Cassetta postale: cosa prevede la legge?

La cassetta postale è un elemento imprescindibile che ci consente di ricevere e custodire la nostra corrispondenza in maniera sicura e discreta, anche in nostra assenza. Non si tratta di un semplice arredo o componente esterno che si può installare in maniera facoltativa, ma al contrario la sua presenza è prevista dalla legge.

In particolar modo, ci sono alcune cose che la normativa prevede relativamente alle cassette della posta, siano esse da interno o da esterno, condominiali o aziendali, le quali devono necessariamente rispettarle.

Vediamo allora cosa prevede la legge relativamente alle cassette postali e quali requisiti queste devono soddisfare secondo la normativa vigente.

Dove va collocata la cassetta postale?

A determinare quella che deve essere la corretta ubicazione di una cassetta postale è il Decreto 9/2001 del Ministero Delle Comunicazioni, il quale prevede che la bacheca postale debba essere collocata in maniera tale che il portalettere possa raggiungerla facilmente.

Dunque l’accessibilità è una delle prime cose sulla quale la legge pone l’accento, per fare in modo che il lavoro di chi deve consegnare corrispondenza o pacchi possa essere il più semplice e rapido possibile. Il luogo ideale è il piano stradale,  e dunque la classica cassetta della posta per esterni,  così che il postino non debba essere costretto ogni volta a richiedere ad un residente di poterlo accompagnare per accedere all’androne in cui è presente la buca delle lettere.

Identificativo della singola cassetta

Per fare in modo da rendere perfettamente identificabile una cassetta della posta,  è necessario che su ciascuna di esse venga applicato il cognome delle persone che vi dimorano,  così che il portalettere possa sempre avere la certezza di stare consegnando la corrispondenza alla persona giusta. Nel caso in cui il cognome non sia chiaro,  o se questo è direttamente mancante,  il portalettere non potrà consegnare la corrispondenza e dunque per questo motivo riporterà indietro la stessa presso l’ufficio postale.

Caratteristiche tecniche

Ci sono poi una serie di caratteristiche cui i produttori devono adeguarsi,  soprattutto per quel che riguarda le dimensioni. La feritoia ad esempio deve avere una dimensione minima pari a 325 x 30 mm, mentre le misure minime previste sono di 229 x 324 mm. La profondità minima della cassetta deve essere di 100 mm e l’altezza minima dello spazio riparato dal dispositivo anti prelievo deve essere di 40 mm.

Proprio il dispositivo anti prelievo deve essere sempre presente per impedire ad eventuali malintenzionati di poter sottrarre la corrispondenza. Infine la legge prevede che la cassetta della posta debba essere perfettamente in grado di resistere alle intemperie e che lo sportello abbia una resistenza adeguata per proteggere da eventuali tentativi di scasso ciò che contiene. Inoltre una cassetta della posta non deve presentare alcun tipo di spigolo vivo per evitare che il portalettere, le persone di passaggio o lo stesso utilizzatore possano farsi male.

Per quel che riguarda l’aspetto esteriore, il design prescelto non deve andare ad alterare il decoro dell’ambiente in cui la cassetta viene inserita ma al contrario arricchirlo, e ciò è possibile grazie ai tantissimi modelli oggi a disposizione.

La manutenzione della cassetta

Nel caso di cassetta postale condominiale, i costi relativi alla manutenzione della singola cassetta riguardano il condomino interessato. Nel caso invece in cui la manutenzione riguardi l’intera cassetta postale, allora il costo è da suddividere in maniera uguale tra tutti i condomini. La cassetta postale è infatti da intendersi come un elemento che appartiene ad un singolo condomino, che ha il compito di provvedere ad una adeguata manutenzione e rendere sempre perfettamente identificabile la propria cassetta mediante l’apposizione del cognome.

“Vola” il clima di fiducia di cittadini e imprese: i dati Istat di giugno

I cittadini vedono rosa, così come le aziende. Anzi, per alcune categorie di queste ultime – come l’industria e i servizi di mercato – l’indice del clima fiducia torna a volare alto, addirittura sopra i livelli pre crisi. Insomma, l’ottimismo è alle stelle, come non lo era più stato dall’ormai lontano 2018.  Lo rileva l’Istat, che per il mese di giugno parla di “aumento significativo” dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 110,6 a 115,1) e dell’indice complessivo del clima di fiducia delle imprese (da 107,3 a 112,8). L’Istituto di Statistica precisa che l’indice di fiducia dei consumatori, che è aumentato per il terzo mese consecutivo, ha superato il livello di febbraio 2020, fissando il livello più alto da ottobre 2018. Tutte le componenti dell’indice di fiducia dei consumatori crescono, seppur con intensità diverse: il clima economico e il clima attuale hanno registrato la crescita più decisa (rispettivamente da 116,2 a 126,9 e da 102,6 a 108,1); le dinamiche riferite al sentiment della vita personale e quelle del futuro sono invece più caute (a prima passa da 108,7 a 111,1, la seconda da 122,5 a 125,5).

Le aziende più ottimiste? Quelle di manifattura e servizi

L’Istat stima un deciso aumento del clima di fiducia soprattutto nel settore manifatturiero e dei servizi. Per quanto riguarda le imprese, si segnala un forte miglioramento da parte nell’industria manifatturiera, che passa da 110,9 a 114,8, mentre i servizi di mercato da 99,1 a 106,7. Il commercio al dettaglio il balzo in avanti del clima di fiducia va da  da 99,9 a 106,7. Solo nel settore delle costruzioni l’indice di fiducia scende leggermente, da 153,9 a 153,6. Nell’industria manifatturiera, la valutazione degli ordini e le aspettative di produzione sono migliorate; rispetto al mese precedente, le scorte sono giudicate in leggero accumulo. Per quanto riguarda le costruzioni, migliorano i giudizi sul livello degli ordini, mentre calano le aspettative occupazionali da parte delle aziende. Scende invece in maniera significativa l’indice del clima di fiducia del settore dell’ingegneria civile. Nei servizi di mercato, virano in positivo tutti i saldi di tutte le componente dell’indice, così come è in deciso miglioramento il clima di fiducia nei settori dei trasporti e dello magazzinaggio. Diminuisce leggermente, invece,  la fiducia nel comparto del turismo e nei servizi alle imprese. 

Bene le vendite al dettaglio

Per quanto concerne le vendite al dettaglio, infine, l’aumento dell’indice è dovuto al miglioramento dei giudizi su vendite e scorte, anche se calano le aspettative di vendita.  “il clima di fiducia delle imprese migliora – è il commento dell’Istat – consolidando la tendenza positiva in atto da dicembre 2020. Con riferimento al comparto dell’industria e a quello dei servizi di mercato, il livello degli indici supera marcatamente quelli precedenti la crisi; per il commercio al dettaglio l’indice si attesta leggermente al di sotto del valore registrato a febbraio 2020”.

L’Intelligenza artificiale è meglio di un politico “vero”

Meglio essere governati dall’Intelligenza artificiale piuttosto che da un politico in carne e ossa. A pensarlo è il 59% degli italiani, una percentuale superiore alla media europea. Il dato emerge da una ricerca condotta dal Center for the Governance of Change dell’IE University di Segovia, in Spagna, su 11 Paesi attraverso interviste effettuate a 2.769 persone. Secondo la ricerca, se in Europa il 51% dei cittadini afferma di essere favorevole a un’opzione del genere, in Cina la percentuale sale addirittura al 75%. La ricerca spagnola mostra quindi il disamore dei cittadini verso la classe dirigente. Ma non tutti i Paesi sono d’accordo con l’AI in parlamento

In Spagna il 66% è d’accordo, nel Regno Unito il 69% è contrario

La ricerca conferma i risultati di uno studio condotto sempre dall’ateneo spagnolo un paio di anni fa a livello aziendale. Dallo studio precedente era infatti emerso che i dipendenti avrebbero preferito un algoritmo rispetto a un manager “vero”. In ogni caso, a livello europeo la percentuale più alta di persone che oggi preferirebbe un algoritmo a un politico è in Spagna (66%), ma non tutti sono d’accordo. Nel Regno Unito, ad esempio, il 69% delle persone intervistate è contrario alla sostituzione dei parlamentari con l’Intelligenza artificiale, così come il 56% degli olandesi e il 54% dei tedeschi. E a essere contrario è anche il 60% degli statunitensi.

I più giovani sono più aperti “ai robot” in parlamento

Le opinioni variano anche a seconda delle fasce di età. I più giovani sono infatti i più aperti all’ipotesi dell’Intelligenza artificiale in Parlamento, più in particolare, la pensa così oltre il 60% degli europei di 25-34 anni e il 56% degli europei di 34-44 anni, mentre gli over 55 in generale sono più spesso contrari. Inoltre, il 72% dello stesso campione è anche favorevole al voto elettronico, magari tramite app sul proprio smartphone (64% dei britannici).

Il risultato di anni di perdita di fiducia nella democrazia come forma di governo

Questi risultati sono il prodotto di “anni di perdita di fiducia nella democrazia come forma di governo – commenta Oscar Jonsson, direttore accademico del Center for the Governance of Change e tra i principali autori dello studio -. La percezione di tutti, riporta Ansa, è che la politica stia peggiorando e ovviamente ai politici vengono attribuite le colpe, quindi penso che il rapporto catturi lo spirito del tempo”. I motivi di scetticismo, secondo i ricercatori sono legati alla crescente polarizzazione politica e alle bolle informative, ovvero, la personalizzazione dei risultati delle ricerche sui siti in base al comportamento dell’utente.

FSE e Telemedicina, tante opportunità ancora da cogliere

L’importanza dei canali digitali per ricercare informazioni sanitarie, e l’accelerazione imposta dalla pandemia e dall’evoluzione normativa, hanno aumentato anche l’interesse e l’impiego di applicazioni di Telemedicina da parte dei medici. Inoltre, la gestione e la valorizzazione dei dati in Sanità è una delle priorità indicate dal PNRR, anche se le potenzialità del principale asset per la raccolta dei dati dei pazienti, il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), sono ancora da cogliere. I Fascicoli, seppur attivati per quasi tutta la popolazione italiana, sono spesso incompleti, privi delle informazioni e dei documenti più utili a medici e pazienti e ancora poco conosciuti e utilizzati dagli italiani.

Pazienti e medici più “connessi” dopo il Covid

Si tratta di alcune evidenze emerse dalla ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano. Con l’emergenza sanitaria è cresciuto rapidamente l’impiego di piattaforme di collaborazione da parte dei medici di medicina generale (54% contro il 12% di prima della crisi Covid), dei medici specialisti (70% contro il 30% in precedenza) e dei pazienti (30% contro l’11%). Tra gli strumenti digitali che possono essere utilizzati nel sistema sanitario anche le app per la salute possono essere un valido supporto nelle fasi di prevenzione, cura e follow up. Particolarmente apprezzate dai pazienti, utilizzando le app sono più consapevoli della propria patologia e del proprio stato di salute in generale (46%), e li aiutano a rispettare il proprio piano di cura (42%).

“La Telemedicina è entrata finalmente nell’agenda dei decisori politici”

“La Telemedicina è entrata finalmente nell’agenda dei decisori politici – afferma Chiara Sgarbossa, Direttrice dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità -. Se prima dell’emergenza il livello di utilizzo superava di poco il 10%, durante l’emergenza è triplicato, superando il 30% per molte applicazioni”.
Il servizio di Telemedicina più utilizzato è il Tele-consulto con medici specialisti, che attira anche l’interesse in prospettiva di 8 medici su 10, seguito dalla Tele-visita e il Tele-monitoraggio. Si tratta però di servizi ancora poco usati dai pazienti, non tanto per mancanza di interesse ma a causa di un’offerta ancora limitata.

Risparmiare 48 milioni di ore sprecate in spostamenti evitabili

La telefonata o la videochiamata di controllo con il medico sono ancora le modalità più utilizzate per il monitoraggio a distanza dello stato di salute (23%), ed è ancora marginale l’uso di servizi di Telemedicina strutturati, come la Tele-visita con lo specialista (8%), la Tele-riabilitazione (6%), il Tele-monitoraggio dei parametri clinici (4%). Considerando le stime dei medici specialisti sulle visite remotizzabili (20%) e i soli pazienti con patologie croniche (24 milioni in Italia), l’Osservatorio ha stimato che grazie al potenziamento dei servizi di Telemedicina sarebbe possibile risparmiare 48 milioni di ore sprecate a oggi in spostamenti evitabili. Un dato che sale a quota 66 milioni di ore se si considera che il 35% dei pazienti viene accompagnato dal medico da un caregiver.

Il boom italiano dell’e-grocery

Il Covid-19 ha spinto in avanti i processi comunicativi online, velocizzando dinamiche già in essere, ma mai state così veloci. E insieme all’Italia dello smart working nasce anche l’Italia dell’e-grocery. L’e-commerce si rafforza quindi in molti settori, soprattutto quello per i beni di largo consumo, come alimenti freschi o confezionati, prodotti per l’igiene della casa e della persona, il cosiddetto e-grocery appunto.

Dal Rapporto Italia 2021 dell’Eurispes emerge che mentre tutti i settori della vendita commerciale fisica (retail e servizi), nei mesi di gennaio-marzo 2020 sono calati rispetto agli anni precedenti, in alcuni casi, anche a -70%, gli unici settori a essere rimasti in attivo sono stati solo quelli dell’e-commerce e del food delivery.

Un aumento significativo delle interazioni tra gli e-tailer e gli eshopper

Una delle principali aree di sviluppo per i retailer operanti nel canale online (e-tailer) è infatti rappresentata dal grocery, sia perché si tratta di un settore merceologico in cui la penetrazione dell’e-commerce è ancora limitata (e questo garantisce prospettive di crescita del giro d’affari particolarmente interessanti), sia perché i prodotti di largo consumo si caratterizzano, rispetto a quelli di tutti gli altri beni e servizi, per una frequenza d’acquisto molto più elevata (settimanale o addirittura giornaliera, per i freschissimi). Ne consegue che la possibilità di intercettare questo tipo di acquisti favorisce un aumento molto significativo del tipo di interazioni tra gli e-tailer e i loro eshopper, con un livello sostanziale dei livelli di store loyalty (fedeltà al negozio).

Nel 2025 la quota di mercato del canale online nel settore Fmcg sarà il 10%

Si stima, infatti, che la quota di mercato del canale online rispetto alle vendite complessive del settore Fmcg (Fast moving consumer goods) potrà superare, a livello globale, il 10% nel 2025. Si tratta di stime pre-Covid, che dunque erano già positive nei confronti dell’online, senza contare l’effetto catalizzatore della pandemia. Basti pensare che nel 2015 le vendite online sono state pari al 3,7% nel settore, e nel 2018 pari al 5,1%, con tassi di crescita media annui del +15/20%.

Un incremento della spesa alimentare nella gdo

In Italia, per quanto riguarda la gdo, durante il periodo della pandemia si è verificato un incremento della spesa alimentare pari al 10%.

Quanto alle preferenze dei consumatori, riporta Adnkronos, l’aumento dei consumi alimentari tra le mura domestiche ha provocato una grande crescita delle vendite al dettaglio di prodotti agroalimentari confezionati (+18% nel periodo di lockdown rispetto allo stesso periodo del 2019), con conseguente boom del fatturato degli esercizi di prossimità e supermercati, anche se si è vista una contrazione degli ipermercati di oltre il 9%.

Nel new normal serve una cultura aziendale solida e inclusiva

Con la pandemia si sono affermate le nuove forme di lavoro a distanza, che con il ritorno alla normalità non verranno abbandonate, o almeno non del tutto. Ma per poterne mantenere l’efficacia è necessaria una solida, e inclusiva, cultura aziendale. Nel new normal le aziende stanno pensando a nuovi modi di lavorare e a un ritorno sicuro all’interno dell’ufficio. Ma per i dipendenti italiani è necessaria maggior comunicazione all’interno dell’azienda, solo così si potrà avviare con successo una modalità di lavoro ibrida tra smart working e lavoro in presenza. È quanto emerge dalla ricerca Workforce of the Future, condotta da Cisco, che evidenzia come nonostante molti lavoratori da remoto si sentano responsabilizzati, c’è ancora una minoranza preoccupata di essere abbandonata.

Metà dei dipendenti a distanza crede che i propri risultati siano trascurati

Secondo la ricerca, nel nuovo scenario lavorativo, l’83% dei dipendenti ritiene che i dirigenti debbano comunicare di più. Inoltre, un lavoratore su sei non si sente sicuro di poter svolgere il proprio lavoro da casa senza un’ampia supervisione. E mentre la metà dei dipendenti si sente apprezzata, l’altra metà crede che i propri risultati siano trascurati. Inoltre, il 45% teme che non sedere vicino al proprio manager avrà un impatto sui suoi obiettivi di carriera. Motivo per cui, “una leadership comunicativa – spiega lo studio – sarà fondamentale per superare la sfida della vicinanza, oltre a mantenere un senso di stabilità e autonomia”.

Formazione e sviluppo delle competenze restano in primo piano per i lavoratori

In questo scenario la formazione e lo sviluppo delle competenze restano in primo piano per i lavoratori italiani. L’84% chiede che i dirigenti aziendali diano priorità alla formazione su tecnologie e competenze digitali, riporta Ansa, con il 59% che si dichiara preoccupato poiché ritiene che la situazione non migliorerà nella nuova normalità.

“Nel lavorare da casa, dall’ufficio o da qualunque altro luogo, dobbiamo sempre essere inclusivi, portando tutti con noi in questo nuovo ‘workplace’ ibrido”, afferma Enrico Miolo di Cisco Italia.

La tecnologia e le piattaforme di collaborazione giocano “un ruolo fondamentale nel garantire che le persone e i team distribuiti si sentano connessi”, aggiunge Miolo.

Dotare i dipendenti di strumenti adeguati per connettersi e collaborare

La pandemia ha cambiato per sempre il modo in cui si lavora, con i dipendenti che ora vogliono una maggiore libertà e possibilità di scegliere dove e quando lavorare. Man mano che le aziende definiscono i loro modelli di lavoro ibrido, si trovano a dover implementare soluzioni su misura a lungo termine che trasformino veramente le esperienze dei dipendenti, indipendentemente dalla loro posizione, e supportino la produttività. Sebbene il 54% dei dipendenti ritenga di avere la dotazione tecnologica necessaria per lavorare da casa, c’è ancora una percentuale significativa che non lo pensa. Dotare i dipendenti degli strumenti adeguati per connettersi e collaborare, riporta Adnkronos, è una parte fondamentale di questo viaggio.

Tutte le caratteristiche dell’arredo luxury

La scelta di materiali di alta qualità, di design e lavorazioni artigianali ricche di stile ed eleganza, rappresentano la base essenziale per un arredo luxury.

Ebbene, oggi in Italia tante aziende di interior design sono specializzate negli arredi di lusso. Tale tipologia di arredo può essere inserita sia nei contesti moderni, che classici.

Non vi è bisogno di uno spazio molto grande: questi arredi possono adattarsi per abitazioni di ogni metratura. L’arredamento di tipo luxury, comprende complementi ed accessori di prestigio, talvolta lavorati a mano da esperti del settore. La cosa importante è che siano realizzati con materiali di altissima qualità.

Gli elementi chiave dell’arredo luxury

Gli arredi luxury richiedono una realizzazione ed una progettazione molto attenta. In genere, si utilizzano materie prime di grande pregio come pietre naturali oppure il legno, soprattutto quello massello.

Per arredare un’abitazione in  stile luxury, la soluzione perfetta è quella di dare un tocco originale ed eccentrico a tutto l’ambiente.

Nello specifico, bisogna saper scegliere in maniera attenta ogni accessorio ed ogni mobile, così da rendere gli spazi equilibrati. Talvolta, tra le scelte migliori vi è quella di realizzare elementi e contorni in argento oppure in oro, con stoffe e pavimentazioni a vista, magari realizzate in pietra o in legno.

Le differenti stanze di un arredo luxury

L’arredamento di lusso non riguarda solo una singola stanza, ma l’intero ambiente di una casa. Per riuscire nell’obiettivo di avere uno spazio di gran classe bisogna fare in modo che gli elementi di qualità siano anche all’interno dei bagni o delle camere, con lampadari in stile moderno o classico purché siano eccentrici e unici nel loro genere.

La cosa importante per riuscire nell’obiettivo di creare il proprio arredo di lusso è di rivolgersi ad un interior design che sappia gestire ogni angolo nel modo giusto per raggiungere tale obiettivo.

Entrepreneurial Economy, come mettersi in proprio grazie all’e-commerce

In Italia quello che serve è un cambio di mentalità, la figura dell’imprenditore è ancora molto stereotipata, e anche se gli italiani concordano sul fatto che mettersi in proprio sia appagante, e permetta di guadagnare maggiore libertà in pochi sono davvero intenzionati a diventare imprenditori. Dopo oltre un anno in stand-by a causa della pandemia da Covid-19, emergono però le opportunità per le imprese e i professionisti che hanno il coraggio di mettersi in proprio. Insomma, è l’ora dell’Entrepreneurial Economy, ovvero, è il momento giusto per reinventarsi o innovare il proprio business sfruttando le opportunità dell’e-commerce. Sono alcuni dei risultati dell’indagine condotta da BVA Doxa per Shopify, la piattaforma di e-commerce all in one a livello globale.

La figura dell’imprenditore

Secondo la ricerca in Italia la figura dell’imprenditore è ancora molto stereotipata: per il 94% degli intervistati si tratta di un uomo tra i 40 e i 60 anni (77%) che vive in una grande città (73%) del Nord Italia (92%). Nei confronti degli imprenditori, però, l’opinione degli italiani è positiva (65%), e considerano gli imprenditori professionisti coraggiosi e creativi che hanno saputo dar vita ai propri sogni. Tanto che il primo driver che guida ogni scelta degli imprenditori è la passione (61%), seguita dalla volontà di acquisire un certo status (55%) e di guadagnarsi più libertà (50%). E sono tre le caratteristiche must-have di un imprenditore di successo, lungimiranza (71%), audacia (65%) e forti capacità sociali (39%).

Stereotipi e difficoltà, una strada in salita

La corsa all’imprenditorialità nella maggior parte dei casi però viene percepita come una strada in salita. Le più alte barriere all’imprenditorialità sono la burocrazia (73%), costi e spese (66%). e i possibili rischi (54%). Risultato, solo il 2% degli italiani afferma di essere certamente intenzionato a diventare imprenditore, sebbene la percentuale salga al 37% se si considera anche chi è semplicemente aperto a tale possibilità. Di questi, 7 italiani su 10 punterebbero sull’e-commerce, il vero alleato delle imprese nella lotta all’emergenza Covid-19, ma anche l’asset su cui puntare in uno scenario di next normal.

La soluzione per abbattere le barriere di un’attività offline

Tra chi si dice aperto alla possibilità di diventare imprenditore prevale il desiderio di scommettere sul segmento servizi (31%), seguito dal food&beverage (30%), il wellness (24%) e l’home&garden, che comprende anche servizi e prodotti per gli amici a quattro zampe (19%). Un fil rouge però accomuna le scelte di tutti: il 77% punterebbe sull’e-commerce quale unico canale di vendita (30%) o integrato a quello offline (47%). Per 3 italiani su 4, infatti, poter vendere online è diventato fondamentale (80%) e lo sarà sempre più anche in futuro (85%). Tra i vantaggi, la possibilità di convertire la propria passione in un vero lavoro, l’opportunità di trasformare un’idea in un progetto concreto e le prospettive di guadagno. Senza contare che l’e-commerce abbatte molte barriere tipiche di un’attività da avviare offline, ovvero, meno adempimenti burocratici, costi e spese, rischi e incertezze.

Italiani e sostenibilità, le scelte di acquisto diventano più green

La tutela del pianeta guida sempre di più le scelte dei consumatori, soprattutto nell’ambito degli acquisti per la casa. Gli italiani sono più attenti alla sostenibilità quando si tratta di acquistare un elettrodomestico, e in casa vogliono mantenere il più basso possibile il loro impatto ambientale. Più di un consumatore su due predilige infatti elettrodomestici a basso consumo, e il 40% attua comportamenti volti a risparmiare e non sprecare energia, mentre il 37% pone attenzione a non sprecare acqua, con un incremento, rispettivamente del 4% e del 3%, a seguito del primo lockdown. È quanto emerge dall’indagine di LG commissionata a Gfk, che indaga sulle abitudini di consumo degli italiani alla luce dei cambiamenti imposti dalla pandemia.

Per il 66% l’efficienza energetica è in testa tra i parametri rilevanti nell’acquisto

“La tutela del pianeta è oggi uno dei pilastri che guida le scelte dei consumatori”, si legge nel report. In particolare, nell’acquisto di elettrodomestici, ritenuti dalla maggior parte delle persone i principali responsabili dei consumi in casa e la tipologia di prodotti che più di tutti dovrebbe essere sostenibile. Il 75% degli italiani ritiene infatti “importantissimo” avere una lavatrice che mantiene bassi i consumi, e per il 66% l’efficienza energetica è in testa tra i parametri rilevanti nell’acquisto. Anche di un frigorifero, per il quale l’efficienza energetica si posiziona come prioritaria secondo il 67% degli intervistati. Questo aspetto ha invece una rilevanza meno evidente (25%) nell’acquisto della TV, per cui vengono considerate come prioritarie le funzioni smart e qualità dell’immagine.

Per il 62% i brand devono adottare un approccio responsabile

Secondo le indagini di Gfk fra i trend emersi a seguito della pandemia c’è anche l’attenzione verso il benessere collettivo, e il 57% delle persone ritiene che la tecnologia abbia un impatto positivo sulla qualità della vita da qui a 3 anni. Per il 62%, poi, i brand e le aziende devono adottare un approccio responsabile dal punto di vista ambientale. Dallo studio in generale emerge anche una maggiore predisposizione verso l’acquisto di prodotti con minore impatto sull’ambiente, anche a fronte di un costo maggiore (40%, + 5% rispetto al 2017).

Arrivano le nuove etichette energetiche

In merito alle nuove etichette energetiche previste dall’Ue da marzo 2021, meno del 5% dichiara di esserne informato, riporta Ansa. Le nuove etichette, che torneranno a essere classificate in base a una scala compresa tra A (massima efficienza) e G (bassa efficienza), “danno la possibilità al consumatore di valutare in modo più efficace i prodotti più efficienti rispetto a quelli meno efficienti – afferma Sergio Buttignoni, Corporate Marketing Director LG Electronics Italia -. La vecchia scala era ormai obsoleta”.

Da cosa dipendono i consumi di un condizionatore d’aria?

Una domanda che in molti si pongono è quali siano i consumi di un condizionatore elettrico. Si tratta di una domanda normalissima soprattutto in tempi come quelli che viviamo al momento, in cui costi in bolletta vanno assolutamente contenuti con un occhio sempre al rispetto dell’ambiente e la necessità di produrre la minor quantità possibile di inquinamento.

Ad incidere su quelli che sono i consumi di un climatizzatore dipende chiaramente l’utilizzo che facciamo dell’apparecchio, e dunque il quantitativo di ore per le quali lo lasciamo acceso ogni giorno, ma anche dalla sua capacità di assorbire energia elettrica.

La classe energetica

Infatti,la classe energetica del nostro dispositivo incide in maniera diretta su quelli che sono i consumi: i modelli più moderni consumano chiaramente molto meno, fino alla metà dei modelli di condizionatori più vecchi.

Inoltre non bisogna pensare che la quantità di energia impiegata sia la stessa per tutto il tempo di utilizzo, in quanto i condizionatori moderni si attivano anche solo un paio di minuti ogni ora per mantenere una determinata temperatura non appena raggiunta quella desiderata.

Dunque il momento in cui il condizionatore consuma di più è quello in cui viene acceso e gradualmente abbassa la temperatura presente nell’ambiente. Raggiunta la temperatura di esercizio, il dispositivo si occupa semplicemente di mantenerla attivandosi anche solo un paio di minuti ogni ora.

L’efficienza energetica dell’appartamento

Molto dipende anche dalla capacità di isolamento del nostro appartamento: se questo infatti è ben isolato, avrà l’ottima capacità di mantenere più a lungo l’aria fresca prodotta dal condizionatore. Migliore è l’isolamento termico di casa dunque, più bassi saranno i consumi.

Per quel che riguarda i modelli in grado di assicurare le prestazioni migliori, bisogna sottolineare la presenza di parecchi condizionatori Daikin con classe energetica A+++ con controllo intelligente della diffusione dell’aria e purificazione della stessa grazie alla tecnologia Flash Streamer.

Dispositivi di nuova generazione dunque, che consentono di risparmiare notevolmente e al tempo stesso rispettare l’ambiente.

Come potare correttamente un albero

Tutti conoscono lo splendore che gli alberi regalano, soprattutto quando ricevono le cure necessarie. Ci proteggono dal calore grazie all’ombra che producono, aggiungono umidità all’aria riducendo la calura.

Gli alberi inoltre assorbono grandi quantità di CO² e producono ossigeno . Fungono da casa per molti animali e riducono la presenza di particelle di polvere sospese nell’aria. Vediamo allora come possiamo prenderci cura dei nostri alberi potandoli al meglio.

La potatura può sembrare semplice, ma non lo è. Per questo, è necessario sapere qual è la tecnica più appropriata. È molto importante ricordare che, se fatta nel modo sbagliato, la potatura può rendere l’albero debole, marcio e persino farlo morire. 

Suggerimenti prima di potare un albero

Inizia verificando di avere tutti i materiali specifici di cui hai bisogno: una forbice da potatura, una motosega, guanti, occhiali, protezioni per le orecchie, etc. In base agli strumenti di cui disponi, otterrai un risultato migliore o peggiore.

Tieni presente che ogni taglio che fai può modificare sia la struttura che la crescita dell’albero, e che i tagli devono essere eseguiti correttamente L’uso della pasta curativa per coprire le ferite non è raccomandato, perché potrebbe fare più male che bene. L’importante è fare un taglio corretto.

Suggerimenti durante  la potatura dell’albero

La potatura è legata all’eliminazione totale o parziale di rami secchi, poco orientati o già morti. Potare bene un albero migliora notevolmente la salute della pianta, prevenendo malattie che possono influire negativamente. 

Nella potatura di riduzione della struttura dell’albero bisogna evitare di tagliare rami che superano i 10 centimetri di diametro. Inoltre, se la potatura viene eseguita solo su un lato dell’albero, si creerà un disequilibrio. È importante per questo potare un albero attorno al suo intero contorno per evitare il pericolo di caduta durante le giornate ventose o tempestose.

Nel caso di alberi più giovani, dovrebbe essere eseguita una forma di potatura chiamata diradamento. Con questa potatura vengono rimossi i rami secondari di un ramo principale. Questo aiuta a ridurre il numero di nuovi germogli e guiderà meglio la crescita dell’albero.

Se questa operazione è troppo complessa per te e non vuoi rischiare di sbagliare, o se non disponi dell’attrezzatura adeguata e preferisci affidare ad altri un compito così delicato, tieni in considerazione il servizio di manutenzione giardini di vivaicolleoni.com per usufruire delle prestazioni di personale qualificato ed esperto in materia.

Conti correnti in rosso, dal 1° gennaio le regole sono cambiate

Secondo una normativa europea recepita dall’Italia dal 1° gennaio le regole sono cambiate per i conti correnti in rosso. “Fino al 31 dicembre 2020 – ricorda La Legge per Tutti – per andare in default con la banca si doveva verificare una di queste due condizioni: la banca ritiene improbabile il recupero del credito senza l’escussione delle garanzie, oppure il debitore presenta un’insolvenza da oltre 90 giorni su esposizioni che superano determinate soglie”.

Ma dal 1° gennaio 2021 il discorso cambia, e le persone fisiche rischiano di finire in default in automatico per avere un debito superiore ai 100 euro per oltre 90 giorni consecutivi.

La banca valuta se il credito non è recuperabile

La Legge per Tutti spiega però che “prima di collocare un cliente in una situazione di default, la banca valuta se si tratta di un problema risolvibile in pochi giorni oppure se il credito non è facilmente recuperabile”. Ad esempio, può capitare a un privato di ricevere in ritardo lo stipendio, e se il primo giorno del mese scattano i pagamenti automatici (utenze, rata del mutuo ecc), e lo stipendio, anziché il 31 del mese precedente viene accreditato fino a una settimana dopo, potrebbe non avere la disponibilità necessaria. I limiti temporali servono quindi a capire se si tratta di un episodio isolato e risolvibile o se si tratta di una sofferenza che si protrae nel tempo e che deve essere segnalata.

La nuova normativa sul default non impedisce di “andare in rosso”

La Legge per Tutti ricorda che se si hanno “esposizioni con diverse banche queste vengono sommate nel caso in cui gli istituti di credito appartengano allo stesso gruppo. Inoltre, un debitore messo in sofferenza da una banca rimane segnalato a tutte le altre del gruppo. Non solo: il default di una singola esposizione porta con sé il deterioramento automatico di tutte le altre esposizioni nei confronti della stessa banca”.

La nuova normativa sul default non impedisce, tuttavia, di poter avere un conto corrente in rosso. “Nulla vieta alle parti che sottoscrivono il rapporto bancario – precisa La Legge per Tutti – di sottoscrivere un accordo che consenta un certo sconfinamento oltre la disponibilità che si ha sul conto e superando il limite del fido”.

Segnalati alla centrale dei rischi per poche centinaia di euro

In sostanza, riporta Adnkronos, con la nuova normativa la banca può continuare a consentire al cliente di andare in rosso entro una certa soglia e in cambio di una commissione di istruttoria veloce (Civ). In questo modo, il correntista non si troverà il conto bloccato per il pagamento automatico di bollette o stipendi se comportano uno scoperto. Ecco perché diventa essenziale parlare con la banca al momento dell’apertura del conto, o se il rapporto è già in atto controllare che ci sia una clausola che permetta di andare in rosso. In caso contrario, si può finire segnalati alla centrale dei rischi per poche centinaia di euro.