Il boom italiano dell’e-grocery

Il Covid-19 ha spinto in avanti i processi comunicativi online, velocizzando dinamiche già in essere, ma mai state così veloci. E insieme all’Italia dello smart working nasce anche l’Italia dell’e-grocery. L’e-commerce si rafforza quindi in molti settori, soprattutto quello per i beni di largo consumo, come alimenti freschi o confezionati, prodotti per l’igiene della casa e della persona, il cosiddetto e-grocery appunto.

Dal Rapporto Italia 2021 dell’Eurispes emerge che mentre tutti i settori della vendita commerciale fisica (retail e servizi), nei mesi di gennaio-marzo 2020 sono calati rispetto agli anni precedenti, in alcuni casi, anche a -70%, gli unici settori a essere rimasti in attivo sono stati solo quelli dell’e-commerce e del food delivery.

Un aumento significativo delle interazioni tra gli e-tailer e gli eshopper

Una delle principali aree di sviluppo per i retailer operanti nel canale online (e-tailer) è infatti rappresentata dal grocery, sia perché si tratta di un settore merceologico in cui la penetrazione dell’e-commerce è ancora limitata (e questo garantisce prospettive di crescita del giro d’affari particolarmente interessanti), sia perché i prodotti di largo consumo si caratterizzano, rispetto a quelli di tutti gli altri beni e servizi, per una frequenza d’acquisto molto più elevata (settimanale o addirittura giornaliera, per i freschissimi). Ne consegue che la possibilità di intercettare questo tipo di acquisti favorisce un aumento molto significativo del tipo di interazioni tra gli e-tailer e i loro eshopper, con un livello sostanziale dei livelli di store loyalty (fedeltà al negozio).

Nel 2025 la quota di mercato del canale online nel settore Fmcg sarà il 10%

Si stima, infatti, che la quota di mercato del canale online rispetto alle vendite complessive del settore Fmcg (Fast moving consumer goods) potrà superare, a livello globale, il 10% nel 2025. Si tratta di stime pre-Covid, che dunque erano già positive nei confronti dell’online, senza contare l’effetto catalizzatore della pandemia. Basti pensare che nel 2015 le vendite online sono state pari al 3,7% nel settore, e nel 2018 pari al 5,1%, con tassi di crescita media annui del +15/20%.

Un incremento della spesa alimentare nella gdo

In Italia, per quanto riguarda la gdo, durante il periodo della pandemia si è verificato un incremento della spesa alimentare pari al 10%.

Quanto alle preferenze dei consumatori, riporta Adnkronos, l’aumento dei consumi alimentari tra le mura domestiche ha provocato una grande crescita delle vendite al dettaglio di prodotti agroalimentari confezionati (+18% nel periodo di lockdown rispetto allo stesso periodo del 2019), con conseguente boom del fatturato degli esercizi di prossimità e supermercati, anche se si è vista una contrazione degli ipermercati di oltre il 9%.

Nel new normal serve una cultura aziendale solida e inclusiva

Con la pandemia si sono affermate le nuove forme di lavoro a distanza, che con il ritorno alla normalità non verranno abbandonate, o almeno non del tutto. Ma per poterne mantenere l’efficacia è necessaria una solida, e inclusiva, cultura aziendale. Nel new normal le aziende stanno pensando a nuovi modi di lavorare e a un ritorno sicuro all’interno dell’ufficio. Ma per i dipendenti italiani è necessaria maggior comunicazione all’interno dell’azienda, solo così si potrà avviare con successo una modalità di lavoro ibrida tra smart working e lavoro in presenza. È quanto emerge dalla ricerca Workforce of the Future, condotta da Cisco, che evidenzia come nonostante molti lavoratori da remoto si sentano responsabilizzati, c’è ancora una minoranza preoccupata di essere abbandonata.

Metà dei dipendenti a distanza crede che i propri risultati siano trascurati

Secondo la ricerca, nel nuovo scenario lavorativo, l’83% dei dipendenti ritiene che i dirigenti debbano comunicare di più. Inoltre, un lavoratore su sei non si sente sicuro di poter svolgere il proprio lavoro da casa senza un’ampia supervisione. E mentre la metà dei dipendenti si sente apprezzata, l’altra metà crede che i propri risultati siano trascurati. Inoltre, il 45% teme che non sedere vicino al proprio manager avrà un impatto sui suoi obiettivi di carriera. Motivo per cui, “una leadership comunicativa – spiega lo studio – sarà fondamentale per superare la sfida della vicinanza, oltre a mantenere un senso di stabilità e autonomia”.

Formazione e sviluppo delle competenze restano in primo piano per i lavoratori

In questo scenario la formazione e lo sviluppo delle competenze restano in primo piano per i lavoratori italiani. L’84% chiede che i dirigenti aziendali diano priorità alla formazione su tecnologie e competenze digitali, riporta Ansa, con il 59% che si dichiara preoccupato poiché ritiene che la situazione non migliorerà nella nuova normalità.

“Nel lavorare da casa, dall’ufficio o da qualunque altro luogo, dobbiamo sempre essere inclusivi, portando tutti con noi in questo nuovo ‘workplace’ ibrido”, afferma Enrico Miolo di Cisco Italia.

La tecnologia e le piattaforme di collaborazione giocano “un ruolo fondamentale nel garantire che le persone e i team distribuiti si sentano connessi”, aggiunge Miolo.

Dotare i dipendenti di strumenti adeguati per connettersi e collaborare

La pandemia ha cambiato per sempre il modo in cui si lavora, con i dipendenti che ora vogliono una maggiore libertà e possibilità di scegliere dove e quando lavorare. Man mano che le aziende definiscono i loro modelli di lavoro ibrido, si trovano a dover implementare soluzioni su misura a lungo termine che trasformino veramente le esperienze dei dipendenti, indipendentemente dalla loro posizione, e supportino la produttività. Sebbene il 54% dei dipendenti ritenga di avere la dotazione tecnologica necessaria per lavorare da casa, c’è ancora una percentuale significativa che non lo pensa. Dotare i dipendenti degli strumenti adeguati per connettersi e collaborare, riporta Adnkronos, è una parte fondamentale di questo viaggio.

Tutte le caratteristiche dell’arredo luxury

La scelta di materiali di alta qualità, di design e lavorazioni artigianali ricche di stile ed eleganza, rappresentano la base essenziale per un arredo luxury.

Ebbene, oggi in Italia tante aziende di interior design sono specializzate negli arredi di lusso. Tale tipologia di arredo può essere inserita sia nei contesti moderni, che classici.

Non vi è bisogno di uno spazio molto grande: questi arredi possono adattarsi per abitazioni di ogni metratura. L’arredamento di tipo luxury, comprende complementi ed accessori di prestigio, talvolta lavorati a mano da esperti del settore. La cosa importante è che siano realizzati con materiali di altissima qualità.

Gli elementi chiave dell’arredo luxury

Gli arredi luxury richiedono una realizzazione ed una progettazione molto attenta. In genere, si utilizzano materie prime di grande pregio come pietre naturali oppure il legno, soprattutto quello massello.

Per arredare un’abitazione in  stile luxury, la soluzione perfetta è quella di dare un tocco originale ed eccentrico a tutto l’ambiente.

Nello specifico, bisogna saper scegliere in maniera attenta ogni accessorio ed ogni mobile, così da rendere gli spazi equilibrati. Talvolta, tra le scelte migliori vi è quella di realizzare elementi e contorni in argento oppure in oro, con stoffe e pavimentazioni a vista, magari realizzate in pietra o in legno.

Le differenti stanze di un arredo luxury

L’arredamento di lusso non riguarda solo una singola stanza, ma l’intero ambiente di una casa. Per riuscire nell’obiettivo di avere uno spazio di gran classe bisogna fare in modo che gli elementi di qualità siano anche all’interno dei bagni o delle camere, con lampadari in stile moderno o classico purché siano eccentrici e unici nel loro genere.

La cosa importante per riuscire nell’obiettivo di creare il proprio arredo di lusso è di rivolgersi ad un interior design che sappia gestire ogni angolo nel modo giusto per raggiungere tale obiettivo.

Da cosa dipendono i consumi di un condizionatore d’aria?

Una domanda che in molti si pongono è quali siano i consumi di un condizionatore elettrico. Si tratta di una domanda normalissima soprattutto in tempi come quelli che viviamo al momento, in cui costi in bolletta vanno assolutamente contenuti con un occhio sempre al rispetto dell’ambiente e la necessità di produrre la minor quantità possibile di inquinamento.

Ad incidere su quelli che sono i consumi di un climatizzatore dipende chiaramente l’utilizzo che facciamo dell’apparecchio, e dunque il quantitativo di ore per le quali lo lasciamo acceso ogni giorno, ma anche dalla sua capacità di assorbire energia elettrica.

La classe energetica

Infatti,la classe energetica del nostro dispositivo incide in maniera diretta su quelli che sono i consumi: i modelli più moderni consumano chiaramente molto meno, fino alla metà dei modelli di condizionatori più vecchi.

Inoltre non bisogna pensare che la quantità di energia impiegata sia la stessa per tutto il tempo di utilizzo, in quanto i condizionatori moderni si attivano anche solo un paio di minuti ogni ora per mantenere una determinata temperatura non appena raggiunta quella desiderata.

Dunque il momento in cui il condizionatore consuma di più è quello in cui viene acceso e gradualmente abbassa la temperatura presente nell’ambiente. Raggiunta la temperatura di esercizio, il dispositivo si occupa semplicemente di mantenerla attivandosi anche solo un paio di minuti ogni ora.

L’efficienza energetica dell’appartamento

Molto dipende anche dalla capacità di isolamento del nostro appartamento: se questo infatti è ben isolato, avrà l’ottima capacità di mantenere più a lungo l’aria fresca prodotta dal condizionatore. Migliore è l’isolamento termico di casa dunque, più bassi saranno i consumi.

Per quel che riguarda i modelli in grado di assicurare le prestazioni migliori, bisogna sottolineare la presenza di parecchi condizionatori Daikin con classe energetica A+++ con controllo intelligente della diffusione dell’aria e purificazione della stessa grazie alla tecnologia Flash Streamer.

Dispositivi di nuova generazione dunque, che consentono di risparmiare notevolmente e al tempo stesso rispettare l’ambiente.

Come potare correttamente un albero

Tutti conoscono lo splendore che gli alberi regalano, soprattutto quando ricevono le cure necessarie. Ci proteggono dal calore grazie all’ombra che producono, aggiungono umidità all’aria riducendo la calura.

Gli alberi inoltre assorbono grandi quantità di CO² e producono ossigeno . Fungono da casa per molti animali e riducono la presenza di particelle di polvere sospese nell’aria. Vediamo allora come possiamo prenderci cura dei nostri alberi potandoli al meglio.

La potatura può sembrare semplice, ma non lo è. Per questo, è necessario sapere qual è la tecnica più appropriata. È molto importante ricordare che, se fatta nel modo sbagliato, la potatura può rendere l’albero debole, marcio e persino farlo morire. 

Suggerimenti prima di potare un albero

Inizia verificando di avere tutti i materiali specifici di cui hai bisogno: una forbice da potatura, una motosega, guanti, occhiali, protezioni per le orecchie, etc. In base agli strumenti di cui disponi, otterrai un risultato migliore o peggiore.

Tieni presente che ogni taglio che fai può modificare sia la struttura che la crescita dell’albero, e che i tagli devono essere eseguiti correttamente L’uso della pasta curativa per coprire le ferite non è raccomandato, perché potrebbe fare più male che bene. L’importante è fare un taglio corretto.

Suggerimenti durante  la potatura dell’albero

La potatura è legata all’eliminazione totale o parziale di rami secchi, poco orientati o già morti. Potare bene un albero migliora notevolmente la salute della pianta, prevenendo malattie che possono influire negativamente. 

Nella potatura di riduzione della struttura dell’albero bisogna evitare di tagliare rami che superano i 10 centimetri di diametro. Inoltre, se la potatura viene eseguita solo su un lato dell’albero, si creerà un disequilibrio. È importante per questo potare un albero attorno al suo intero contorno per evitare il pericolo di caduta durante le giornate ventose o tempestose.

Nel caso di alberi più giovani, dovrebbe essere eseguita una forma di potatura chiamata diradamento. Con questa potatura vengono rimossi i rami secondari di un ramo principale. Questo aiuta a ridurre il numero di nuovi germogli e guiderà meglio la crescita dell’albero.

Se questa operazione è troppo complessa per te e non vuoi rischiare di sbagliare, o se non disponi dell’attrezzatura adeguata e preferisci affidare ad altri un compito così delicato, tieni in considerazione il servizio di manutenzione giardini di vivaicolleoni.com per usufruire delle prestazioni di personale qualificato ed esperto in materia.

Settembre 2020, migliora il clima di fiducia di cittadini e imprese

Dopo mesi difficili, cambia la percezione del presente e del futuro, che si tinge leggermente di rosa nell’ultimo periodo. A dirlo è l’Istat, che ha rilevato il sentiment della popolazione e delle imprese italiane, nei mesi scorsi messe a dura prova dai timori legati all’emergenza sanitaria e dalle oggettive difficoltà. Oggi, con il periodo più nero che viene percepito come alle spalle, gli indici sono decisamente più ottimisti. Questi alcuni dati riferiti all’ultima “misurazione”: a settembre 2020 migliorano sia il clima di fiducia dei consumatori (da 101,0 a 103,4) sia quello delle imprese (l’indice composito sale da 81,4 a 91,1). Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori sono stimate in aumento. Il clima economico e il clima futuro registrano l’incremento più marcato passando, rispettivamente, da 90,5 a 94,9 e da 105,6 a 109,5. Anche il clima personale e quello corrente evidenziano una dinamica positiva: il clima personale sale da 104,9 a 107,1 e quello corrente cresce da 98,1 a 100,2.

Imprese, costruzioni e servizi di mercato più positivi

La tendenza alla positività – con un mood davvero molto diverso rispetto ai mesi scorsi – riguarda un po’ tutto l’universo delle imprese. In questo caso il miglioramento della fiducia è diffuso a tutti i settori seppur con intensità diverse. In particolare, nel settore manifatturiero l’indice sale da 87,1 a 92,1 e nelle costruzioni aumenta da 132,6 a 138,6. Per i servizi di mercato si evidenzia un incremento marcato dell’indice che sale da 75,1 a 88,8 mentre nel commercio al dettaglio la crescita è più contenuta (da 94,3 a 97,4). Con riferimento alle componenti dell’indice di fiducia, nell’industria manifatturiera migliorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese di produzione. Le scorte di prodotti finiti sono giudicate in decumulo rispetto al mese scorso. Nelle costruzioni, aumentano entrambe le componenti dell’indice.

Bene anche il commercio al dettaglio

Nei servizi di mercato si registra un accentuato miglioramento sia dei giudizi sugli ordini sia di quelli sull’andamento degli affari; le attese sugli ordini aumentano. Nel commercio al dettaglio recuperano i giudizi sulle vendite mentre le relative aspettative sono in calo. Il saldo delle scorte di magazzino è in aumento. A livello di circuito distributivo, la fiducia diminuisce nella grande distribuzione mentre è in decisa risalita nella distribuzione tradizionale.

Dispostivi smart, saranno 3 miliardi nel 2023

Tra smartphone, pc, tablet, smartwatch e bracciali da fitness, smart speaker, auricolari e cuffie nel 2023 saranno commercializzati oltre 3 miliardi di dispositivi smart. È questa la previsione di Canalys, l’analista globale del mercato tecnologico, che evidenzia l’incremento di vendite nei prossimi quattro anni rispetto ai 2,4 miliardi del 2019. Se la metà del mercato smart sarà coperta dagli smartphone, con 1,5 miliardi di unità consegnate nel 2023, a crescere di più però saranno gli auricolari e le cuffie, per cui Canalys  prevede una crescita del +32%, a quota 490 milioni di unità nel 2020, per poi salire a 726 milioni di unità nel 2023.

Smartwatch e smartband, verranno consegnate 215 milioni di unità

La seconda categoria per crescita secondo Canalys è quella degli smart speaker, che segnano +21,7% quest’anno e 150 milioni di pezzi consegnati, che arriveranno a 196 milioni tra quattro anni. Sempre nel 2023, gli analisti prevedono che gli smartwatch e le smartband consegnati nel mondo saranno 215 milioni, mentre i computer fissi e i portatili saranno 249 milioni, e i tablet 115 milioni, riferisce Ansa. Secondo le stime di Gartner, però, PC, anche se smartphone e tablet insieme nel 2020 cresceranno, già a partire dal prossimo anno registreranno una nuova e significativa contrazione.

Gli smartphone continueranno a rappresentare i device più importanti

In ogni caso, sempre secondo Canalys, nel terzo trimestre 2019 il mercato delle smartband e degli smartwatch ha riportato una crescita del +65%, mentre nello stesso periodo gli smart speaker sono cresciuti del +44,9%, trainati da Amazon Echo. E se durante tutto il 2019 gli hearable, o earwear, hanno rappresentato quasi la metà dei dispositivi indossabili in termini di spedizioni, gli smartphone continueranno a rappresentare la tipologia di dispositivo più importante. In pratica, per ogni 100 smartphone spediti ci saranno 8 tablet, 13 smart speaker, 14 smartband, 16 PC, tra notebook e desktop, e 48 dispositivi audio con funzioni smart, ovvero cuffie, auricolari, e TWS.

L’ascesa dei prodotti audio, auricolari e smart speaker I prodotti audio comunque saranno quelli che cresceranno più rapidamente, con 490 milioni di unità spedite nel 2020, +32,1% rispetto al 2019. Questo per una diffusione sempre maggiore di cuffie Bluetooth, auricolari e true wireless, si legge su HDBlog.it. Un’altra tipologia di prodotto in ascesa sono gli smart speaker, con 150 milioni spediti nel 2020, e uan crescita del +21,7% sul

Nasce BeProf, la piattaforma di Confprofessioni per i liberi professionisti

Arriva BeProf, la prima piattaforma digitale per gli oltre 1,4 milioni di liberi professionisti italiani. Progettata e realizzata da Confprofessioni per rispondere in modo concreto alla crescente domanda di welfare, salute, formazione, informazione e di strumenti innovativi per la gestione e l’organizzazione dell’attività professionale, BeProf apre la strada alla trasformazione digitale della libera professione. “Oggi lo sviluppo della professione passa inesorabilmente attraverso il processo di trasformazione digitale – commenta Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni – che attraverso piattaforme multicanale, big data, reti sempre più performanti e web mobile, può semplificare la vita e il lavoro di milioni di professionisti.

Dal Welfare al networking tutto in un’unica app

Welfare, tutele sanitarie, credito più facile, digital evolution, ottimizzazione dello studio professionale, formazione e aggiornamento, networking e tanto altro ancora tutto in un’unica app. BeProf mira infatti ad agevolare tutti i liberi professionisti, senza alcuna distinzione, con un’offerta chiara e sempre a portata di mano, anche grazie alla app. Con la nuova piattaforma sarà quindi possibile disporre di un ricco bouquet di soluzioni personalizzate e scelte sulla base delle singole preferenze. Un’ampia selezione di servizi studiati per comporre un’offerta completa per tutte le esigenze studiata da Confprofessioni con partner di primaria importanza come Unicredit, Gruppo Zucchetti e Unisalute.

Formule di tutela personale, servizi finanziari e una News Room

BeProf offre un pacchetto dedicato a tutti i liberi professionisti, lavoratori autonomi e partite Iva, che attraverso la piattaforma possono beneficiare per la prima volta di formule di tutela personale a condizioni uniche e vantaggiose, finora riservate solo ai professionisti che applicano il CCNL Studi Professionali. Ma BeProf è anche una vetrina virtuale per scegliere i servizi finanziari più evoluti sul mercato e più aderenti alle specifiche esigenze del libero professionista. Un canale dedicato permetterà di avere a disposizione un servizio di consulenza esclusiva per superare le difficoltà di accesso al credito.

Inoltre, è disponibile una News Room tenersi aggiornati sui temi caldi di Economia e Fisco, Lavoro e Previdenza, Internazionalizzazione e Fondi europei, Formazione, Salute e Welfare, Professionista 4.0. E un’area dedicata ospiterà la rassegna stampa, i dossier tematici, le pillole-video e un esclusivo TG settimanale.

Servizi di leisure&pleasure e community

BeProf  offre anche tutto quello che serve per la gestione di uno studio professionale e l’ottimizzazione della professione. Dalle banche dati camerali e catastali, ai report di affidabilità, dalla gestione delle pratiche telematiche alle soluzioni tecnologiche per la digitalizzazione dello studio. Oltre a un’ampia gamma di servizi dedicati a leisure&pleasure. booking alberghiero, food delivering a condizioni uniche. E tante altre sorprese per chi ama l’arte, la cultura e la buona cucina.

BeProf però è anche un punto di incontro per i professionisti, uno spazio di confronto sui temi riguardanti la libera professione, e un luogo per sviluppare una rete di contatti e nuove opportunità di business.

Colorare la casa. Da Nord a Sud la tavolozza delle donne italiane

Il colore è l’elemento che rende viva la nostra casa trasformandola in uno spazio vissuto personale. Il colore ha un ruolo essenziale nella vita, è un elemento in grado di esprimere identità e stati d’animo, e di agire attivamente sull’emotività delle persone. Ma quali sono le preferenze cromatiche delle donne italiane in fatto di casa? Se al Nord si predilige il giallo, al Centro non si disdegna il verde, e al Sud il blu o l’azzurro.  Lo dimostra la ricerca Gli stili emotivi dell’abitare, di Sigma Coatings, brand di PPG Univer, che approfondisce il rapporto tra le donne, il colore e le loro case. Un legame estremamente ricco, profondo e personale.

Al Nord la casa si dipinge di giallo, al Centro di verde

Al Nord vince il giallo (26%), colore associato all’allegria (23%), al calore (23%) e alla solarità (13%). Seguono altre tonalità calde, come l’arancione (25%) e il rosso (20%), rispettivamente sinonimo di allegria (19%) ed energia (22%). Sfumature che le italiane preferiscono utilizzare nelle zone dedicate alla condivisione, come la cucina e il living.

Anche tra le donne del centro il giallo riscuote un certo successo (8%), ma preferiscono la più fresca e riposante tonalità del verde (11%), colore associato a serenità (28%) e tranquillità (24%), e che investe le pareti delle zone dedicate al relax, come la camera da letto e il soggiorno.

Il Sud si divide fra rosso e azzurro

Il cuore delle donne del Sud, invece, si divide in due. Da un lato è rapito dalle sfumature di blu e azzurro (14%) dall’altro emerge la preferenza per il rosso (12%), colore di passione (19%). Ma mentre i primi due sono colori che hanno la dote di portare serenità (32%) e tranquillità (39%), ideali per conciliare il riposo nelle camere da letto, il rosso è un colore capace di generare allegria (11%), impiegato principalmente nei soggiorni.

In generale, il 79% delle donne intervistate dà molta importanza ai colori utilizzati in casa. Questo accade perché associano il colore all’emotività (22%), alla creatività (19%) e all’energia (17%), ossia a una sfera estremamente intima, feconda e vitale della propria persona, e che trova libera espressione nel luogo più personale che ci sia, la propria casa.

Scegliere la tinta giusta è una questione emotiva

Non per niente, gran parte delle donne intervistate si trovano estremamente d’accordo nell’affermare quanto sia “fondamentale la presenza dei propri colori preferiti in casa”, di elementi cioè, che sappiano trasmettere un senso di sicurezza e familiarità all’interno della propria dimora.

Scegliendo i colori per dipingere le pareti, riporta Ansa, incidono molto i fattori emotivi. Quasi come andare a un “mercato psicologico” del colore cercando risposte cromatiche innovative. Ma che attraverso un utilizzo funzionale e consapevole del colore sfruttino al massimo le sue potenzialità benefiche, riportando al centro del progetto l’individuo e il suo benessere.

Trattamenti green, è boom per l’estetica bio

È un vero e proprio boom per i trattamenti di bellezza che utilizzano prodotti naturali. Tra colorazioni con pigmenti naturali e ingredienti biologici, e trattamenti cutanei a base di prodotti totalmente green, le prenotazioni segnano un +47% rispetto allo scorso anno. Scegliere questo tipo di trattamenti però non è sempre facile, soprattutto per il portafogli. Per l’estetica con prodotti 100% green, infatti, si deve mettere in conto in media una spesa del 12% più alta rispetto ai trattamenti di origine non organica. Almeno, secondo quanto rileva un’indagine dedicata alla consapevolezza green di Uala, il sito dedicato al mondo beauty.

Green non è sempre sinonimo di prezzi alti

L’attenzione al rispetto del pianeta investe molti settori e tra questi anche il beauty. “Ecco perché siamo disposti a spendere di più per prenotare un trattamento che riesca a renderci belli senza sensi di colpa verso l’ambiente – spiega Alessandro Bruzzi, ceo e co-fondatore di Uala -. Ma c’è una buona notizia: green non è sempre sinonimo di prezzi alti. Se spesso per i capelli bisogna mettere in conto cifre maggiori rispetto alla media, per il corpo, ad esclusione dalle categorie più costose dei trattamenti con prodotti di sintesi come acidi glicolici e mandelici e che sfruttano componenti naturali, la spesa può arrivare ad essere anche del 14% inferiore”.

I centri di bellezza rispettano l’ambiente?

Uala ha chiesto ai saloni presenti sul portale anche quale fosse il loro impegno nel rispettare l’ambiente. Solo poco più della metà (52%) dei saloni intervistati ha sostituito le mantelline usa e getta con quelle lavabili, e appena il 37% dei saloni predilige prodotti con confezioni in vetro e alluminio, più smaltibili rispetto alla plastica. Buone notizie invece per la raccolta differenziata: l’81% dei gestori di saloni beauty conferma di differenziare gli scarti, ed è alta anche l’attenzione verso l’energia, con il 56% che dichiara di aver fatto installare inverter e/o pompa di calore. Quasi 1 salone su 4 (24%), inoltre, ha a cuore il risparmio dell’acqua, con l’installazione di rubinetti termostatici, mentre 1 professionista su 3 (34%) ha ridotto l’impatto della propria attività utilizzando arredamento creato con materiali di riciclo. Appena il 7% dei saloni ammette però di non aver ancora adottato pratiche amiche dell’ambiente.

Quasi un salone su 5 dichiara di dotarsi esclusivamente di prodotti bio

Dall’indagine, riporta Adnkronos, emerge che quasi un salone su 5 (19%) dichiara di dotarsi esclusivamente di prodotti bio, mentre sommando i saloni che ne fanno uso in prevalenza, e quelli che ne utilizzano soltanto qualcuno, la percentuale sale all’81%.

Alto anche il numero di saloni che presta attenzione alla provenienza dei cosmetici, in particolare, al fatto che non vengano testati su animali (78%). L’attenzione per il rispetto degli animali, però, non si traduce sempre nell’acquisto di prodotti veg, dal momento che oltre un salone su 3 (36%) dichiara di non poter ancora vantare neanche un prodotto vegano tra quelli esposti.