Essendo più efficiente infatti, la caldaia sarà in grado di lavorare meglio spendendo meno.

D’altra parte, facendo effettuare la giusta manutenzione alla caldaia vi è un’importante convenienza anche per quel che riguarda la sicurezza. Grazie infatti al controllo e sostituzione delle parti consumabili, si ha la certezza di non andare incontro a spiacevoli episodi legati appunto all’usura eccessiva e alla mancanza di manutenzione.

Tali episodi vengono purtroppo spesso alle cronache e le conseguenze non sono sicuramente piacevoli, ragion per cui è bene effettuare la manutenzione periodica della propria caldaia.

Quando effettuare la manutenzione ordinaria della caldaia

Per rispondere a questa domanda è necessario leggere il libretto rilasciato dalla casa madre che contiene istruzioni tecniche relative all’utilizzo della caldaia.

In assenza di tali informazioni, sarà direttamente il tecnico specializzato nella installazione caldaie a suggerire la giusta frequenza con la quale effettuare la manutenzione ordinaria. Di norma, il consiglio generale è quello di fare effettuare questo tipo di manutenzione una volta l’anno.

Cosa fa il tecnico durante la manutenzione della caldaia

Solitamente il tecnico specializzato si dedica a tutti quei componenti che sono maggiormente soggetti ad usura e degrado come ad esempio la camera di combustione, le guarnizioni, i ventilatori e gli elettrodi.

In particolar modo vengono analizzati e puliti il bruciatore e lo scambiatore. Il bruciatore è quel componente giorno in cui si verifica l’incontro tra il comburente ed il combustibile al fine di poter far avviare la combustione che poi consente all’acqua di riscaldarsi.

Si accumulano, proprio a seguito di questo lavoro, delle scorie al suo interno che vanno rimosse per evitare che possano causare dei malfunzionamenti.

Lo scambiatore di calore invece è quell’elemento in cui convoglia l’acqua fredda che viene successivamente riscaldata e dunque immessa nel circuito del nostro impianto di riscaldamento.

Quanto costa la manutenzione della caldaia?

Non c’è una cifra fissa per quel che riguarda il costo della manutenzione della caldaia, ma solitamente quella ordinaria oscilla tra le 50€ e le 100€. Da non confondere questo tipo di operazione con quella del controllo dei fumi che costa all’incirca 100€.

Provvedere a questo tipo di manutenzione non è una decisione facoltativa del singolo cittadino ma è la legge stessa prevederla, per mezzo del decreto n. 74 del 15 aprile 2013.

Chi non si adegua, e dunque non provvede alla giusta manutenzione della propria caldaia, può andare incontro ad una sanzione pecuniaria che ha un importo variabile.

In quale periodo dell’anno far fare la manutenzione alla caldaia?

Contrariamente a quel che si può pensare, ovvero che sia necessario fare effettuare questo tipo di manutenzione prima che cominci l’inverno, diciamo che non c’è un momento dell’anno adatto per la manutenzione della caldaia dato che questa è comunque sempre utilizzata a prescindere dai riscaldamenti.

Ricordiamo infatti che facciamo utilizzo della caldaia anche quando semplicemente apriamo il rubinetto dell’acqua calda.

Conclusione

Dunque fare effettuare la giusta manutenzione alla nostra caldaia è assolutamente importante. Lo è sia dal punto di vista della sicurezza che per quel che riguarda l’efficienza energetica del nostro dispositivo.

Facciamo bene allora a far effettuare quindi questo tipo di operazione ad un tecnico specializzato ogni anno, e saremo sempre al sicuro da spiacevoli sorprese.

Imprese “rosa”: solo il 22% ma il PNRR potrebbe ridurre il gender gap

Le imprese femminili in Italia rappresentano solo il 22% del totale delle imprese italiane, e a febbraio 2022 risultano essere 1.381.987. Secondo l’analisi di CRIF il 76% è una Ditta Individuale, il 15% è una Società di Capitale, l’8% Società di Persone e un 1% è rappresentato da Associazioni iscritte in CCIAA (enti, fondazioni e società anonime). Quanto all’incidenza delle imprese femminili rispetto al totale delle imprese, le forme giuridiche con la quota più alta sono Società di persone (27%) e Ditte Individuali (26%).
“I dati oggi confermano che la strada per colmare il gender gap in Italia è ancora lunga, ci auguriamo che il PNRR possa dare una forte accelerazione allo sviluppo dell’imprenditoria femminile – spiega Gaia Cioci, Senior Director di CRIF -. In questa direzione va il decreto del 24 novembre 2021 che ha integrato le risorse a sostegno con i 400 milioni di euro previsti dall’investimento 1.2 ‘Creazione di imprese femminili’ dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”. 

Le imprese femminili nei settori economici

Quanto all’incidenza di imprese femminili nei vari settori economici, la situazione appare estremamente variegata. Il 40% delle imprese che operano nel settore dei lavori domestici è femminile, così come il 38% di quelle attive nella sanità, mentre quasi 1 impresa su 3 è femminile nei servizi di alloggio e ristorazione e di istruzione. L’attività manifatturiera e i servizi di informazione e comunicazione sono riconducibili nel 18% dei casi a imprese femminili. Seguono, per incidenza, i settori agricoltura, attività immobiliare, noleggio e agenzie di viaggio e attività artistiche. Alcuni settori rimangono però ancora appannaggio quasi totale di imprese maschili, come nel caso dell’estrazione di minerali, fornitura di energia elettrica, fornitura di acqua e costruzioni.

Distribuzione sul territorio e presenza nelle regioni

L’analisi territoriale mostra una distribuzione sufficientemente equilibrata tra tutte le regioni del Paese. Quelle con la maggiore concentrazione di imprese femminili sono Basilicata, Molise, Umbria, con un’incidenza del 25% sul totale, seguite da Abruzzo, Calabria, Liguria, Sicilia e Valle d’Aosta con il 24%. Lombardia e Trentino Alto Adige registrano invece solo il 19% di imprese “rosa”, pur essendo regioni a elevata imprenditorialità. Discorso analogo per il Veneto, con il 20% di imprese femminili.

Gli investimenti per la digitalizzazione

L’investimento 1.2 dedicato alla Creazione di imprese femminili previsto dal PNRR si prefigge di sostenere la realizzazione di progetti aziendali innovativi per imprese già costituite e operanti a conduzione femminile, o prevalente partecipazione femminile, quali, ad esempio, la digitalizzazione delle linee di produzione o il passaggio all’energia verde. CRIF ha sviluppato algoritmi basati sull’AI in grado di misurare il livello di digital attitude delle imprese femminili. E dal profiling emerge che l’88% di queste si caratterizza per una bassa digitalizzazione, contro un 61% della media nazionale. Inoltre, nelle fasce con livello medio-alto e alto di digitalizzazione ricade solo il 5% di imprese femminili, contro un 16,7% delle imprese totali.

Lo sport e il wellness come cura al burnout lavorativo

Wellbeing sembra essere la parola d’ordine degli ultimi anni, ovvero la volontà (se non la necessità) di coniugare al meglio vita personale e vita professionale, senza troppo stress e soprattutto senza conflitti sul posto di lavoro. Anche perché gli episodi di burnout sono purtroppo frequenti, specie dopo i lunghi mesi segnati dalla pandemia.

L’importanza della salute mentale

Le ultimissime ricerche (dati Ipsos, gennaio 2022 della ricerca Being Mind-Healthy) dicono che solo il 24% degli italiani ritiene che il sistema sanitario pubblico fornisca un supporto adeguato e solo il 31% ritiene che il proprio datore di lavoro dia sostegno ai collaboratori quando si tratta di salute mentale. La tendenza, sempre secondo la ricerca Ipsos, vede le donne e i più giovani, in particolare in Europa e specialmente in Italia, tra le categorie più colpite nel benessere psicologico a causa della pandemia (48% in Italia, contro il 33% a livello globale). Ma non è tutto. L’Italia risulta, insieme a Francia e Giappone, a quasi due anni dallo scoppio della pandemia tra i Paesi la cui popolazione è più colpita sul fronte della salute mentale. Tra l’altro, secondo un’altra indagine (BVA Doxa ottobre 2021), quasi l’85% delle persone considera il proprio benessere psicologico generale correlato al proprio benessere sul lavoro e viceversa.

Quali le conseguenze

Gli esempi di quali siano le conseguenze del malessere sul posto di lavoro sono purtroppo tanti e documentati. Casi di burnout almeno una volta nell’ultimo anno per l’80% di lavoratrici e lavoratori; difficoltà a definire i confini tra lavoro e vita privata per il 51%; casi di ansia e insonnia per motivi legati al lavoro per il 49% dei dipendenti italiani.

La salute passa per lo sport

“Secondo le ultime ricerche le aziende giocheranno un ruolo sempre più cruciale nel migliorare la prevenzione, il supporto e la cura della salute e del benessere delle persone” conferma Filippo Santoro, Managing Director di Urban Sports Club Italia, applicazione che si occupa di fornire soluzioni di sport e benessere di ogni tipo alle imprese. “Lo sport e le attività legate al benessere psicofisico costituiscono un benefit straordinario in grado di ridurre il livello di stress, favorire la coesione tra le persone e contribuire a migliorare salute e felicità. Ecco perchè parliamo di benefitness. Noi di Urban Sports Club ci poniamo come solution provider per offrire sport e benessere con una proposta completa che permette l’accesso a migliaia di strutture sportive, dalle classi online alle attività outdoor, con un’offerta che può adattarsi in modo personalizzato alle esigenze di ogni azienda”.

Gli italiani sono preoccupati per l’aumento delle bollette di luce e gas

Gli italiani sono preoccupati per l’aumento delle bollette, delle materie prime, dei beni di consumo, dei prodotti alimentari e per l’inflazione in generale. E prevedono di ridurre i propri consumi, non soltanto di elettricità, gas e carburanti, ma anche di abbigliamento, scarpe, cosmetici e prodotti alimentari. Inoltre, circa un italiano su 2 ipotizza scenari futuri negativi per la situazione economica e i livelli di risparmio della propria famiglia. Tra i molteplici rincari dell’ultimo periodo, l’ultimo sondaggio condotto nell’ambito dell’Osservatorio Legacoop e realizzato da Ipsos, rivela però che è proprio l’aumento delle bollette della luce a preoccupare maggiormente gli italiani (93%). 

I maggiori aumenti di prezzo

A preoccupare gli italiani è però anche l’aumento dei prezzi delle materie prime (92%), delle bollette del gas (91%), dei beni di consumo (90%) e dei prodotti alimentari (88%). Inoltre, l’87% degli intervistati afferma di essere preoccupato per l’inflazione in generale. I settori e i prodotti dove gli italiani hanno riscontrato i maggiori rincari sono gas, energia elettrica, benzina e gasolio (96%), seguiti dai prodotti di genere alimentare, frutta e verdura (91%), pane e pasta (86%), carne (84%), pesce (82%) e formaggi (78%). A percepire maggiormente gli aumenti di prezzo è il ceto popolare, soprattutto per quanto riguarda i prodotti alimentari

Le conseguenze su consumi

La conseguenza diretta dei rincari è data dalla previsione di dover ridurre, o tagliare in modo consistente, fino alla rinuncia, i propri consumi. Una tendenza molto più diffusa tra i giovani (18-30 anni), i residenti nel Sud Italia e le classi sociali più basse. Anche in questo caso, luce e gas si posizionano al primo posto della classifica, con il 79% degli intervistati che prevede di ridurne il consumo, di cui il 4% prevede la rinuncia a consumare.  Dopo luce e gas, con il 71% di riduzioni complessive si posizionano l’abbigliamento (39% limitate, 23% consistenti, 9% la rinuncia), la benzina e il gasolio (per il 44% limitate, per il 23% consistenti, per il 4% la rinuncia). A seguire, le scarpe, con riduzioni dei consumi del 68%, i cosmetici con riduzioni del 67%, e la carne, con riduzioni del 61%. 

Le aspettative per il futuro

Ma il tema dei rincari influenza anche le aspettative per il futuro. Il 53% degli intervistati, di cui il 79% nel ceto popolare, il 65% nel ceto medio-basso, il 57% tra gli over 50, prevede uno scenario negativo in merito alla situazione economica per la propria famiglia. E il 53% degli intervistati (77% nel ceto popolare, 65% nel ceto medio-basso, 59% tra gli over 50) esprime un giudizio analogo sotto il profilo della capacità di risparmio.

Gaming e social: le opinioni delle famiglie italiane

Quali sono le opportunità e i rischi della trasformazione digitale per le famiglie italiane? Alla domanda risponde la ricerca BVA Doxa Kids per Telefono Azzurro, offrendo uno spaccato delle percezioni dei giovani tra i 12 e i 18 anni e dei loro genitori. Tema emergente dalla ricerca è il ‘binge-gaming’, l’uso compulsivo dei videogiochi, ma secondo la ricerca oltre la metà dei giovanissimi (53%) gioca online da 1 a 3 ore al giorno. Altro dato rilevante, il 35% dei giovani ha effettuato acquisti mentre giocava. Ma se giocando online al 30% del campione è capitato di conoscere persone nuove, il gaming online può essere anche causa di frustrazione: il 13% è stato escluso dal gioco, il 10% è stato preso in giro e il 7% ha preso in giro qualcun altro.

Rischi online: le paure dei genitori

Giocare online può anche essere positivo. Alla domanda su quali competenze i giovani pensano di aver acquisito giocando online le risposte sono velocità di riflessi (39%), ragionamento logico (28%), e pianificazione dell’azione (18%). Competenze su cui sono d’accordo anche i genitori, con percentuali di risposte simili, ma aggiungono anche entrare in relazione con gli altri (24%). Quanto alle paure dei genitori riguardano il rischio che i propri figli possano essere adescati online da parte di adulti (63%), che siano vittime di bullismo (38%), partecipino a challenge pericolose (29%), ricevano la richiesta di invio di foto provocanti (25%), accedano a contenuti pornografici (24%), siano esposti a contenuti che esaltano l’anoressia, l’autolesionismo o il suicidio (22%). In misura minore, temono che scommettano denaro, facciano troppi acquisti, postino foto quando sono ubriachi.

L’influenza della vita online su quella reale  

Per quanto riguarda i social, i giovani usano Whatsapp e Facebook soprattutto per stare con gli altri, YouTube, Instagram, Tik Tok, Twitch e Discord per divertirsi.
Per il 67% dei giovani Internet ha un’influenza rilevante sulle relazioni amicali, tanto che i social favoriscono le relazioni (40%), creano un senso di comunità (38%), permettono di apprendere cose nuove (33%), esprimere le proprie emozioni (27%) e inclinazioni (18%), e consentono di chiedere aiuto quando si è in difficoltà (16%).
Di contro, generano un senso di solitudine (15% giovani, 34% genitori) e una pressione rispetto alle aspettative sociali (14%, 29%), favorendo la diseguaglianza (7%,13%).

Quanto si sa della vita online dei figli?

Il 72% dei genitori si dice sicuro di sapere com’è la vita online dei figli, tanto che il 27% dichiara di conoscere le sue password, il 22% controlla con quali contatti stringe amicizia sui social, il 21% si fida per non invadere la privacy dei figli, il 21% è follower dei figli e li segue sui social, il 21% ha attivato filtri di sicurezza che bloccano i contenuti per età.
Ma il 44% dei genitori non controlla le app scaricate dal figlio perché si fida, o perché il figlio non glielo permette.

Nuovi attacchi spyware: come cambia la tattica dei criminali informatici

Una nuova serie di campagne spyware è in rapida evoluzione, e ha già attaccato più di 2.000 imprese nel settore industriale in tutto il mondo. Durante i primi sei mesi del 2021 gli esperti di Kaspersky ICS CERT hanno notato una strana anomalia nelle statistiche relative alle minacce spyware bloccate sui computer ICS. Anche se i malware utilizzati in questi attacchi appartengono a famiglie di spyware già note si distinguono per il numero limitato di vittime a cui puntano, da un paio a qualche decina, e per la durata breve di ogni campione dannoso.

Il loro ciclo di vita è limitato infatti a circa 25 giorni, molto meno della durata di una campagna spyware ‘tradizionale’.
Di fatto, un’analisi di 58.586 campioni di spyware bloccati sui computer ICS ha mostrato come circa il 21,2% di essi faceva parte di questa nuova serie di attacchi. E il nuovo report di Kaspersky ICS CERT ha individuato più di 25 mercati in cui i criminali rivendono i dati rubati.

Lo spyware anomalo viene diffuso attraverso la mailing list della vittima

La maggior parte di queste campagne viene diffusa da un’impresa industriale all’altra tramite email di phishing. Una volta penetrato nel sistema della vittima, l’attaccante utilizza il dispositivo come server C2 (command and control) per l’attacco successivo. Con l’accesso alla mailing list della vittima, i criminali possono sfruttare i contatti di posta elettronica aziendale e diffondere ulteriormente lo spyware.
Sebbene ognuno di questi sample di spyware ‘anomali’ abbia vita breve e non sia ampiamente diffuso, rappresenta una quota sproporzionatamente elevata di tutti gli attacchi spyware.

Più di 7.000 account aziendali compromessi o rubati

Se in Asia 1 computer su 6 attaccato da spyware è stato colpito proprio da uno di questi sample anomali (il 2,1% su 11,9%), secondo la telemetria di Kaspersky ICS CERT, più di 2.000 organizzazioni industriali in tutto il mondo sono state incorporate in questo sistema fraudolento. E sfruttate dai gruppi di criminali informatici per diffondere l’attacco verso altre aziende e partner commerciali. Si stima che il numero totale di account aziendali compromessi o rubati a seguito di questi attacchi sia superiore a 7.000.

Le credenziali di aziende Usa le più vendute sui market online

I dati sensibili ottenuti dai computer ICS spesso finiscono in vari market online. L’analisi dei mercati ha rivelato la presenza di un’elevata domanda di credenziali di account aziendali, in particolare di account RDP (Remote Desktop Protocol). Oltre il 46% di tutti gli account RDP venduti sono di proprietà di società con sede negli Stati Uniti, mentre i restanti provengono da Asia, Europa e America Latina. Quasi il 4% di tutti gli account RDP venduti (circa 2.000 account) apparteneva a imprese industriali.
Un altro mercato in crescita è lo spyware-as-a-Service. Da quando i codici sorgente di alcuni noti programmi spyware sono stati resi pubblici, è cresciuta la loro disponibilità negli store online sotto forma di servizio.
Gli sviluppatori vendono non solo il malware come prodotto, ma anche una licenza per sviluppare malware e avere accesso all’infrastruttura preconfigurata.

Importanza del benessere fisico e mentale: cosa pensano gli italiani?

Anche nel 2021, in occasione della Giornata Mondiale della salute mentale (World Mental Health Day), che si celebra il 10 ottobre di ogni anno, il sondaggio Ipsos condotto in collaborazione con il World Economic Forum, ha esplorato le opinioni dei cittadini di 30 Paesi riguardo la propria salute fisica e mentale e le percezioni in merito all’importanza attribuita. E in media, il 79% degli intervistati considera salute fisica e mentale ugualmente importanti quando si tratta della propria salute personale.
Soltanto un terzo (35%) ritiene che il sistema sanitario nel proprio Paese trattino salute mentale e fisica con uguale importanza.
Le donne e i giovani sono i più propensi a pensare alla propria salute mentale, mentre a livello internazionale, la salute mentale rappresenta il terzo problema di salute più importante che le persone devono affrontare nel proprio Paese, leggermente dietro il cancro.

Le conseguenze del Covid sulla salute mentale

La pandemia da Covid-19 ha avuto molteplici conseguenze sulla salute fisica e mentale di ognuno di noi. Già a marzo 2021, i dati del sondaggio Ipsos mostravano un peggioramento della salute mentale e stabilità emotiva per il 45% degli intervistati a livello internazionale.
E l’Italia, già un anno fa, rientrava tra i Paesi in cui i cittadini hanno subito maggiormente le conseguenze del Covid sulla salute mentale e la stabilità emotiva. Più della metà (54%) dichiarava infatti un peggioramento e soltanto l’8% un miglioramento.

Wellbeing, quanto spesso si pensa al benessere?

A livello internazionale, il nuovo sondaggio Ipsos mostra come in media il 53% degli intervistati affermi di pensare al proprio benessere mentale molto o abbastanza spesso. Al contrario, il 42% afferma di non pensarci molto spesso o mai. La percentuale più alta si registra in Brasile (75%), mentre quella più bassa si registra in Cina (26%). In Italia, poco più della metà degli intervistati (51%) afferma di pensare al proprio benessere mentale.

Bonus psicologo escluso dalla legge di bilancio 

Considerando gli effetti della pandemia sul benessere mentale, riferisce Adnkronos, si è discuso del cosiddetto bonus psicologo, ovvero un sostegno economico da destinare agli italiani che sentissero il bisogno di curare la propria salute mentale, con l’obiettivo di garantire assistenza psicologica a chi non potesse permettersela. Nonostante i buoni propositi per il nuovo anno, il bonus psicologo, al contrario del bonus rubinetti e il bonus monopattini, è stato escluso dalla legge di bilancio nella manovra 2022, provocando molteplici reazioni da parte dei singoli cittadini e degli esponenti politici. A tal proposito, è stata lanciata una petizione online che in pochi giorni ha raccolto oltre 200.000 firme, con l’obiettivo di spingere il Governo a re-inserire la proposta nei provvedimenti e a considerarla una vera priorità. 

Arriva l’assegno unico familiare figli 2022

Dal 1° gennaio 2022 è possibile fare domanda all’Inps per l’assegno unico 2022 per le famiglie con figli. Il beneficio economico mensile destinato ai nuclei familiari riguarda tutte le categorie di lavoratori dipendenti, autonomi, pensionati, disoccupati e inoccupati. È inoltre riconosciuto ai nuclei familiari per ogni figlio minorenne a carico, e decorre dal settimo mese di gravidanza, ma è anche riconosciuto a ciascun figlio maggiorenne a carico fino al compimento dei 21 anni di età, in presenza di alcune condizioni. Ovvero, che frequenti un corso di formazione scolastica o professionale, o svolga un’attività lavorativa con reddito complessivo inferiore a 8.000 euro, o sia registrato come disoccupato e in cerca di un lavoro, o svolga il servizio civile universale.

A quanto ammonta?

Per circa la metà delle famiglie italiane (fino a 15.000 euro di Isee) è pari a 175 euro mensili per il primo e secondo figlio, e 260 dal terzo in poi. Sono previste maggiorazioni per ciascun figlio minorenne con disabilità, per ciascun figlio maggiorenne con disabilità fino al ventunesimo anno di età, per le madri di età inferiore a 21 anni, per i nuclei familiari con quattro o più figli, e per i nuclei con secondo percettore di reddito. L’assegno è riconosciuto senza limiti di età per ciascun figlio con disabilità. Per i figli disabili tra 18 e 21 anni, la maggiorazione prevista è stata incrementata da 50 euro mensili a 80.

Come fare domanda

Il beneficio ha durata annuale, da marzo a febbraio dell’anno successivo, e può essere chiesto a partire dal 1° gennaio compilando online la domanda sul sito dell’Inps mediante credenziali Spid, carta di identità elettronica, carta dei servizi, o recandosi presso un istituto di patronato o contattando il contact center Inps. Per tutte le domande presentate entro il 30 giugno è previsto il riconoscimento delle mensilità arretrate spettanti a decorrere da marzo, primo mese di erogazione della prestazione.

L’importo è calcolato sulla base dell’Isee

Per le famiglie che al momento della domanda sono in possesso di Isee in corso di validità, l’assegno verrà corrisposto con importi maggiorati e calcolati in base alla fascia di Isee. Le medesime maggiorazioni saranno comunque riconosciute, con decorrenza retroattiva, anche a coloro che al momento della domanda non siano in possesso dell’indicatore, ma che lo presentino entro il 30 giugno. Si potrà accedere al beneficio, in misura minima, anche in assenza di Isee o con Isee superiore a 40.000 euro. L’Inps ricorda che si può presentare l’Isee presso gli intermediari abilitati a prestare l’assistenza fiscale (Caf), oppure online sul sito internet dell’Inps in modalità ordinaria o precompilata. In tal caso, l’Isee è reso normalmente disponibile entro poche ore dalla richiesta.

Spesa carburante: gli italiani ‘sborsano’ in media 1.296 euro all’anno

Negli scorsi mesi gli automobilisti italiani hanno dovuto fare i conti con il caro-carburante. Di fatto, se per rifornirsi alla pompa gli italiani pagano in media 1.296 euro l’anno a testa la spesa è maggiore per gli automobilisti residenti nel Centro Italia (1.356 euro), un po’ meno per chi risiede nel Nord Est (1.152 euro). Da un’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti mUp Research e Norstat, emerge come il 72% degli intervistati dichiari di aver cercato di ridurre gli spostamenti in auto proprio a causa dell’aumento dei prezzi. Ma per fortuna nelle ultime settimane i costi di diesel e benzina hanno iniziato a diminuire, anche se non di molto.

Gli uomini tra i 35 e i 44 anni spendono di più
I risultati dell’indagine di Facile.it e MiaCar.it evidenziano anche alcuni dati legati all’uso dell’auto da parte degli italiani. Gli uomini, ad esempio, percorrono in media 12.441 chilometri l’anno a fronte dei 10.973 km percorsi dal campione femminile, e mettono a budget circa 1.404 euro l’anno, il 18% di spesa in più rispetto alle donne (1.188 euro). Dal punto di vista anagrafico, invece, sono gli automobilisti con età compresa tra i 35 e i 44 anni a spendere di più (1.428 euro l’anno), mentre gli over 65 sono quelli che spendono meno (1.056 euro).

25 milioni di italiani usano meno l’auto per risparmiare
Ma quali effetti ha la decisione di usare meno l’auto per via dei costi del carburante? In base all’indagine, tra i 25 milioni di italiani che hanno preso questa decisione il 43,1% ha dichiarato di aver eliminato gli spostamenti superflui, il 28,4% ha scelto di muoversi a piedi anziché sulle quattro ruote e il 13,5%, semplicemente, ha optato per i mezzi pubblici. I più attenti al budget, e quindi coloro che stanno cercando di ridurre maggiormente l’uso dell’auto, sono risultati i giovani con età compresa tra i 25 e i 34 anni (76,6%), e gli automobilisti residenti al Sud e nelle Isole (76,1%).

Oggi si spende meno per l’assicurazione
Se il 2021 è stato un anno negativo dal punto di vista dei costi di rifornimento, la buona notizia è che l’altra voce di spesa che grava sul budget degli automobilisti, l’assicurazione, è rimasta su livelli estremamente bassi per tutto l’anno. Secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it, realizzato su un campione di oltre 9 milioni di preventivi, a novembre 2021 per assicurare un veicolo occorrevano, in media, 436,03 euro, vale a dire l’8,17% in meno rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

Bonus prima casa: quando si può ottenere due volte?

Il bonus prima casa è l’agevolazione fiscale sull’acquisto della prima abitazione, e spetta a chi compra un immobile nel Comune dove ha la residenza e dove non possiede altre abitazioni. Il bonus non spetta però a chi è proprietario di un altro immobile per il quale, in precedenza, ha già usufruito della medesima agevolazione fiscale. Questo induce a pensare che l’acquisto di una seconda casa non possa scontare di nuovo il bonus. Ma non è sempre così. Secondo l’interpretazione giurisprudenziale, è possibile ottenere una seconda volta il bonus prima casa quando il contribuente è costretto a cambiare abitazione perché la precedente è divenuta oggettivamente inidonea all’uso. 

Quando mutano le esigenze del nucleo familiare

Come spiega laleggepertutti.it, l’esempio tipico è quello di una casa ormai inagibile a seguito di un terremoto, o perché sottoposta a un ordine del Comune di ristrutturazione. Si pensi anche al caso di una coppia, che avendo avuto figli, non possa più a vivere nella precedente abitazione perché troppo piccola rispetto alle mutate esigenze del nucleo familiare. La Suprema corte ha ricordato che in tema di agevolazioni prima casa ‘l’idoneità’ dell’abitazione pre-posseduta va valutata sia sotto il profilo oggettivo (effettiva inabitabilità), sia sotto quello soggettivo (fabbricato inadeguato per dimensioni o caratteristiche qualitative), nel senso che il beneficio trova applicazione anche nell‘ipotesi di disponibilità di un alloggio che non sia concretamente idoneo, per dimensioni e caratteristiche complessive, a soddisfare le esigenze abitative dell’interessato.

Acquistare un appartamento adiacente al primo per poterlo allargare

Una seconda ipotesi in cui si può usufruire una seconda volta del bonus prima casa si verifica quando si acquista un appartamento adiacente al primo per poterlo allargare. Anche in questo caso, il contribuente che ha già ottenuto il bonus prima casa per l’acquisto del precedente appartamento può estendere la medesima agevolazione anche sull’acquisto del secondo, se dimostra di avere ampliato l’abitazione principale perché divenuta inidonea all’uso. Condizione per poter fruire dell’agevolazione è che l’alloggio non sia di lusso, ovvero, che non sia accatastato nelle categorie A/1, A/8 o A/9, indipendentemente dai metri quadri di ampiezza.

Due condizioni: destinazione e qualificabilità

Per come chiarito già dalla Cassazione, i benefici per l’acquisto della prima casa possono quindi essere riconosciuti anche quando siano più di una le unità immobiliari contemporaneamente acquistate. Sono però necessarie due condizioni: la destinazione di queste unità nel loro insieme a costituire un’unica unità abitativa, e la qualificabilità come alloggio non di lusso dell’immobile ‘unificato’. L’agevolazione presuppone che entro il termine di tre anni dalla registrazione deve essere dato effettivo seguito all’impegno assunto dai contribuenti, in sede di rogito, di procedere all’unificazione dei locali.
Tale principio è stato poi esteso dalla stessa Agenzia delle Entrate agli atti di acquisto tra loro successivi se caratterizzati dall’accorpamento di unità immobiliari confinanti.

Sono sempre di più gli italiani che pagano cashless: 2 su 3

Sono ormai 2 su 3 gli italiani che preferiscono pagare i loro acquisti cashless. La modalità di pagamento senza contatto ha ovviamente trovato una spinta decisiva con la pandemia, che ha di fatto incentivato ogni genere di soluzione che evitasse vicinanza e invece favorisse la sicurezza. Ma anche ora, con l’emergenza sanitaria meno stringente, il trend non sempre arrestarsi. Il dato emerge dall’ultimo Osservatorio di SumUp, la fintech del settore dei pagamenti digitali e soluzioni innovative cashless, che sottolinea come, da una media del 53% nel 2019, si sia passati a quella del 66% nel 2020 e raggiunto il 71% nel 2021. E ben il 74% dei nostri connazionali utilizza pagamenti digitali e preferisce evitare di digitare pin sulla tastiera o maneggiare Pos.

La tendenza confermata dai negozianti

Che quella di pagare senza contatto sia una tendenza in continua crescita è confermato anche dal sentiment e dall’esperienza diretta dei commercianti, che di fatto sono i principali “spettatori” del cambiamento. Secondo un sondaggio condotto da SumUp nell’ottobre 2021, nel 53% dei casi affermano di aver notato da parte dei clienti maggiore propensione a pagare cashless. Ad apprezzare il contactless sono soprattutto gli avventori di bar e club che in 8 casi su 10 preferiscono pagare senza contatto. Di fatto, questa categoria di commercianti mostra tra il 2019 e il 2020 una crescita del 15%, mentre nel 2021 l’aumento è contenuto (4%), ma permette di consolidare la posizione. Seguono i commercianti del settore Food&Grocery (77,7% di transazioni contactless), e le edicole, passate dal 57,2% del 2019 al 77,3% del 2021. Significativa la crescita tra il 2020 e il 2021 del 16% registrata dai merchant del settore musica, concerti e cinema, che scala la classifica e passa dal 14° al 4° posto. La crescita si manifesta in tutta Italia a livello regionale, anche se in misura minore rispetto a quella osservata nel 2020 e in testa è il Sud.

“La crescita continua”

“Sicuramente il 2020 è stato l’anno della svolta, ma è bene notare come nel 2021 la tendenza sia stata mantenuta e la crescita continui, seppure in modo più lento. Bisogna, infatti, considerare da una parte la sempre maggiore predisposizione dei commercianti ad accettare pagamenti tramite carta, supportati anche dal credito d’imposta del Governo; dall’altra, l’aumento della soglia per i pagamenti contactless senza pin a 50 euro, affiancata dalla diffusione di device come smartphone e smartwatch, che consentono di pagare in modalità contactless e velocizzare così le operazioni in cassa” ha dichiarato Umberto Zola, Country Growth Lead Italia di SumUp.