Condizionatori e Covid-19, le regole da seguire per non correre rischi

Con la Fase 2 dell’emergenza sanitaria, e in vista del caldo estivo, oltre a tamponi e mascherine si discute anche dell’opportunità o meno di usare impianti di raffrescamento e climatizzazione dell’aria, dal momento che questi potrebbero essere veicolo di diffusione del virus in ambienti indoor.

“Negli ambienti confinati aperti al pubblico seguire le norme di distanziamento e usare tutti la mascherina è doveroso – spiega Alessandro Miani, presidente di Sima (Società italiana di medicina ambientale) – ma al contempo non possiamo trascorrere i prossimi mesi estivi soffrendo il caldo nelle nostre case o sul posto di lavoro. È quindi necessario seguire poche semplici regole che ci consentano di usare i nostri impianti in sicurezza”.

I consigli da seguire per rimanere al fresco in sicurezza

Per assicurare un uso più sicuro dei sistemi di raffrescamento, condizionamento e climatizzazione in ambienti chiusi di piccole o medie dimensioni, prima dell’accensione dell’impianto si consiglia di lavare con acqua e sapone liquido i filtri degli split e pulire le parti esposte degli stessi con un prodotto igienizzante. Dopo aver lasciato asciugare le superfici e i filtri riporli nei loro alloggiamenti.

I motori esterni, solitamente posizionati su balconi, terrazzi, tetti o a terra, dovrebbero essere sanificati periodicamente, meglio se da tecnici specializzati, che usano un sistema di sanificazione a shock termico per iniezione, e contemporanea aspirazione di vapore ad alta temperatura e pressione.

Stesso intervento è consigliabile per split o radiatori che presentano evidenti segni di degrado, sporcizia, presenza di polveri, muffe e incrostazioni.

Per gli impianti multizona occorrono maggiori attenzioni

Gli impianti canalizzati devono essere sanificati da personale esperto prima di rendere operativo il sistema. Per gli impianti di condizionamento multizona, destinati al controllo ambientale di umidità e temperatura dei locali serviti (grandi ambienti, pubblici e privati come uffici aperti al pubblico, cinema, teatri, palestre, poliambulatori, fabbricati industriali), maggiori attenzioni devono essere dedicate al corretto mantenimento/pulizia e sanificazione/disinfezione/bonifica delle sezioni principali di scambio, quali batterie calde e fredde, umidificazione ad acqua e batterie di post-riscaldamento, canalizzazioni di distribuzione aria e dello stato dei filtri ai vari livelli.

Periodici ricambi d’aria e sistemi di purificazione o monitoraggio

È poi consigliabile aprire le finestre per alcuni minuti più volte al giorno o dotarsi di sistemi di Ventilazione Meccanica Controllata (VMC), in grado anche di filtrare l’aria esterna in entrata.

Sono consigliati anche sistemi di purificazione o monitoraggio dell’aria indoor, purché validati da Enti terzi pubblici e dotati di certificazioni che ne attestino il reale potenziale di mitigazione dei contaminanti aero-dispersi (compresi virus e batteri).

Evitare poi il flusso dell’aria dagli split dall’alto verso il basso o direttamente rivolti verso le persone presenti nell’ambiente: meglio direzionare le griglie esterne verso l’alto. In estate mantenere tassi di umidità relativa tra il 50% e il 70%, e in inverno tra il 40% e il 60%. Un semplice igrometro è sufficiente per il controllo dell’umidità indoor.

Violazioni dei dati, come gestire le informazioni personali dei clienti

Le informazioni personali dei clienti sono oggetto di violazione dei dati più spesso di qualsiasi altro tipo di informazione aziendale. L’indagine IT Security Risks di Kaspersky dimostra che questo avviene nel 40% dei casi. Di conseguenza, il 29% delle aziende riscontra problemi nel trovare nuovi clienti dopo una violazione dei dati. Questo tipo di violazione può danneggiare la reputazione, comportare enormi perdite finanziarie, e può tradursi in sanzioni normative. Per consentire alle aziende di migliorare l’elaborazione dei dati Kaspersky ha aggiunto alla propria piattaforma alcuni corsi sul GDPR e la gestione dei dati sensibili. E per supportarle nell’assicurare che il lavoro da remoto non rappresenti un pericolo per la sicurezza delle operazioni, ha istituito un modulo gratuito sui principi base della sicurezza per il lavoro da casa.

Mantenere riservate le informazioni

Per aiutare le aziende a migliorare le competenze dei propri dipendenti, il gruppo specializzato nella sicurezza ha aggiunto alle attività di formazione proposte all’interno della soluzione Automated Security Awareness Platform alcuni corsi sul GDPR e sulla gestione dei dati sensibili, riporta Adnkronos. Il corso include le regole generali sul trattamento delle informazioni sensibili, compresi i dati personali, i segreti aziendali o i documenti interni che non possono essere divulgati al di fuori dell’organizzazione. Questo approfondimento fornisce ai dipendenti le competenze necessarie per lavorare con questo tipo di informazioni, e mostra come ridurre al minimo i danni in caso di fuga di dati.

Crittografare i dati utilizzando token e altri dispositivi di sicurezza

Ciascuna azienda può affrontare un programma di apprendimento su misura per ogni profilo, assegnato in base al livello di rischio. Grazie a questa differenziazione, il personale riceve solamente le informazioni rilevanti per la propria mansione. Tutti i dipendenti devono sapere come identificare i dati ad accesso limitato, memorizzarli in modo sicuro, utilizzare i servizi informatici o il cloud. E riconoscere il gruppo di persone con cui sono autorizzati a condividerli, sia all’interno sia all’esterno dell’azienda. Coloro che utilizzano risorse interne ad accesso altamente riservato devono essere in grado di crittografare i dati utilizzando token e altri dispositivi di sicurezza.

Il GDPR a portata di tutti, e un modulo per lo smart working

L’approfondimento sul GDPR definisce i requisiti e le responsabilità previste dal regolamento, e si rivolge a tutte le aziende che raccolgono ed elaborano i dati personali dei cittadini dell’UE anche se non si trovano all’interno dell’UE.

Poiché un numero crescente di aziende è stato costretto dalla pandemia a ricorrere al lavoro da remoto, Kaspersky, in collaborazione con Area9 Lyceum, ha rilasciato un nuovo modulo gratuito che migliora le competenze nelle aree più critiche. Come la creazione di password forti, l’aggiornamento del software e la protezione di una rete Wi-Fi domestica.

Internet non piace più al suo inventore

Internet non è più quello di una volta, e non piace più al suo inventore. Leonard Kleinrock, cinquant’anni dopo aver lanciato la Rete si interroga su pregi ed errori della sua grande visione di allora. “Il nostro Internet era etico, di fiducia, gratis e condiviso – dichiara a la Repubblica Leonard Kleinrock -. Oggi è passato da risorsa digitale affidabile a moltiplicatore di dubbi, da mezzo di condivisione a strumento con un lato oscuro. Internet consente di arrivare a milioni di utenti a costo zero in maniera anonima e per questo è perfetto per fare pure cose malvagie”.

“Si è trasformato un bene pubblico in qualcosa con scopi privati”

Lo scienziato e pioniere della Rete, afferma anche che all’epoca del lancio di Internet non aveva “assolutamente pensato ai social network”, non immaginando nemmeno la possibilità della loro esistenza: “Allora si pensava a computer che parlavano, ma non alle persone. L’importanza delle persone l’ho capita dopo, con l’arrivo della mail – continua Kleinrock -. Poi con l’inizio dello spam nel ’94 cambiarono in male molte cose”.

Addio alla privacy, virus, furto di identità, pornografia e pedofilia, fake news. Il problema secondo lo scienziato si è posto, ed “è nato quando si è voluto monetizzarlo”. Ovvero, “si è trasformato un bene pubblico in qualcosa con scopi privati che non ha la stessa identità del passato”.

“Non abbiamo messo dei paletti e ora è difficilissimo riassestare la rotta della Rete”

All’epoca dell’esordio della Rete, ovvero della prima forma di connessione, il punto era che “dovevamo fornire una forte autenticazione di file – sostiene Kleinrock – ciò che mando dev’essere garantito e mai alterato”, quindi, “ci voleva una chiara identificazione degli utenti: dimostrare chi comunica”, sottolinea lo scienziato. Ma il punto, aggiunge Kleinrock, è che “non lo abbiamo fatto, non abbiamo messo dei paletti”. E ora è difficilissimo riuscire a farlo, a riassestare la rotta della Rete.

“Vedo un futuro in cui sarà protagonista l’invisibilità delle macchine”

Ma cosa sarà Internet tra cinquant’anni? La risposta di Kleinrock è: “vedo un futuro in cui sarà protagonista l’invisibilità delle macchine. Useremo interfacce cerebrali. Avremo un sistema nervoso pervasivo globale per interagire. Ma per farlo dobbiamo trovare un equilibrio etico e tecnologico”.

La scommessa è tutta qua, riporta Agi. Per ora Kleinrock nel suo laboratorio di Los Angeles sta cercando di plasmare il futuro della Rete, e con l’Uncla Connection sta cercando di “replicare l’ambiente che ha portato alla scoperta della rete, fatto di connettività e cervelli, senza la monetizzazione – aggiunge -. Lo faremo con menti giovani, con gli studenti. A loro dico che va bene sbagliare, basta continuare a cercare”.

Posizioni difficili da selezionare, in Lombardia sono il 28%

In Lombardia, è difficile trovare i candidati giusti nel 28% dei casi. Una percentuale pari a 166 mila ingressi su 666 mila ingressi, un dato in linea con quello italiano. In particolare, difficili da reperire sono i meccanici di precisione a Milano, i matematici a Brescia, Monza Brianza, Bergamo, e Lecco, i conduttori di impianti industriali a Sondrio, gli artigiani metalmeccanici a Cremona, gli ingegneri a Mantova, gli amministratori di grandi aziende a Lodi e i responsabili di piccole imprese a Pavia, Varese e Como. Questo, secondo le previsioni delle imprese per l’anno 2018, in una elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi Lodi su dati del Sistema Informativo Excelsior realizzato da Unioncamere in collaborazione con ANPAL.

I meno reperibili, specialistici in scienze matematiche, informatiche, fisiche e naturali

“Il numero crescente di giovani che vanno all’estero, per restarci, penalizza il nostro Paese – commenta Carlo Sangalli, presidente Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi -. Dobbiamo invece attrarre e valorizzare capitale umano a livello internazionale sia italiano sia straniero”. Di fatto, in Lombardia i più difficili da trovare sono gli specialistici in scienze matematiche, informatiche, fisiche e naturali (57% e 8.240 ingressi), gli artigiani e operai specializzati in metalmeccanica ed elettronica (51,5% e 54.630 ingressi) e gli operai specializzati in meccanica di precisione, stampa e gli artigiani artistici con una difficoltà di reperimento del 49,1% su un totale di 3.260 ingressi.

Le professioni vacanti a Milano e nelle province

Gli operai specializzati nella meccanica di precisione, stampa e artigiani artistici sono i più difficili da trovare a Milano (1.220 ingressi, il 69,7%), mentre le professioni difficili da trovare nelle province lombarde sono gli specialisti in scienze matematiche, informatiche, fisiche e naturali a Brescia (62,5%, 320), Monza Brianza (68,2%, 660), Bergamo (65,5%, 580) e Lecco (66,7%, 60), i conduttori di impianti industriali a Sondrio (63,6%, 110), gli artigiani e operai specializzati in metalmeccanica ed elettronica a Cremona (55,6%, 1.620), e gli ingegneri a Mantova (33%), pari a 8 mila ingegneri non reperibili.

Non si trovano ingegneri

Per quanto riguarda gli ingegneri, se in generale le difficoltà maggiori si riscontrano a Mantova, di poco inferiore la percentuale riguarda Monza e Brianza, Brescia, Pavia, Varese e Lecco, col 31% (pari, rispettivamente, a 13 mila, 26 mila, 7 mila, 14 mila, 5 mila addetti). Più facilità di selezione invece a Milano, col 25% degli ingressi. A Lodi non si trovano invece gli amministratori o direttori di grandi aziende (100%, 10), e i responsabili di piccole imprese a Pavia (100%, 20), Varese e Como (100%, 10).

Facebook contro il revenge porn. Nuova tecnologia e sostegno alle vittime

Condividere su Facebook immagini intime di una persona senza il suo permesso può essere devastante. Facebook interviene nuovamente per contrastare il revenge porn, ovvero la diffusione sui social di immagini intime che vengono condivise senza autorizzazione. Finora, per proteggere le vittime di questo fenomeno, la politica di Facebook è stata quella di rimuovere le immagini segnalate, utilizzando anche la tecnologia del photo-matching per evitare che vengano condivise nuovamente. Ma per trovare questi contenuti più rapidamente, e supportare al meglio le vittime, Facebook annuncia una nuova tecnologia di rilevamento, e un centro di risorse online per aiutare e supportare chi ha subito questo tipo di abusi.

Apprendimento automatico e AI rilevano le immagini

“Trovare queste immagini va oltre il rilevamento della nudità sulle nostre piattaforme – afferma Antigone Davis, responsabile globale della sicurezza -. Grazie all’apprendimento automatico e all’intelligenza artificiale, ora siamo in grado di rilevare in modo proattivo immagini o video che vengono condivisi senza autorizzazione su Facebook e Instagram”. Questo significa che ora è possibile trovare questi contenuti prima che qualcuno li segnali, riporta Askanews. “Il che è importante per due motivi: spesso le vittime hanno paura di ritorsioni, per cui sono restie a segnalare il contenuto stesso, o non sono consapevoli che il contenuto è stato condiviso”, aggiunge Davis.

Se un contenuto viola gli della Comunità verrà rimossa e l’account responsabile disabilitato

Un team composto da persone appositamente formate del centro di Community Operations esaminerà i contenuti individuati dalla nuova tecnologia. “Se un immagine o un video viola i nostri standard della Comunità, lo rimuoveremo e nella maggior parte dei casi disabiliteremo anche gli account che condivideranno contenuti intimi senza autorizzazione – sottolinea Davis -. Offriamo la possibilità di fare appello se qualcuno ritiene che abbiamo commesso un errore”.

Un programma in collaborazione con le organizzazioni a sostegno delle vittime

Questa nuova tecnologia di rilevamento si aggiunge al programma pilota gestito in collaborazione con le organizzazioni a sostegno delle vittime. Questo programma offre alle persone un’opzione di emergenza per inviare a Facebook proattivamente, e in modo sicuro, una foto che temono possa essere diffusa. Inoltre, “per impedire che la foto venga condivisa sulla nostra piattaforma, creiamo un’impronta digitale di quell’immagine – spiega ancora la manager -. Avendo ricevuto un riscontro positivo dalle vittime e dalle organizzazioni di supporto, nei prossimi mesi amplieremo questo progetto pilota in modo che un maggior numero di persone possa beneficiare di questa opzione in caso di emergenza”.

 

Nel 2018 superati i limiti previsti per polveri sottili e ozono in 55 capoluoghi

Le nostre città sono soffocate dallo smog, d’estate come d’inverno. Tra fonti le principali dell’inquinamento, oltre al traffico delle auto, il riscaldamento domestico, le industrie e le pratiche agricole. E l’auto privata continua a essere di gran lunga il mezzo più utilizzato per spostarsi: si contano 38 milioni di automobili di proprietà, che soddisfano complessivamente il 65,3% degli spostamenti.

Una situazione non certo rosea per la nostra salute e per quella dell’ambiente. Di fatto si tratta dei dati ricavati da Mal’aria 2019, il dossier annuale di Legambiente sull’inquinamento atmosferico in Italia nel 2018.

Respirare aria inquinata per 4 mesi all’anno

Ed ecco i numeri di Mal’aria 2010: nel 2018 in ben 55 capoluoghi di Provincia italiani sono stati superati i limiti giornalieri previsti per le polveri sottili o quelli relativi all’ozono, in particolare, 35 giorni per il Pm10 e 25 per l’ozono. In 24 dei 55 capoluoghi, inoltre, il limite è stato superato per entrambi i parametri, con la conseguenza diretta, per i cittadini, di aver dovuto respirare aria inquinata per circa 4 mesi all’anno.

La città con l’aria peggiore è Brescia

La città che lo scorso anno ha superato il maggior numero di giornate fuorilegge è Brescia (Villaggio Sereno), con 150 giorni, 47 per il Pm10 e 103 per l’ozono. Al secondo posto di questa triste graduatoria c’è Lodi, con 149 giorni, 78 per il Pm10 e 71 per l’ozono, e al terzo Monza, con 140 giorni.

Al podio delle città con l’aria peggiore seguono Venezia (139), Alessandria (136), Milano (135), Torino (134), Padova (130), Bergamo e Cremona (127) e Rovigo (121).

A eccezione di Cuneo, Novara, Verbania e Belluno, tutte le città capoluogo di Provincia dell’area padana hanno superato almeno uno dei due limiti, riferisce Adnkronos.

Urgente pianificare misure per abbattere drasticamente le concentrazioni di inquinamento

La prima città non posizionata nella Pianura padana è Frosinone, nel Lazio, con 116 giorni di superamento (83 per il Pm10 e 33 per l’ozono), seguita da Genova con 103 giorni (tutti dovuti al superamento dei limiti dell’ozono), Avellino con 89 (46 per il Pm10 e 43 per l’ozono) e Terni con 86 (rispettivamente 49 e 37 giorni per i due inquinanti).

Un quadro preoccupante, quindi, che per Legambiente indica “l’urgenza a livello nazionale di pianificare misure strutturali capaci di abbattere drasticamente le concentrazioni di inquinamento presenti e di riportare l’aria a livelli qualitativamente accettabili”.

Lo smart working in Italia non decolla. Ecco le ragioni del flop

I numeri dello smart working in Italia sono deludenti: nel 2017 solo 314 aziende hanno chiesto gli sgravi contributivi pari al 5% della retribuzione prevista per i programmi di lavoro agile, la cui normativa è entrata in vigore il 14 giugno. Quasi certamente quindi il budget 2017 di 55 milioni non sarà raggiunto, e chi ha fatto domanda otterrà il beneficio.

Da quanto emerge dai primi dati relativi all’applicazione della legge 81 del 2017 sul lavoro agile, anticipati da ItaliaOggi Sette, sul totale delle domande 231 interessano le misure dell’area d’intervento della flessibilità in entrata e uscita più che al lavoro in remoto. In altri termini, la legge sullo smart working è stata un flop.

Troppo caute le aziende, ma anche i lavoratori

Il motivo dell’insuccesso sembra da ricercarsi in un approccio piuttosto cauto da parte delle aziende, ma anche dei lavoratori, che spesso vedono l’allontanamento dal posto di lavoro come anticamera del licenziamento. Oppure temono che il lavoro fuori dall’ufficio finisca per coinvolgere eccessivamente anche la propria vita privata.

Un’altra ragione che può spiegare il mancato successo è legata ai tempi molto stretti dell’operazione, che prevedeva la richiesta delle domande entro il 15 novembre, domande che dovevano essere riferite ai contratti collettivi depositati da gennaio a ottobre dello stesso anno, riporta Agi.

Nel 2017 il 36% delle grandi aziende ha avviato progetti strutturati di lavoro agile

Secondo i dati dell’Osservatorio sullo smart working del Politecnico di Milano, nel 2017 il 36% delle grandi aziende ha avviato progetti strutturati di lavoro agile, contro il 30% dello scorso anno. L’interesse per il lavoro agile, secondo questa ricerca, aumenta anche tra le Pmi, ma con un approccio più informale: il 22% ha in corso progetti di smart working, ma solo il 7% con iniziative strutturate. Infine, il 53% di queste aziende ritiene il lavoro agile poco applicabile alla propria struttura produttiva.

Spezzare in due la settimana è la scelta più saggia

Quelle (poche) società che hanno istituito lo smart working farebbero meglio a spingere i loro dipendenti per il mercoledì “casalingo”. Questo è il consiglio di Shari Buck, co-fondatore di Doximity, piattaforma americana di servizi di social networking , secondo il quale spezzare in due la settimana è la scelta più saggia. “Per i nostri affari, il mercoledì a casa è stata la chiave di successo – spiega Buck -. Ed è per questo che abbiamo deciso che quello sarebbe stato il giorno giusto per tutta l’azienda”. Questione di sincronia, ma anche di risparmio. Se infatti tutti i 280 impiegati si assentano lo stesso giorno è possibile chiudere tutti gli uffici, con una notevole riduzione dei costi.

Boom di adesioni per la terza edizione del Rapporto Welfare Index PMI

Crescono le adesioni alla terza edizione di Welfare Index PMI: nel 2018 hanno partecipato infatti 4.014 piccole medie imprese italiane, circa il doppio rispetto al 2016 e con una crescita del 20% rispetto all’anno precedente. E in tre anni sono state superate le 10 mila interviste. Il Rapporto Welfare Index PMI 2018 è l’indagine annuale condotta da Generali Italia con l’obiettivo di supportare la crescita di imprese, famiglie e lavoratori attraverso la diffusione della cultura del welfare aziendale. Al Rapporto hanno partecipato Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato e Confprofessioni, fornendo un importante supporto alla mappatura della diffusione del welfare fra le aziende di dimensioni più piccole.

38 aziende ottengono le 5W rispetto alle 22 del 2017

Sul sito dedicato welfareindexpmi.it è online un database utile sia a livello istituzionale, per comprendere le realtà delle PMI italiane, sia alle imprese stesse, a cui fornisce importanti informazioni sulle novità fiscali, riferisce Teleborsa. Il Rapporto raggruppa le aziende in cinque classi, e quest’anno hanno ottenuto le 5W 38 aziende rispetto alle 22 del 2017. Si tratta del punteggio più alto, rappresentato da casi d’eccellenza che hanno attuato un ampio ventaglio di iniziative per il benessere dei lavoratori e delle loro famiglie. Spesso attraverso soluzioni originali e innovative.

In Italia migliora il benessere dei dipendenti e aumenta la produttività delle imprese

“Da tre anni mettiamo in campo le nostre competenze di assicuratori, insieme alle principali confederazioni nazionali, per promuovere attraverso il welfare aziendale la crescita delle imprese, dei lavoratori e delle loro famiglie”, afferma Marco Sesana, Country Manager e AD di Generali Italia. Dal rapporto inoltre emerge che in Italia migliora il benessere dei dipendenti e aumenta la produttività delle imprese. In particolare, l’analisi mette in evidenza una stretta correlazione tra il miglioramento del benessere, la soddisfazione dei lavoratori e la crescita della produzione aziendale. E secondo il 42,1% delle imprese questi fattori sono il principale obiettivo nelle scelte di welfare, riporta Ansa. Tanto che fra le aziende più attive il 63,5% afferma di aver ottenuto anche un incremento della produttività.

Nei prossimi anni il 52,7% delle Pmi punta su salute e assistenza, formazione e mobilità sociale

Nei prossimi 3-5 anni il 52,7% delle Pmi si propone un’ulteriore crescita del welfare aziendale, in particolare negli ambiti di salute e assistenza, conciliazione di vita e lavoro, giovani, formazione e mobilità sociale.

Intanto crescono le aziende attive nel welfare in almeno 3 delle 12 aree monitorate dal rapporto (previdenza, sanità integrativa, servizi di assistenza): se nel 2016 erano il 25,5% oggi sono il 41,2%. E sono raddoppiate le aziende molto attive in almeno 6 aree, passando dal 7,2% del 2016 al 14,3%.

Un blog interessante ed onesto… WebSenior

Il blog di WebSenior, web agency di Monza, è quello che ogni inesperto del settore, che magari si affaccia nel mondo del web marketing per cercare di capirne qualcosa, vorrebbe trovare. Linguaggio poco tecnico (anche se qualche concessione alle terminologie Internet più diffuse c’è…), comunicazione diretta all’azienda ed al b2b, linguaggio trasparente e semplice. Il blog è una fonte di argomenti trattati con passione e con intelligenza, senza approfondimenti eccessivi che risulterebbero di difficile comprensione e che, per natura stessa di un blog rivolto a tutti, apparirebbero comunque incompleti. Ecco quindi che le tematiche vengono affrontate con una panoramica che ha sempre un confronto ed una disamina utile e riepilogativa, rimandando poi ad altre fonti o altri articoli del blog stesso per una più attenta analisi.

Suddiviso in aree tematiche quali social, SEO o sviluppo web, sono trattati aspetti strategici alla comprensione di come pensare, condurre e monitorare le proprie attività sul web, partendo dalla costruzione di un sito coerente, moderno e si semplice navigazione, fino alla valutazione dei più importanti parametri di rendimento. La parte SEO è sicuramente quella maggiormente affrontata, con articoli e novità particolarmente interessanti, quali ad esempio quello dove vengono evidenziati gli algoritmi che vanno a comporre il motore di Google.

E’ senza dubbio una risorsa che consigliamo perchè scritta bene, da persone competenti e molto poco commerciale: intendiamoci, certamente l’intento che sta dietro, come è ovvio che sia, è quello di portare i visitatori ed i lettori a meglio informarsi sulle diverse attività che la stessa azienda WebSenior potrebbe seguire, ma fondamentalmente esso è ben nascosto e comunque i contenuti sono di qualità, non i soliti minestroni presi da siti in lingua inglese e semplicemente rivisti in chiave italiana. Una nota negativa, semmai, è l’assenza di interazione, in nessun post infatti viene aperto un dibattito o anche solo commentato quanto scritto, quindi diciamo che il coinvolgimento non appare essere stato curato in modo impeccabile.

Comunque sia una lettura consigliata a coloro i quali siano interessati ad approfondire le tematiche del marketing moderno.